Pride + Prejudice + Zombies: la recensione della rilettura horror del capolavoro di Jane Austen

03 febbraio 2016
2.5 di 5
15

Burr Steers porta sullo schermo il pastiche di Seth Grahame-Smith con un cast di ottimi attori.

Pride + Prejudice + Zombies: la recensione della rilettura horror del capolavoro di Jane Austen

Nell'Inghilterra pre-vittoriana, impegnata in una devastante guerra coi morti viventi, le sorelle Bennet, belle, dotate e istruite nelle virtù casalinghe e nelle arti marziali apprese al tempio di Shaolin, purtroppo non sono ricche e devono darsi da fare per trovare una sistemazione sentimentale e il proprio posto nel mondo. Elizabeth, la più indipendente e ribelle, deve vedersela col misterioso e arrogante mr. Darcy e contemporaneamente difendere la patria dall'invasione degli zombi.

L'idea di sporcare - letteralmente - di sangue e cervella il capolavoro di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, trasposto innumerevoli volte e in modo spesso memorabile al cinema e in tv, pare sia stata suggerita a quel furbacchione di Seth Grahame-Smith, che di questi mash-up ha fatto la sua fortuna, addirittura dall'editore Quirk Books. Tutto dunque è partito dall'intenzione di sfruttare le potenzialità commerciali di un libro ormai fuori diritti, contaminato con l'apocalisse zombi, oggi più popolare che mai grazie al successo di The Walking Dead e di altre serie televisive sull'argomento. L'ibrido che ne è nato, nel 2009, è stato un successo mondiale, anche se i più attenti si sono accorti subito che il 90 per cento delle pagine era stato scritto da Jane Austen e che Grahame-Smith si era limitato ad aggiungerci - senza neanche integrarle tanto bene - descrizioni dettagliate di combattimenti con gli zombi.

Il percorso dell'adattamento cinematografico è stato assai più lungo e nel corso degli anni è passato dalla mani di David O. Russell a quelle di Craig Gillespie, con Natalie Portman prima e Lily Collins poi in discussione per il ruolo di Elizabeth Bennet, finito poi a Lily James con la regia di Burr Steers. All'ex attore, freddato su un divano 21 anni fa in una celeberrima scena di Pulp Fiction da Samuel L. Jackson, spetta il merito di aver dato maggiore coerenza e senso al tutto in fase di sceneggiatura, fin dalla scena iniziale, seguita dalla raffinata sequenza animata sui titoli di testa, che contestualizza la vicenda.

Sgombriamo subito il campo da facili equivoci puristi: il mondo dell'Inghilterra che precede di poco l'ascesa dal potere della regina Vittoria, con la sua ferrea divisione in classi e in cui la prima (e spesso unica) forma di realizzazione femminile consisteva nel fare un buon matrimonio, raccontato con tanta arguzia e satira proto femminista dalla splendida penna della Austen (che non a caso restò zitella), può benissimo incontrarsi con la devastazione portata dall'epidemia di zombi. Un'eventualità che si presta ad accentuare e ridicolizzare una società dominata da un'aristocrazia classista, ancora attenta alle regole dell'etichetta, mentre il baratro si spalanca sotto i suoi piedi, per inghiottirla con tutti i suoi orpelli. E nel film di Steers non mancano pregevoli accenni satirici, ma le esigenze della struttura action e vagamente horror (parliamo pur sempre di un prodotto per tutti, dunque lontano dal realismo oltre la soglia del disgusto degli zombi televisivi) alla fine prendono il sopravvento su tutto il resto, svelando frettolosamente la trama ordita dal cattivo di turno per scatenare una rivoluzione che porti all'Apocalisse (letterale).

Per gli appassionati di horror, viziati dalle visioni a cui accennavamo sopra, la parte più carente è proprio quella che riguarda gli effetti speciali. In un prodotto molto curato nelle scenografie e nei costumi ma dal budget che si intuisce non elevato, si fa troppo ricorso agli effetti digitali e il make-up, poco impressionante, appare a volte applicato in modo frettoloso.

Gli attori, va detto, compensano le lacune narrative e le sbavature tecniche: Lily James, veterana di Downton Abbey, si muove benissimo in abiti d'epoca e dopo aver incarnato Cenerentola ne tratteggia un'intelligente e combattiva sorellastra ideale, che vuole un Principe Azzurro alla sua altezza. E' bella ed espressiva senza strafare e ha una buona alchimia col suo partner di scena, il mr. Darcy dell'ottimo Sam Riley (qua vestito futuristicamente di pelle nera), con cui dà vita alla scena migliore del film, la dichiarazione respinta di lui, dove entrambi recitano alla lettera i dialoghi della Austen mentre se le danno di santa ragione. E' poi un piacere ritrovare Jack Huston, bello e cattivo nel ruolo dell'antagonista, mentre l'idolo delle teenager Douglas Booth è un sufficiente mr. Bingley e l'ex Doctor Who  Matt Smith rende in modo divertente il pomposo e ridicolo Reverendo Collins. Poco ha da fare Charles Dance nei panni del paziente mr. Bennet, mentre Lena Headey, sua figlia nel Trono di spade, si diverte nel ruolo di Lady Catherine de Bourgh trasformata in supereroina dark con tanto di benda sull'occhio.

Per sapere se anche in questa versione, alla fine, l'amore trionfa, non dovete lasciare la sala appena partono i titoli di coda. Più che dispiacerci per quello che PPZ avrebbe potuto essere forse è meglio consolarci per quello che non è diventato, un totale spreco di soldi e intelligenza. In questo modo, speriamo, il film potrebbe anche invogliare gli spettatori più giovani a leggere il romanzo della Austen. In proiezione le scene che hanno riscosso più approvazione e risate sono state proprio quelle immaginate da lei e arricchite dai suoi inconfondibili dialoghi, brillanti oggi come quando vennero scritti, nel remoto 1813.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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