Mio figlio: la recensione del film di Christian Carion con Guillaume Canet

24 settembre 2018
3.5 di 5
4

Il primo thriller del regista francese è teso e un po’ sghembo, al servizio di eccellente Guillaume Canet maestro dell'improvvisazione.

Mio figlio: la recensione del film di Christian Carion con Guillaume Canet

Mio figlio è la storia di un uomo che più di ogni altra cosa è un padre, un padre "ritrovato", un padre che ha trascurato la famiglia e l'ha persa per sempre, per assecondare il suo egoismo e buttarsi a capofitto in un impiego che probabilmente è una copertura. Mio figlio è anche la storia di un'ossessione: trovare a un "male estremo" - un rapimento - un "estremo rimedio", in barba a una giustizia che non c'è e a un corpo di polizia che procede a rilento con le indagini. Mio figlio, infine, è il ritorno di Christian Carion alla contemporaneità e una nuova collaborazione con Guillaume Canet, ed è soprattutto il debutto di un regista abituato a narrazioni a largo respiro nel thriller, un thriller stringato e cupo e montano (perché a fare da sfondo alla ricerca di Julien sono le pre-alpi francesi) un thriller strano, sghembo e imperfetto, un thriller senza scavo psicologico né backstory, tutto azione e poche parole.

Pur nella sua rapidità, l'investigazione "fai da te" dell'uomo dagli occhi tristi e dall'aria imbronciata ha inoltre un ritmo altalenante, e inizialmente sembra girare a vuoto, perché "si arena" sulla visione, ripetuta quasi all'infinito, di un filmino familiare che potrebbe contenere la soluzione dell'enigma e identificare immediatamente il colpevole. Mio figlio la segue fin troppo questa pista forse falsa, mentre la macchina da presa si incolla a Guillaume Canet, lo pedina con movimenti quasi convulsi e lo illumina appena, visto che la "faccenda" non è chiara. Poi in parte l'abbandona, e cambia passo, e il cambiamento non giova completamente al racconto, anche se lo spinge, paradossalmente, in una dimensione di maggiore realismo, perché solo nei film americani le indagini hanno la precisione di un orologio e solo nei gialli di Agatha Christie le impasse sono raramente contemplate.

E comunque, più del genere conta l'uomo. Carion, nonostante la svista di accennare alla professione di Julien, lasciando aperto l'argomento e creando un buco di sceneggiatura, è tutto per il suo Canet, personaggio, uomo e attore, perché la sua produzione low budget girata in soli sei giorni è anche il frutto di un azzardato esperimento: vedere cosa "combina" un artista della recitazione senza un copione fra le mani e con poche semplici indicazioni fornite all'ultimo momento. Guillaume la scommessa la vince, e la sua interpretazione è credibile dal primo all'ultimo frame, forse perché lui stesso è un padre e perché pure lui, come Julien e come la gran parte dell'umanità, ha in sé, da qualche parte, il germe della violenza.

A contatto con un materiale tanto incandescente e con istinti e sentimenti così primordiali, l'attore lavora sempre di sottrazione, anche se a tratti vibra e freme, e come una belva ferita contrattacca con ferocia. Dal canto suo, Carion sta bene attento a non trasformarlo mai in un giustiziere, in un antieroe brutale e dalla fisicità ingombrante che sferra calci e assesta pugni come Liam Neeson nei vari capitoli della serie Taken. Mio figlio non è un revenge-movie, nemmeno per un istante. Julien, infatti, paga le conseguenze delle proprie azioni, non è un macho e, più che dominare lo spazio circostante con la sua massiccia presenza, lo attraversa sgattaiolando. Non serra la mascella nè ringhia, piuttosto alza un sopracciglio o contrae il volto in una smorfia. Poi però, in una sequenza di azione e inseguimento che arriva verso la fine, regge sicuro sulle proprie spalle il polar, lasciandolo fluttuare in un'ambiguità un po’ frustrante ma ancora una volta in accordo con l'incertezza della vita e l'insensatezza degli umani gesti, mentre il paesaggio si fa placido e l'happy ending tarda ad arrivare.

Non è un film pienamente riuscito Mio figlio, ma è sincero, e pur citando illustri recenti precursori come Prisoners, ha dalla sua più di uno spunto di originalità. Peccato che il ruolo di Mélanie Laurent sia marginale. Un'attrice così è un dono, un'opportunità che è un delitto non sfruttare.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento