Mia: recensione del film di Ivano De Matteo con Edoardo Leo

27 marzo 2023
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Con Mia Ivano de Matteo firma un altro film politico nel senso migliore del termine. Il regista torna a parlare della famiglia e regala a Edoardo Leo il suo ruolo forse più bello, mettendolo in condizione di recitare in stato di grazia. Ecco la recensione di Carola Proto del film Mia.

Mia: recensione del film di Ivano De Matteo con Edoardo Leo

Non c'è bisogno di raccontare la vita di un segretario di partito o fare la cronaca di una rivoluzione, né di spiegare un cambio di bandiera o illustrare una campagna elettorale per fare un cinema politico. Nel caso di Ivano De Matteo, un film è politico perché prende posizione, perché il sociale diventa oggetto di un'analisi certamente lucida ma che passa anche per il cuore. E non importa se ci si muove all'interno di un piccolo gruppo di persone o se l'indagine si estende al paese intero. No, la militanza ha a che vedere con azioni o semplici gesti che hanno conseguenze importanti e impattanti sul contesto nel quale i protagonisti di una storia si muovono.

Come ne Gli equilibristi e ne I nostri ragazzi, il regista, insieme alla sua compagna e sceneggiatrice Valentina Ferlan, si sofferma su una situazione drammatica. Che questa sia il punto di partenza del racconto o il punto di arrivo, è lo stesso, perché a farne le spese è sempre la famiglia del personaggio che rompe le righe o che subisce un danno, e siccome De Matteo è padre di una ragazza che ha la stessa età della protagonista di Mia, il suo coinvolgimento è talmente forte che ciò che si manifesta in un quartiere a sud della capitale ci travolge come una valanga e ci toglie il respiro come un pugno nello stomaco.

La stessa cosa è accaduta, durante le riprese, a Edoardo Leo, che ha definito l’esperienza sul set "devastante", e, nella finzione, al suo personaggio Sergio, padre premuroso di una ragazza di quindici anni che ogni tanto gli appare come un'aliena. Sergio e sua moglie Valeria hanno fatto di tutto per Mia, che prima era la principessina di casa, ma non sono riusciti a proteggerla dalle insicurezze tipiche di una teenager e soprattutto dalla fragilità davanti ai grandi sentimenti. E cosa accade a chi non è attrezzato per fare fronte alle delusioni e alle manipolazioni? La maggior parte delle persone tende ad annullarsi, e allora ad andare in scena, nel nostro caso, è lo spettacolo della depressione giovanile e della fine del tranquillo idillio fra un papà e la sua piccolina, che in cameretta non ha più le bambole ma uno smartphone capace di trasformare la sua vita in un inferno.

Non dà giudizi affrettati Ivano De Matteo in Mia, ma, sconfortato, insiste sull'importanza della presenza, nella vita dei figli, degli adulti, a cui nessuno ha insegnato a essere genitori e a far fronte a una serie di orrori squisitamente contemporanei, e la cosa che inquieta di più è che Sergio per lavoro guida l’ambulanza, e di orrori ne vede già tanti, e ha imparato a tenerli a distanza, ma quando si tratta di Mia, è come se qualcuno gli strappasse di dosso la carne, perché se il bambino di Ladri di biciclette diventava uomo quando vedeva suo padre macchiarsi di una colpa che non lo rendeva più un eroe ai suoi occhi, Sergio non è attrezzato per sopportare la perdita e la vergogna di una figlia che, troppo in fretta, si è trasformata in una donna.

Lo stato è completamente assente dal film di Ivano de Matteo, e allora non resta che farsi giustizia da soli, perché la giustizia legata al rispetto delle leggi è tristemente lineare, non ha sfumature, punisce non chi si macchia di violenza psicologica o ricatto emotivo ma chi a questa violenza risponde con uno schiaffo o un calcio. Non va bene. E nemmeno una mamma affettuosa e comprensiva a volte riesce a impedire una catastrofe, perché è davvero difficile ribellarsi a una continua svalutazione o mortificazione.

Non perde mai un battito Mia, non ha mai un momento di stanca. Avanza con ritmo serrato ma non sfrenato e rende altamente significativi sguardi e silenzi di attori straordinari, che sono entrati nel mondo di Ivano De Matteo portandosi dietro le loro preoccupazioni e ansie di mamme, di papà e di adolescenti. Edoardo Leo è in stato di grazia e Milena Mancini si muove a meraviglia fra tenerezza e disperazione. Poi ci sono Greta Gasbarri e Riccardo Mandolini, lei alla sua prima esperienza di attrice e lui alle prese con un ruolo difficilissimo, quello di Marco, il ragazzo di Mia. La macchina da presa di Ivano De Matteo li segue, poi si incolla ai loro corpi e stringe sui loro volti. Non si muove dolcemente, perché è una macchina a mano, utilizzata non per assistere a una scena ma per entrarvi. Proprio come lei, anche ogni padre e ogni madre dovrebbero aprire la porta della camera di una figlia o di un figlio e accorgersi se non ha più voglia di vivere, se smette di fare quello che amava fare prima. Nascondere la testa sotto la sabbia è un lusso che è impossibile prendersi al giorno d’oggi, perché nel nostro brutto mondo un ragazzo va difeso tanto dagli altri quanto da sé stesso.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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