Men In Black International, la recensione del reboot con Chris Hemsworth e Tessa Thompson

22 luglio 2019
2.5 di 5
2

Con F. Gary Gray alla regia, la saga prova a ripartire ma le manca solidità.

Men In Black International, la recensione del reboot con Chris Hemsworth e Tessa Thompson

Ossessionata per 20 anni dai Men In Black che hanno mancato di cancellare la sua memoria dell'incontro con un alieno, una ragazza (Tessa Thompson) riesce ad accedere alla sede di New York e a convincere O (Emma Thompson) ad assumerla in prova tra le file dell'organizzazione. Viene spedita a Londra, dove lo scapestrato Agente H (Chris Hemsworth) è alle prese col caso di una talpa nei MIB, lì gestiti dal saggio High T (Liam Neeson).

Quella di Men In Black è una saga delicata che ha saputo dare soddisfazioni monetarie alla Sony / Columbia sin dal lontano 1997, quando Will Smith e Tommy Lee Jones, "Blues Brothers" di una fantascienza goliardica, divennero iconici come J e K nel primo Men In Black, al quale seguirono due capitoli cadenzati nel tempo: l'approssimativo Men In Black 2 (2002) e il più umano e simpatico Men In Black 3 (2012). Con Smith e Jones lontano dai giochi e col regista storico Barry Sonnenfeld qui solo in qualità di executive producer, il peso dell'inevitabile reboot è sulle spalle di Chris Hemsworth e Tessa Thompson, la cui alchimia (qui confermata) è stata rodata in Thor Ragnarok, mentre la regia è passata a F. Gary Gray, reduce da Fast & Furious 8.
Men In Black International è un film che funziona meno di quanto potrebbe, ma la colpa, contrariamente a quanto si possa pensare, non è da imputarsi al cast, tutt'altro. Pur superficialmente reincarnando l'originale "equilibrio razziale" qui a generi invertiti, Chris e Tessa non imitano Jones e Smith, eppure trovano un loro modo di interagire convincente e carismatico: forse diverte più Tessa Thompson, alla quale spetta il personaggio con un minimo di trascorso emotivo, in un contesto molto macchiettistico nel quale invece sguazzano il guascone Hemsworth e comprimari di lusso come Emma Thompson e Liam Neeson.

Il problema del franchise è il suo basarsi su un gioco di equilibrismo tra fantascienza e commedia, in un tono ingenuo consapevole che però non dovrebbe compromettere il coinvolgimento nella storia. E' un equilibrio assai difficile che il copione di Matt Holloway e Art Marcum (Trasformers: L'ultimo cavaliere, il primo Iron Man) non sempre riesce a mantenere, con sipari comici che delegano molto agli attori e agli animatori in CGI, e un plot prevedibile con un colpo di scena piuttosto telefonato. F. Gary Gray è molto più a suo agio con le sequenze d'azione che col resto delle scene, dove occasionalmente tenta di recuperare i grandangolari marchio di fabbrica di Sonnenfeld, già di suo tendente alla divagazione fine a se stessa nei precedenti capitoli, ma più provocatorio. Forse avrebbe aiutato, però non è di moda a Hollywood negli ultimi anni, un montaggio più serrato che facesse a meno di una ventina di minuti qui e lì, rifacendosi alla maggiore rapidità della trilogia.
Piacerebbe comunque rivedere sullo schermo l'H di Chris Hemsworth e la M di Tessa Thompson in una costruzione più all'altezza della loro sincera voglia di divertirsi.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento