La verità secondo Maureen K.: la recensione del thriller con Isabelle Huppert

20 settembre 2023
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Isabelle Huppert è la sublime protagonista del thriller di Jean-Paul Salomé La verità secondo Maureen K., una storia reale trasformata in un film di denuncia sugli scandali della politica economica, della violenza contro le donne, della giustizia che non fa il proprio dovere.

La verità secondo Maureen K.: la recensione del thriller con Isabelle Huppert

"Mi chiamo Maureen Kearney. Non ho mentito. Non ho inventato niente". Queste parole, pronunciate con fermezza dalla protagonista de La verità secondo Maureen K., e che arrivano a film inoltrato quando la giusta ricostruzione dei fatti è quasi terminata, identificano il genere di appartenenza della nuova collaborazione fra Jean-Paul Salomé e Isabelle Huppert, che poi è il thriller, anzi, almeno per un po’, il legal thriller. Ci avvertono anche, qualora ce ne fossimo dimenticati, che la storia che ci viene raccontata è accaduta sul serio, anche se la donna accusata di aver inventato di essere stata stuprata non è più irlandese ma francese. Curiosamente, però, a questa verità dei fatti corrisponde non una rappresentazione realistica ma una stilizzazione che ricorda l'immaginario di certi noir francesi (come non pensare a Claude Chabrol?) e che riguarda in primo luogo l'aspetto esteriore dell'interprete principale e la maniera in cui il regista decide di riprenderla.

Più che di una femme fatale, sebbene non rinunci al rossetto rosso, la Huppert ha l'aspetto di una bambola imperturbabile, di una donna professionalmente ineccepibile che il mestiere di sindacalista rende determinata, incisiva e all'apparenza algida, con un viso senza rughe per l'effetto di una luce quasi accecante che cancella i volumi e di un paio di occhiali neri che danno a Isabelle un'aria intelligente. Ciò non significa che l'attrice non appaia minuta ed esile com'è nella realtà, e la presenza, al suo fianco, di un marito affettuoso che somiglia a un gigante buono (Grégory Gadebois) non può non rivelarci che nulla è come sembra e che quello chignon e quella nuca su cui si sofferma più volte la macchina da presa di Jean-Paul Salomé rimandano anche a creature hitchcockiane fragili come Marnie o la Madeleine/Judy de La donna che visse due volte. Anche Maureen potrebbe andare in mille pezzi come uno specchio rotto, ma un passato doloroso le dà la forza di sopportare un'ingiustizia e di non arrendersi, e non c’è soldato migliore di chi non teme la disfatta perché già ne conosce l'amaro sapore.

Torniamo alla vera storia di Maureen K., che nel film non cambia nome e a cui è stato dedicato un libro di Caroline Michel-Aguirre. Maureen lavora come sindacalista per un gigante dell'energia nucleare e si muove in un ambiente ad alto tasso di misoginia e testosterone a cui cerca di opporsi dicendo ad esempio al nuovo capo: "Da quando si chiede a voi uomini di avere le competenze necessarie?". Un bel giorno le arrivano informazioni top secret circa un piano segreto per vendere alla Cina le tecnologie nucleari francesi. Ora, questa parte del film, che dovrebbe essere di denuncia, è la meno efficace e interessante, perché descrive un ambito che non tutti conoscono e si perde fra un nome e l’altro dell'era di Sarkozy e di Hollande, non dimenticando di pescare a piene mani dal pentolone del gergo economico, politico e industriale. Per fortuna il il passo del racconto poi cambia, perché arrivano le telefonate anonime e le minacce e anche una violenza sessuale che secondo i più non è mai avvenuta e che quindi viene presa per una bugia.

Ecco quindi che la nostra Wonder Woman è costretta a togliersi il costume da supereroina e a dimenticare il #Metoo per compiere un viaggio nella memoria, nella fattispecie in un passato traumatico segnato da un evento orribile. È qui che le acque si confondono e per un istante Maureen sembra prendere per mano Erika de La pianista e Michèle di Elle, diventando quasi una figura ambigua o comunque una ex ragazza interrotta, e tutto sommato una bambina indisciplinata a cui un detestabile giudice donna proibisce di bere acqua da una piccola bottiglia perché "Questa non è un'area da picnic".

Qualunque maschera indossi Maureen K., compresa quella dell'ex alcolista, Isabelle Huppert regge tranquillamente sulle sue spalle La verità secondo Maureen K., ed è un bene che sia così, perché il film non è mai abbastanza dirompente né incisivo. Non è un giallo perché il mistero non viene spiegato fino in fondo e nemmeno una storia di empowerment femminile, visto che alcuni personaggi maschili secondari sono tagliati con l'accetta e quindi appaiono per forza di "rango" inferiore. Resta comunque la sensazione di aver scoperto una storia interessante e di aver assistito a un'altra sublime performance di una delle migliori attrici francesi mai esistite, il che non è poco.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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