La regola del gioco: la recensione del film con Jeremy Renner

12 giugno 2015
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La terribile storia vera del giornalista Gary Webb

La regola del gioco: la recensione del film con Jeremy Renner

1996. Gary Webb (Jeremy Renner) lavora per il quotidiano minore San Jose Mercury News: idealista, nel suo piccolo dà voce alle ingiustizie, anche quando non politicamente corrette. Una donna lo avvicina proponendogli una pista: il governo coprirebbe importanti nomi invischiati nello spaccio di droga. Intuendo lo scoop e indagando, Gary scopre che la CIA avrebbe spianato la strada allo spaccio di crack negli anni Ottanta, per pagare così i finanziamenti ai ribelli del Nicaragua. Ma fino a che punto si possono pubblicare verità, prima che la propria vita professionale sia messa a repentaglio?

La regola del gioco, diretto da Michael Cuesta, è basato su due libri: "Dark Alliance", resoconto dello stesso Webb, e "Kill the Messenger" di Nick Shou, biografia di Gary. Il film è stato fortemente voluto da Jeremy Renner, che lo ha anche coprodotto: non si trattava per lui solo di dare vigore a una denuncia ancora oggi sconvolgente, ma anche di abbracciare un ruolo sfaccettato. I due concetti procedono paralleli, perché La regola del gioco ricorda nelle intenzioni (non nei risultati sublimi) lo spirito dell'immortale Insider di Michael Mann, sospeso tra film di denuncia e dramma privato. Il tema più affascinante sul quale possa essere costruito questo tipo di opera rimane l'utopistico equilibrio tra bene pubblico e bene privato: nella storia la bilancia oscilla vertiginosamente per Gary, tra la necessità morale di rivelare una stortura mostruosa del sistema e quella di salvare la vita sua e dei suoi cari da un collasso.

Anche se la descrizione della vita privata di Webb soffre nei dialoghi degli stessi stereotipi di American Sniper (per un personaggio così diverso!!!), qui pubblico e privato sono omogenei, e nonostante una messa in scena che non permette al film di stupire sul piano formale, la ricostruzione del percorso di Gary è ugualmente solida. Merito anche di un cast di comprimari piuttosto centrato: Rosemarie DeWitt, Paz Vega, Oliver Platt, Michael Sheen e due riusciti camei di Andy Garcia e Ray Liotta. Il film si pone di certo l'obiettivo di celebrare il rischioso impegno che Webb ripose nella ricerca della verità, eppure trasmette un senso di amarezza e di inquietudine che evitano la trappola della glorificazione eroica, come dimostra il forte e aspro discorso di Gary ai colleghi che gli voltano le spalle.

Nella sua semplicità strutturale, La regola del gioco riassume con chiarezza il ruolo del giornalista di cronaca, e vederlo è se non altro un modo per ripagare tardivamente i sacrifici e la claustrofobica solitudine che Gary Webb attraversò.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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