La preda perfetta: la recensione del thriller con Liam Neeson

18 settembre 2014
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Scott Frank adatta con intensità un romanzo di Lawrence Block senza snellirlo abbastanza.

La preda perfetta: la recensione del thriller con Liam Neeson

Un sentimento nostalgico pervade il film dello sceneggiatore e regista Scott Frank. Si desume quasi subito di quale cinema l’autore senta la mancanza e da quale voglia prendere le distanze. La preda perfetta è un thriller di suspense, con inquadrature lunghe e ritmo tutt’altro che spasmodico. È un film fatto di personaggi e atmosfera che omaggia i polizieschi degli anni 70, che chiede di essere sentito, non solo visto, e che vorrebbe restituire la profondità del romanzo di Lawrence Block da cui è tratto ("Un’altra notte a Brooklyn", edito da Sellerio). È quest’ultimo proposito a rivelarsi infine il punto debole.

Il prologo/flashback dei primi minuti introduce il personaggio interpretato da Liam Neeson durante un concitato momento della sua vita da poliziotto di New York. Otto anni più tardi, dopo le dimissioni dalla polizia, Matt Scudder conduce una vita solitaria e opera come investigare privato senza licenza. Una delle virtù del film è quella di offrire una parte a Neeson di maggiore spessore, in cui non debba massacrare uomini cattivi a rotta di collo, armato o a mani nude, replicando se stesso da altri recenti film. Il suo detective, oltre alla coppia di efferati criminali che deve scovare e catturare, vive una personale lotta contro l’alcolismo. Il regista non trascura questo aspetto che permea in modo determinante le pagine del romanzo. Nel film gli incontri con all’Anonima Alcolisti ci sono, ma il montaggio della lunga sequenza finale alternato ai comandamenti per restare sobri pecca di inutile solennità e spezza eccessivamente la tensione.

Scott Frank resta comunque un autore di grande sensibilità artistica, come testimoniano i suoi precedenti e diversi lavori di sceneggiatore, da Il mio piccolo genio a Io & Marley, passando per Minority Report e The Interpreter. La sua regia ha stile, è raffinata ed elegante, e gli attori stessi lasciano intendere di sentirsi a proprio agio nei panni dei rispettivi personaggi. Tanto i più consumati come David Harbour e lo stesso Neeson, quanto il giovane Dan Stevens e il giovanissimo Brian Astro Bradley. Per una storia senza misteri che segue parallelamente il percorso di buoni e cattivi, la messa in scena è soddisfacente, ma snellire alcuni snodi della trama e altre circostanze legate ai personaggi secondari avrebbe migliorato l'esperienza.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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