La casa dei libri Recensione

Titolo originale: The Bookshop

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La casa dei libri - la recensione del film di Isabel Coixet

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La casa dei libri - la recensione del film di Isabel Coixet

Chi come noi ama i libri e il potere della lettura, la capacità dei grandi classici e degli autori che hanno rivoluzionato la letteratura di aprire la mente e spingerla verso nuovi orizzonti, sarà sicuramente già predisposto a vedere un film come La casa dei libri, tratto da un romanzo di Penelope Fitzgerald pubblicato nel 1978. Ambientato nel 1959, anno che precede la grande rivoluzione degli anni Sessanta,  in una cittadina costiera dell'East Anglia, racconta un ambiente di provincia chiuso e ancorato ai “valori” del passato e la lotta di una vedova per scardinare pregiudizi e abbattere gli ostacoli e i boicottaggi dei potenti del luogo, con l'aiuto di un eccentrico bibliofilo che ha scelto una vita da recluso ed è l'unico ad accogliere con gioia il progetto della donna di aprire una libreria nella Old House, un edificio storico abbandonato che lei ristruttura a sue spese e che diventa, all'improvviso, appetibile per chi finora l'ha ignorato.

La casa dei libri non è certo il primo film che racconta la lotta di un individuo o, come un questo caso, di una donna sola e anticonformista contro un'intera società. Il paradosso è che Florence Green non dà scandalo per i suoi comportamenti sessuali (vive in assoluta castità nel ricordo dell'amato marito morto da un bel pezzo) o altre eccentricità e ha un carattere deciso ma al tempo stesso mite e idealista. Motivo del contendere sono i libri e la sua decisione di aprire un negozio che venda cultura, magari anche in grande quantità titoli scandalosi come Lolita, o gli evocativi romanzi di Ray Bradbury. È indubbiamente una storia molto bella, ispirata a fatti reali, che coinvolge anche una ragazzina che la donna assume come aiutante, un intrigante parassita, un signore colto e gentile e tutto l'ambiente gretto e provinciale che ruota intorno a una persona che non vuole altro che condividere col mondo la sua passione per la lettura.

Probabilmente, però, questa storia rendeva molto più sulle pagine del romanzo di quanto non faccia sullo schermo. Nonostante i tre premi Goya vinti da La casa dei libri, infatti - compreso quello per il miglior film spagnolo dell'anno, per un'opera che a parte la nazionalità della regista non potrebbe essere più british – non convince la scelta di Isabel Coixet di lavorare sui mezzi toni e raccontare con l'uso di mezze tinte cromatiche e narrative una storia che inizialmente sembra quasi una commedia e si trasforma in dramma e in tragedia senza che quasi ce ne accorgiamo. In questa cornice acquarellata perdono forza le stesse performance dei protagonisti – la brava Emily Mortimer, il sempre ottimo Bill Nighy e l'impareggiabile Patricia Clarkson, americana che si cala alla perfezione nella parte della nobile inglese – costretti a recitare in minore una storia in cui perfino lo scontro diretto deve sottostare alla legge non scritta delle buone maniere, e dove mancano, però, pathos e dolore.

Resta l'interessante ritratto, come dicevamo all'inizio, di un mondo che sembra lontano anni luce dalla modernità: nonostante si parli (anche) di BBC, di Londra e di scrittori americani le cui opere per la prima volta venivano messe a disposizione del pubblico inglese, La casa dei libri fa intuire nel personaggio della piccola Christine la ribellione generazionale che di lì a poco scardinerà – o almeno ci proverà – ipocrisie e convenzioni di una società da sempre classista e immobile.

La casa dei libri
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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