L'Eroe Recensione

Titolo originale: L'Eroe

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L'eroe - la recensione del film con Salvatore Esposito

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L'eroe - la recensione del film con Salvatore Esposito

Capita sempre più spesso, leggendo i quotidiani, di vedere usare a sproposito la parola eroe, un tempo attribuita a una persona normale che – posta di fronte a circostanze estreme – compiva scelte straordinarie e altruistiche, arrivando perfino al sacrificio di sé. Oggi, sempre più spesso, è eroe (e a volte, visto il mondo in cui viviamo, lo è davvero) chi fa semplicemente quello che una volta sarebbe stato considerato il suo naturale dovere di essere umano. È dalla riflessione sul significato ambiguo che ha assunto questa parola e sull'influenza dei media nel racconto dei fatti di cronaca, che Cristiano Anania parte per la sua opera prima, L'eroe, appunto, al cui centro c'è la figura di un giovane giornalista e uomo mediocre ma molto ambizioso. Declassato a inviato in una redazione di provincia, perfino licenziato, si trova all'improvviso catapultato in prima linea quando viene rapito il figlio di una ricca imprenditrice del luogo, che ha da poco intervistato. Sarà l'occasione che stava aspettando?

Come molte opere prime italiane indipendenti e a basso budget, L'eroe ha lottato, con una tenacia che fa onore al suo nome, per arrivare sullo schermo e incontrare il pubblico e ha i suoi motivi di interesse, a partire dal cast. Noto ai più come il Genny Savastano di Gomorra, al cinema Salvatore Esposito ha sempre scelto ruoli che si distaccassero da quella immagine, dando fiducia a giovani registi e storie non banali. Cristina Donadio, sua rivale nella serie, dà qui forza e corpo con la consueta bravura a un personaggio antipatico di donna in carriera e ci sono piaciuti Marta Gastini nella parte della ragazza fin troppo ingenua e Vincenzo Nemolato in quella dell'agnello sacrificale, un ragazzo che soffre di un handicap mentale ed è dunque la vittima perfetta per il cinismo del criminale

Anania sceglie per la storia che racconta uno stile elegante e rarefatto, che dagli spazi esterni di una ambientazione di provincia molto bella, come molte che esistono in Italia, ci porta all'interno di stanze e celle, ville ed edifici diroccati che appaiono sempre angusti, dove si muovono i protagonisti spinti da motivazioni su cui ci interroghiamo. L'eroe rende bene l'idea di quanto, oggi più che mai, sia difficile sapere con chi abbiamo veramente a che fare e ancor di più lo sia accorgersi che la persona affabile, dolce e gentile che abbiamo accanto in realtà nasconde un'anima nera. Esposito ben rappresenta questa ambiguità con un aspetto dimesso e goffo, poco aggressivo e sottomesso: la prima volta in cui lo vediamo, insultato pesantemente dal suo direttore (Paolo Sassanelli), tiene gli occhi bassi e non si difende nemmeno. Ma è proprio dalle pecore, costantemente umiliate e in apparenza inoffensive, che bisogna guardarsi con più attenzione.

La scelta della sintesi e della sottrazione però non sempre paga: il problema principale del film, come avviene in molte opere prime, è che la sceneggiatura non è sempre all'altezza delle ambizioni della parabola, che cita anche M – Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang, ma risulta a tratti fuorviante e non dà spazio per approfondire personaggi che rischiano di sembrare puri stereotipi. Se il finale lascia – giustamente - allo spettatore il compito di tirare le fila e di ripensare a quello che ha visto, troppe cose sono risolte in modo sbrigativo e poco realistico. È apprezzabile comunque il tentativo di proporre qualcosa di diverso dal solito cinema italiano: dietro le ristrettezze del budget, che hanno influito probabilmente su alcune scelte, si intravvede una buona mano e uno sguardo interessante, che speriamo di ritrovare in futuro alle prese con una storia più articolata.

L'Eroe
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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