Jupiter - Il destino dell'universo: la recensione del film dei Wachowski

04 febbraio 2015
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Dopo la sorpresa di Cloud Atlas, i Wachowski tornano al loro stile

Jupiter - Il destino dell'universo: la recensione del film dei Wachowski

Jupiter Jones, orfana di padre amante degli astri, vive a Chicago con sua madre e l'intera famiglia di immigrati russi: si guadagna da vivere come donna delle pulizie, ma sogna una vita diversa. Sarà più che accontentata: è la reincarnazione della matriarca degli Abrasax, il più potente clan dell'universo, che ora vuole eliminarla. Avrebbe infatti diritto a possedere la Terra, ambita risorsa specialmente del crudele Balem Abraxas, che come i fratelli ricava un unguento pregiato dall'allevamento e dallo sterminio di interi pianeti. Jupiter si salverà grazie all'aiuto del guerriero geneticamente modificato Caine.

Di una cosa bisogna dare atto a Andy e Lana Wachowski, registi e sceneggiatori: in una Hollywood che campa in ambito blockbuster di seguiti, remake e adattamenti, cercano di proporre da sempre almeno una sintesi personale delle mode e delle tendenze, sia dal punto di vista visivo, sia da quello narrativo, e questo dai tempi di Matrix. Il pastiche di suggestioni eterogenee è il loro marchio di fabbrica, deflagrato in quello che a tutt'oggi rimane il loro film più affascinante, Cloud Atlas (tratto tuttavia da un romanzo). Jupiter – Il destino dell'universo è allo stesso tempo fiaba, film action, fantascienza, commedia, storia sentimentale, space opera, Matrix, Star Wars, Frank Herbert, cinecomic: un frullato a corpo morto, dove il pedale del freno all'eccesso e al kitsch si è rotto, nel nome di una personalità debordante degli autori, sicuramente apprezzabile quando genera sequenze d'azione estreme e visionarie. Una qualità peraltro che aveva anche il loro odiato Speed Racer.

Se è indiscutibile però che un taglio autoriale in Jupiter – Il destino dell'universo ci sia, cosa che non si può dire di molti film ad alto budget, non possiamo nemmeno commettere l'ingenuità di identificare l'autorialità con una qualità apprezzabile di default. L'estro è un conto, ma andrebbe instradato in una chiara definizione dei protagonisti e in dialoghi meno sgangherati: il copione è infatti frettoloso, sconnesso, ripetitivo, ansioso di raggiungere lo scontato climax emotivo di ogni personaggio. Cosa più importante, la sospensione dell'incredulità è minata dalla caratterizzazione della protagonista, Mila Kunis, che con la sua normalità dovrebbe, come fece Neo in Matrix, guidarci alla scoperta di un mondo sconosciuto: sballottolata dagli isterici cambi di registro del film prima ancora che dalle evoluzioni di Caine (Channing Tatum), proprio Jupiter risulta però poco credibile nelle sue azioni e reazioni.
In definitiva, in attesa di rivedere i Wachowski di Cloud Atlas, a questo giro ci ritroviamo con i Wachowski di Matrix Revolutions.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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