IT: Capitolo 2, la nostra recensione del secondo atto

03 settembre 2019
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Andy Muschietti porta a compimento la sua opera ciclopica... o non ancora?

IT: Capitolo 2, la nostra recensione del secondo atto

Per Mike non c'è alcun dubbio: 27 anni dopo la prima sconfitta, rispettando un inquietante ciclo di rinascita, il malefico IT, sotto le sembianze del clown Pennywise, torna a colpire a Derry. Mike chiamerà a raccolta il Club dei Perdenti, disperso per gli Stati Uniti: Bill, Ben, Eddie, Richie, Beverly e Stan non potranno non reagire a una nuova chiamata alle armi. Capire come farlo sarà però difficile e soprattutto doloroso.
Due anni fa, all'uscita della prima parte di IT, adattamento del monumentale romanzo di Stephen King del 1986, scattava in qualcuno una certa resistenza alla chiave della trasposizione firmata dal regista Andy Muschietti, su sceneggiatura di Gary Dauberman. La forza del romanzo, per chi scrive, è nell'intreccio dei suoi due piani temporali, cioè il passato dei protagonisti da ragazzini, in quella lontana nodale estate della loro vita, con il presente degli stessi protagonisti ormai adulti. Muschietti aveva invece deciso di dedicare il primo atto al passato e questo secondo atto al presente, con una divisione netta sicuramente più pratica, ma che poteva disperdere quella qualità.

Dalle rare scene di IT: Capitolo 2 in cui Muschietti miscela i piani temporali come King fa costantemente nel libro, si riceve la conferma di quanto l'essenza profonda del racconto sia in quello struggente corto circuito tra passato e presente. IT è di certo un'esperienza horror, ma liquidarla nella minaccia iconica di Pennywise significa sminuire la forza titanica dei suoi contenuti. Mai come in IT, il male e l' "orrore" sono da intendersi in senso lato, l'entità sovrannaturale trova terreno fertile nel lato oscuro dell'essere umano: nella frustrazione, negli abusi sessuali, nel bullismo, nella violenza, nella discriminazione, nell'ignoranza, in un'evoluzione sociale che non è mai iniziata, o è iniziata solo per mascherare un'interazione ancora tribale. Al di là però del lato oscuro, c'è qualcosa di meno evidente e più straziante nella più celebre creazione di King: l'idea che l'orrore sia anche nella "dolce condanna" dell'essere umano ad affrontare il tempo che scorre inesorabilmente verso la dissoluzione. E' l'orrore di una vita dove non c'è posto per consolazioni religiose e dove amore e amicizia, possibilmente puri e istintivi come quelli che si creano in età infantile e adolescenziale, sono l'unico palliativo a un incubo senza fine, dove altrimenti vagheremmo disperati e senza bussola, facili prede di Pennywise.
E' chiaro che, separando passato e presente nella sua trasposizione, Muschietti annacqua questa sensazione, che durante la lettura, specie se si toccano o si sono superati i quarant'anni, toglie il respiro e porta a lacrime vere. IT Capitolo 2 conferma questo limite strutturale, a nostro parere più pesante di altre libertà narrative che ci sembrano trascurabili di fronte a questa, ma per fortuna conferma anche tutte le qualità della prima parte.

Il casting dei Perdenti adulti è accuratissimo, a cominciare da James McAvoy per Bill, passando per l'inquietudine di Jessica Chastain / Bev e finendo con la vivacità isterica e battutara di Bill Hader / Richie. La costruzione di ogni scena orrorifica o gore è altrettanto riuscita, perché Muschietti non mira a sorprendere con un'apparizione, ma anzi preferisce annunciarla apertamente, per poi disturbare con qualche scarto imprevisto di coreografia, in momenti grotteschi e aggressivi. Ci si potrà lamentare forse della furbizia di tale metodo, però questo IT è molto più efficace del vecchio sceneggiato tv del 1990 nell'abbracciare il sadismo visionario e beffardo di King. Con una durata che sfiora le tre ore, IT: Capitolo 2 scorre con pochi rallentamenti e trasmette uno slancio affettivo sincero per il materiale, quello slancio che ci sembrava di aver perso dai tempi in cui Frank Darabont e Rob Reiner firmarono Le ali della libertà e Stand By Me. Erano film migliori? Sì, ma erano anche adattamenti più semplici e lineari.
Muschietti ha di recente escluso di voler creare un montato che mischi il primo e il secondo capitolo, alternando passato e presente, ed è un peccato. Il regista ha tuttavia annunciato di progettare un'edizione completa di tutta la storia, unendo prima e seconda parte in un film di oltre sei ore, con scene tagliate aggiuntive e qualche raccordo girato ad hoc. Procedura inusuale ma interessante, all'altezza di un'opera che da trent'anni ci travolge come un fiume in piena, chiedendo a gran voce a Ben di aiutarci con una bella, solida diga delle sue.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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