I Segreti di Wind River Recensione

Titolo originale: Wind River

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I segreti di Wind River: la recensione del film di Taylor Sheridan

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I segreti di Wind River: la recensione del film di Taylor Sheridan

Arrivato al terzo e conclusivo capitolo di quella che lui stesso ha definito la trilogia della nuova frontiera, Taylor Sheridan passa dietro alla macchina da presa per essere certo che la sua visione arrivi senza compromessi sul grande schermo. E lo fa con un film tanto potente quanto doloroso, che suggella senza più ombra di dubbio l'opera di un nuovo grande autore, capace di esprimere un cinema attuale e politico sotto le spoglie del genere con una scrittura essenziale, mai banale e ridondante, in cui ogni singola parola è ponderata e ha il suo significato nell’economia della storia.

Nel caso de I segreti di Wind River (come nel precedente, bellissimo Hell or High Water) il genere principale di riferimento è il western, di cui ha tutti gli elementi costitutivi meno l’epicità e che in questo caso sconfina nel noir e nel thriller. Ma indiani e cowboy sono solo il simbolo di quello che furono e si affrontano su una landa gelida e desolata, dove la bandiera americana sventola a brandelli sopra i trailer park in cui sopravvivono a stento quelli che un tempo erano i fieri dominatori delle sconfinate praterie, prima dell’arrivo dell’uomo bianco.

Dalla guerra al narcotraffico sul confine tra Arizona e Messico di Sicario al West Texas messo in ginocchio dalla crisi finanziaria, fino al Wyoming in cui le leggi di natura hanno ancora il sopravvento su quelle degli uomini, Sheridan dipinge con consapevole pessimismo, appena temperato da un amaro senso dell’umorismo, un mondo in cui l’unica regola è la sopravvivenza del più forte e la sopraffazione del più debole. La violenza connaturata all’essere umano esplode nella solitudine delle montagne innevate: le vittime sono lì, a portata di mano, chiuse in riserve, indifese, quando non occupate ad autodistruggersi con l’alcool e la droga, sfruttate nelle loro ricchezze dal vero padrone della terra, che le violenta con trivelle e acquedotti.

Le riserve indiane sono una sacca di disperazione e resistenza che Sheridan conosce bene per averci vissuto e la storia che racconta in Wind River ha il sapore della verità e l’amaro conforto dei dati statistici. In questo senso lo stupro subito dalla giovane Natalie nel film è al tempo stesso tragicamente reale e altamente simbolico, così come lo è il parallelismo tra animali e uomini. Nel punto più basso della catena alimentare descritta dal film ci sono le donne: l’essere istruite e indipendenti non può niente contro la violenza selvaggia del branco e i maschi alfa a capo del loro gruppo non riescono a difenderle. In Sicario Alejandro diceva a Kate che non sarebbe sopravvissuta in quella terra perché non era un lupo, e quella terra ormai apparteneva ai lupi, qui è proprio a un lupo che Jeremy Renner spara all’inizio del film. Ma scopriamo ben presto che sono altri i predatori le cui tracce dovrà seguire il cacciatore, più pericolosi dei leoni di montagna che minacciano il bestiame dei nativi americani. Una metafora potentissima e non scontata, perseguita per tutto il film con una lucidità esemplare.

Come nei film scritti in precedenza, Sheridan parla di famiglie distrutte e di padri – qua addirittura due - che hanno fallito nel loro compito di protettori dei propri cari, di dolori che non passeranno mai ma che vanno accettati e accolti  per continuare a ricordare chi si è amato, come viene esplicitato nel bellissimo dialogo tra il personaggio di Renner, Cory, e quello di Gil Birmingham, Martin. Come in Sicario, al quale questo film si riaggancia strettamente, anche qua al centro della storia c’è una donna, l’agente dell’FBI Jane Banner, interpretata da Elizabeth Olsen. Mandata allo sbaraglio sul posto dai suoi superiori, per indagare su un delitto di cui in fondo non importa niente a nessuno, si trova empaticamente coinvolta in una storia che la cambierà per sempre, facendone sicuramente un'agente migliore, e le insegnerà che non esiste una cosa banale come la fortuna in un luogo in cui bisogna scegliere se sopravvivere o arrendersi.

Dal punto di vista registico - anche se tecnicamente non è questo il primo film diretto da Sheridan, che si è esercitato con l’horror low-budget VileI segreti di Wind River è abilmente costruito sul contrasto tra gli spazi infiniti e accecanti della montagna e la claustrofobia delle abitazioni, con una sapiente armonia nella composizione che conduce lo spettatore all’interno della storia e ce lo incatena senza dargli il tempo di rendersene conto. Al cuore del racconto c’è la sequenza legata alla scena perfettamente coreografata dell’improvviso shootout collettivo, in cui vediamo cosa è successo alla ragazza indiana la notte della sua disperata corsa nella neve, ed è un momento che non dimenticheremo.

L’immagine e il sonoro, assieme alla suggestiva colonna sonora di Nick Cave e Warren Ellis, si sposano perfettamente alla narrazione e alle interpretazioni di tutti gli attori (inclusi quelli che non citeremo per mancanza di spazio), diretti con mano sicura da quello che fino a qualche anno fa era un loro collega. Se Jeremy Renner offre una delle migliori performance della sua carriera, non gli è da meno Elizabeth Olsen, casualmente riunita al suo collega di cinecomic. Colpisce al cuore, ancora una volta, Gil Birmingham, l’attore nativo americano che era il partner di Jeff Bridges in Hell or High Water e qua è il padre ferito.

Non c’è una nota stonata nemmeno a cercarla in questa splendida, straziante elegia, ignorata dall’Academy solo perché Harvey Weinstein è intervenuto proprio alla fine per aiutare una produzione totalmente indipendente, in difficoltà con una lavorazione logisticamente difficile e dispendiosa. Ma siamo sicuri che per Taylor Sheridan non mancheranno i riconoscimenti futuri e non possiamo che essere felici che nel panorama prevedibile del cinema contemporaneo americano la sua voce fuori dal coro si levi sempre più alta e limpida.

I Segreti di Wind River
Il Nuovo Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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