Doctor Strange nel Multiverso della Follia, la recensione del caleidoscopio di Sam Raimi

03 maggio 2022
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Sam Raimi torna a dirigere un cinecomic nel mondo marveliano a quindici anni di distanza dal suo ultimo Spider-Man 3: com'è andata la rimpatriata? È un film suo o di Kevin Feige? O di entrambi? Ecco la nostra recensione di Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, la recensione del caleidoscopio di Sam Raimi

Il dio dello spoiler vigila su di noi, obbligandoci a non andare oltre la semplice premessa di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, giusto per fornirvi un minimo di coordinate per contestualizzare quello che diremo: nella storia Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) e Wong sono costretti a intervenire quando in città si apre un varco nel Multiverso, dal quale sbuca un indescrivibile abominio, alle calcagna di una ragazza, America Chavez (Xochitl Gomez), suo malgrado capace di aprire portali per gli universi alternativi. A chi fa gola la sua capacità?

Doctor Strange 2 e il divertito combattimento tra Sam Raimi e Kevin Feige

Avete presente quelle inquadrature tipiche nei cinecomic, puntualmente utilizzate anche in Doctor Strange nel Multiverso della Follia, dove due contendenti emettono raggi di eguale potenza, e la battaglia sembra in stallo? Mentre i due flussi collidono a uguale distanza tra i duellanti, confondendosi in sfere luminescenti o guazzabugli di luce? Ecco, il ritorno al cinecomic di Sam Raimi, a vent'anni esatti dalla consacrazione del genere col primo Spider-Man, sembra proprio uno di quegli incandescenti grovigli di forze devastanti. Solo che in questo caso i due supereroi sono Sam Raimi stesso da un lato, genio della penetrazione dell'anarchia indipendente a Hollywood, e dall'altro Kevin Feige, produttore assoluto e boss dei Marvel Studios, genio del fenomeno di costume del Marvel Cinematic Universe. E chi vince? Manteniamo la suspense.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia, la forza di un regista come Sam Raimi

Quanto fa bene riavere sul set di un cinecomic una forza della creatività come Sam Raimi: lo si nota tanto più se si paragona la resa coreografica di questo Doctor Strange 2 con il recente Spider-Man No Way Home, in regia assai più piatto (anche se in quel caso la forza del contenuto spazzava via ogni altro limite). Il tocco di Raimi non si nota tanto nel via via crescente ricorso a immagini grottesche oppure orrorifiche: ci sono, beffarde come sempre, specialmente nella seconda metà, ma ricordiamo che il film negli States è PG-13, ergo non si toccano mai i vertici del gore. Dove si respira davvero Raimi è nella sua sottile capacità di saper divertire non solo il pubblico, ma se stesso. Perché in un tripudio di possibilità assurde e visionarie che un film "multiforme" come questo mette a disposizione, un veterano con uno suo stile personale sguazza, avendo a disposizione i grandi studi di animazione ed effetti visivi come la Weta: non vi si affida umilmente come farebbe un regista con meno esperienza. Quello che c'è sullo schermo è un evidente lavoro parallelo di regista e artisti per rendere omogenee ripresa, fotografia, recitazione ed effetti digitali, per ricavarne il massimo risultato barocco: divertito, ironico, consapevole, scatenato. Ci voleva.

Doctor Strange 2 è anche un tradizionale film del Marvel Cinematic Universe

Dubitiamo però che si possa mai confondere Doctor Strange nel Multiverso della Follia con il cinecomic più umile e libero dei primi Duemila, per esempio con il nostro amato Spider-Man 2. Perché le nuove avventure di Stephen Strange sono nella sostanza anche un parto del Marvel Cinematic Universe attuale di Kevin Feige, con tutte le sue regole rispettate, in primis pretendendo dallo spettatore che sia aggiornato almeno sulla Fase 4 per non perdere la bussola in questo maremoto: in particolare, aiuta aver visto le serie WandaVision per tutto ciò che concerne la Scarlet Witch di Elizabeth Olsen, nonché Loki e alcuni episodi di What...If?, per digerire l'intero sistema del Multiverso. D'altronde la sceneggiatura di questo film è firmata proprio dal Michael Waldron showrunner di Loki, a suo agio nelle moltiplicazioni di universi e vite alternative di personaggi noti. È poi il tipico film dei Marvel Studios nella sua voluta incapacità di concludersi davvero drammaticamente, rilanciando sempre la storia fino all'ultima scena e - come è d'obbligo - anche oltre, nei titoli di coda come al solito con diverse sorprese.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia: cosa rappresenta il suo esperimento?

E alla fine chi vince, quindi? Sam o Kevin? A nostro modesto parere... nessuno dei due. Il regista grande autore che sa lavorare con gli studios e uno dei produttori più autoriali del momento rimangono in stallo, lasciandoci sballottolati in questo caleidoscopio un po' rintronante che nasce dallo scontro delle loro potenti magie. Chi è fan di uno o dell'altro (o di entrambi) troverà vagonate di fanservice, raimiano o marveliano, tanto da stampargli sul viso il sorriso che cercava: i trascorsi più avventurosi, dinamici e umoristici di Raimi vengono a galla, così come in uno degli universi i fan Marvel più nerdici troveranno un paio di omaggi che siamo sicuri scuoteranno la rete, e d'altronde sono creati a tavolino per suscitare quella reazione.
Sospeso tra le due anime, ci sembra però che Doctor Strange nel Multiverso della Follia sia forse più freddo del previsto, tanto che, pur durando sulle due ore, quindi assai meno degli eventi cinematografici medi, ci è sembrato altrettanto lungo. Appesantito dal suo sovraccarico di suggestioni narrative, visive e sonore, ci è parso che non riesca sempre a ricaricare il coinvolgimento emotivo tra un giro sull'otto volante e l'altro, rendendo a volte un po' inerte il suo grande spettacolo. Nel Marvel Cinematic Universe rimane in ogni caso un film sui generis, perché rappresenta il limite massimo al quale si possa spingere un autore vero, nell'ambito di una struttura produttiva così controllata come quella dei Marvel Studios.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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