Daddy's Home: recensione della commedia con Will Ferrell e Mark Wahlberg

13 gennaio 2016
3.5 di 5
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Un film molto divertente e non banale sull'essere bravi genitori con due protagonisti affiatatissimi.

Daddy's Home: recensione della commedia con Will Ferrell e Mark Wahlberg

Brad Whitaker, dirigente di una radio di smooth jazz, è un marito e un padre modello. Attento, coinvolto, affettuoso, sempre disponibile. I figli però non sono suoi ma della moglie, che, lasciata da un ex irresponsabile, ha trovato nuova serenità accanto a un uomo affidabile e prevedibile. Mentre Brad, diventato sterile in seguito a un incidente, si sta faticosamente conquistando sul campo i gradi di papà, il marito avventuriero e padre supercool arriva in visita, sconvolgendo la vita della famiglia, confondendo i figli e scatenando in pratica una guerra tra maschio alfa e maschio omega.

Ci sono commedie, come questa Daddy's Home, che noi italiani non potremo mai fare (e magari qualcuno dirà anche “per fortuna”). Parliamo di film che miscelano comicità slapstick, battute e gag con formula quasi matematica, capaci di calcare la mano senza diventare davvero volgari, di far ridere di cuore ma anche di stimolare in modo non invadente e non banale riflessioni su argomenti comuni a tutti noi: in questo caso le dinamiche famigliari, l'essere genitori e la competitività tra i sessi. Forse perché sono estroversi e un po' infantili, agli americani queste storie riescono benissimo. Certo, hanno anche gli attori giusti per farle e gli autori in grado di scriverle, conoscono i meccanismi basilari di quella comicità che arriva alla pancia prima ancora che alla testa dello spettatore e li usano senza pietà.

Nel 2010 Will Ferrell e Mark Walhberg avevano già fatto coppia nell'action comedy I poliziotti di riserva. A rimetterli insieme, non affiancati ma contrapposti, sono stavolta il regista e sceneggiatore Sean Anders e il suo coautore John Morris, reduci da Come ammazzare il capo 2 (e in veste di scrittori da Scemo e + scemo 2). Forse è perché questa è una storia originale che al tempo stesso guarda al passato - non è difficile immaginarlo interpretato negli anni Ottanta da Steve Martin e Arnold Schwarzenegger -, che il risultato è decisamente migliore.

Magari è quest'aria da commedia alla Ivan Reitman di trent'anni fa, aggiornata all'epoca delle famiglie allargate, che alla critica americana non è piaciuta. L'ha pensata però diversamente il pubblico che ha premiato il film al botteghino col ragguardevole incasso di 118 milioni di dollari. Per una volta – e non è certo l'unica – stiamo dalla sua parte per una serie di motivi, a partire dal fatto che un (da noi) misconosciuto gigante della comicità come Will Ferrell, grazie a una spalla di lusso come Mark Walhberg, può calibrare alla perfezione il suo personaggio di loser rendendolo se possibile ancora più efficace.

La comicità, in questo genere di commedie. scaturisce dai contrasti e dal gioco sugli stereotipi e Daddy's Home sfrutta consapevolmente l'iperbole mettendo da un lato un innocuo, organizzatissimo, goffo e responsabile cucciolone bisognoso d'affetto e dall'altro un pitbull col fisicaccio da Navy Seals e una vita avventurosa e disordinata, un seduttore nato col piano (non tanto) segreto di reclamare il suo territorio.

Ma se l'esagerazione appartiene al genere, la descrizione delle dinamiche di rivalità maschili (e alla fine, anche femminili) per la conquista dell'altro sesso e per la corona di legittimo re della famiglia, è fedele al vero: ci si sfida su chi sia più fico, più simpatico, più manualmente abile, ma in fondo si tratta sempre di confrontarsi gli attributi (e non sempre vince il più dotato, anche perché c'è sempre qualcuno che ce l'ha più grosso).

Ferrell è spassoso nel ruolo del papà da manuale (stavolta alla lettera), sia nei momenti introspettivi che nello slapstick più demenziale (se non ridete neanche alla scena della moto, la commedia americana non fa proprio per voi). Wahlberg (che per la gioia delle amanti dei muscoli appare spesso senza camicia, impegnato in faticosissimi training eseguiti con soave nonchalance), è bravo e convincente nel creare un personaggio di manipolatore seriale assai bastardo ma non cattivo.

Tra i due si inserice con poco edificanti ed esilaranti racconti di vita vissuta l'ottimo Thomas Haden Church nel ruolo del capo di Ferrell, ed è all'altezza il resto del cast, dai ragazzini per una volta non antipatici alla mamma stremata di Linda Cardellini, fino al simpatico ospite parassita di Hannibal Buress (e c'è anche una piccola partecipazione di Bobby Cannavale, che fa sempre piacere vedere).

Daddy's Home non è la commedia del secolo: a volte la comicità è di grana grossa, non tutti gli ingranaggi sono oliati alla perfezione, è un po' ripetitiva e e il product placemente della Ford è così smaccato che ricorda certi film di una volta, ma se vi piace la commedia americana che assomiglia a un cartone animato ma vuol bene ai suoi personaggi, se amate il genere e non lo guardate dall'alto in basso, sicuramente vi divertirete.

Daddy's Home
Trailer ufficiale italiano - HD


  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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