Belli di papà: la recensione della commedia con Diego Abatantuono

25 ottobre 2015
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Un libero remake di un film messicano diretto da Guido Chiesa con bravi attori ma anche un po' d'affanno.

Belli di papà: la recensione della commedia con Diego Abatantuono

Un ricchissimo industriale vedovo si rende conto di avere tre figli viziati, immaturi e irresponsabili. Nel tentativo di salvarli simula una bancarotta e li porta in “clandestinità” nella natìa Taranto, dove dovranno imparare a guadagnarsi la vita col sudore della fronte, superando nel farlo anche i pregiudizi di cui si sono nutriti fino ad allora.

Nata nel 1986 dall'unione creativa di Gabriele Salvatores, Maurizio Totti e Diego Abatantuono e inaugurata da Kamikazen – Ultima notte a Milano, la Colorado Film è uno dei pochi esempi, in Italia, di produzione indipendente. Operativa sull'asse Roma/Milano, nei suoi quasi trent'anni di attività ha prodotto 29 film, declinando una sua via alla commedia (in prevalenza) ma anche al cinema di genere e d'autore, con titoli come Nirvana, La cura del gorilla, Io non ho paura, Vergine giurata. Dal 2003 ha espanso la sua attività in tv con trasmissioni di successo come Colorado Café, miniserie come Quo vadis, baby? ed è anche etichetta discografica e casa editrice. Da sempre fondata sull'interscambio tra cabaret, comicità televisiva e cinema, ha aperto negli ultimi anni anche a un tipo diverso e più giovane di commedia con i film di Paolo Ruffini e la partecipazione di nuovi talenti, figli di quella gavetta e non solo, a opere un po' più ambiziose.

In Belli di papà, dove un padre che dà una lezione “estrema” ai figli per educarli al valore del lavoro e della vita, tutte le componenti di cui sopra convergono. C'è un regista come Guido Chiesa, associato tradizionalmente a un cinema serio e/o impegnato, che ha diretto in passato episodi di Quo vadis, baby? ed era interessato da tempo a girare una commedia, c'è il nume tutelare e padre fondatore Diego Abatantuono, naturale capofamiglia per tre ragazzi come Andrea Pisani - dai PanPers a questo film passando per Fuga di cervelli -, Matilde Gioli - splendido talento naturale rivelato da Il capitale umano - e l'esordiente assoluto Francesco Di Raimondo. C'è anche Antonio Catania, il miglior jolly del cinema italiano, qua un po' sacriticato, e,  visto che il film è ambientato al Sud, nel tarantino, fanno capolino noti youtuber locali, i Nirkiop, e quell'ottimo attore caratterista e sosia belushiano che è Nicola Nocella, lanciato da un'altra factory, quella di Pupi Avati, con Il figlio più piccolo.

Come sta diventando consuetudine di certo cinema italiano a medio budget, anche Belli di papà è un libero remake di una sconosciuta commedia, in questo caso messicana. Il risultato dell'operazione non è disprezzabile, anche se l'impressione è che lo spunto di partenza sia un po' poco per farne un film che, per quanto rimpolpato con scenette simpatiche e bravi attori di contorno, dà l'impressione di avere molti vuoti. Del resto è difficile approfondire nella durata di una commedia tutti i temi messi in campo, dal rapporto padre/figli a quello Nord/Sud coi relativi - e reciproci - pregiudizi culturali.

Il punto di forza del film è un Diego Abatantuono nella sua vena migliore, quella sospesa tra il sarcastico e il malinconico, che riesce ad arricchire di umanità un personaggio che in altre mani poteva diventare stereotipato. La differenza di esperienza e la naturale soggezione che i giovani attori sembrano provare nei suoi confronti vanno a favore della plausibilità della storia e appare azzeccata la scelta di Francesco Facchinetti nel ruolo del viscido fidanzato della figlia: la spontaneità e la faccia tosta del personaggio ben si prestano a un ruolo che esaspera in negativo le caratteristiche dell'interprete.

Nell'insieme Belli di papà si vede con piacere, soprattutto grazie agli attori, che rendono gradevole e significativa una storia sul rapporto padri/figli che in una società come quella in cui viviamo sembra spesso mancare del tutto, conferendo al film un sincero carattere di fiaba morale.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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