7 ore per farti innamorare: recensione del primo film da regista di Giampaolo Morelli

20 aprile 2020
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L'attore è anche il protagonista di una ritmata commedia sentimentale con qualcosa di napoletano e qualcosa di anglosassone.

7 ore per farti innamorare: recensione del primo film da regista di Giampaolo Morelli

In una Napoli tardo-primaverile o estiva che non ha nulla da invidiare a un autunno newyorchese, un guru motivazionale, dall'alto di un palco "di fortuna", impartisce consigli a una platea di uomini goffi e insicuri, invitandoli a considerare che lo scopo dell'esistenza di ogni essere umano, qualunque sia il sesso di appartenenza, è sopravvivere e riprodursi. A parlare con voce ferma e piglio appena aggressivo anche all’ipotetico oggetto del proprio amore non è però Tom Cruise in un improbabile sequel di Magnolia con annesso viaggio in Italia, ma una splendida Serena Rossi, a significare che 7 ore per farti innamorare non guarda, come le troppe commedie che ogni anno si producono nel nostro paese, al proprio ombelico, ma si rivolge altrove: alla tradizione inglese delle commedie romantiche, per esempio, e all'idea, americana al cento per cento, che tutto sia possibile a patto di leggere attentamente le istruzioni per l'uso o di osservare alla lettera regole precise.

Le regole e la storia d'amore: ecco i due elementi che si amalgamano alla perfezione nell'esordio alla regia di Giampaolo Morelli, che torna a un suo romanzo e a una sua pièce teatrale per dirci una serie di cose, in primis che essere felici è un dovere (c'è scritto anche nella Costituzione USA), e poi che per capire una persona basta "togliere l’audio", in altre parole considerare le sue azioni e non i suoi discorsi.

Ma non finisce qui. Nella travagliata vicenda del giornalista di economia Giulio, che si rilassa con il cubo di Rubik e vive placidamente la sua esistenza da looser fino a quando un personalissimo Sliding Doors non lo porta ad andare a scuola dalla maestra d'amore di cui sopra, c'è il desiderio di svelare, o almeno di provare a interpretare, il grande mistero dell’innamoramento. Il che, in termini di sceneggiatura, non si traduce in un racconto melenso o in un andamento da sitcom. No, la storia del bravo ragazzo che cambia taglio di capelli e impara a superare il "test dello zerbino" ha una partenza scattante, uno sviluppo intrigante e una conclusione un po’ a sorpresa ma nel rispetto del genere di appartenenza. Morelli si fa addirittura in tre (il bravo ragazzo, il conquistatore e un finto fan di una tremenda cantante neo-melodica) e non dimentica mai la macchina da presa a favore della recitazione. E come attore si dimostra generoso, perché invece di sgomitare per avere la ribalta tutta per sé, si circonda di una serie di caratteristi proprio come si faceva nelle commedie napoletane, ma anche romane, di una volta. 

C'è una piccola corte dei miracoli in 7 ore per farti innamorare, che mette a frutto gli insegnamenti dell'insegnante di rimorchio, ogni tanto cogliendo nel segno, più spesso calcando troppo la mano e quindi fallendo. E’ questa la parte più divertente della commedia e la più ritmata, e sulla scena ogni interprete è al posto giusto. La parte sentimentale è un po' meno efficace, ma il messaggio che arriva è forte e chiaro, e consiste nell'invito ad affidarsi, se è proprio necessario, a qualche truccheto e a coltivare la fiducia in noi stessi, evitando tuttavia di scivolare nei cliché e nelle frasi fatte.

Giampaolo Morelli e il suo co-sceneggiatore Gianluca Ansanelli sembrano insomma avere una predilezione per l'uomo sincero, e Morelli lo dimostra facendo sfoggio del ridicolo atteggiamento e frasario amoroso del cosiddetto "stronzetto" o "piacione". Muovendosi sul sottile confine che separa la verosimiglianza dall’esagerazione, il regista-attore ci aiuta a comprendere la vacuità e superficialità delle donne e degli uomini che con parole ad effetto ci hanno "intortato" almeno una volta nella vita, in particolare quando non ci volevamo abbastanza bene da pensare di meritare un compagno (o una compagna) dolce e amabile.

Torniamo a Napoli. L'abbiamo vista tante volte fare da sfondo a storie di malavita. Siamo stati, per esempio insieme a Gomorra - La Serie, nelle sue zone più degradate, mentre Ferzan Ozpetek ci ha mostrato un coté quasi esoterico del capoluogo partenopeo. Con 7 ore per farti innamorare, Morelli va da un'altra parte. Fugge la pizza e i mandolini ed entra nelle case borghesi, un po' come aveva fatto, in Una festa esagerata, Vincenzo Salemme. Che poi Salemme fa parte del cast di 7 ore per farti innamorare. Lo troviamo in 2 o 3 scene, è l'incontro è assai piacevole. Convince anche Serena Rossi, che domina un ruolo non facile, perché in bilico fra durezza e fragilità.

7 ore per farti innamorare
Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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