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Yellow Submarine: Il sogno psichedelico dei Beatles compie 50 anni

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Compie mezzo secolo il capolavoro diretto da George Dunning con John, Ringo, Paul e George in versione animata.

Yellow Submarine: Il sogno psichedelico dei Beatles compie 50 anni

Non ricordo il giorno esatto in cui vidi per la prima volta Yellow Submarine, uno dei miei film preferiti di sempre: forse fu proprio la sera di Capodanno del 1972, quando ero solo una ragazzina di provincia quattordicenne che dei Beatles aveva sentito parlare dai fratelli più grandi delle sue amiche ma adorava il “beat” e soprattutto i capelloni e i “figli dei fiori” che giravano per le strade e che venivano giudicati con severità e scherno dagli adulti, i cosiddetti Matusa. Fu quella infatti, sullo schermo inevitabilmente in bianco e nero dell'Italia democristiana, la prima volta in cui il film venne trasmesso in tv. Di sicuro lo rividi più volte in seguito, ma so per certo che fu amore a prima vista, per l'arguzia dei dialoghi, i personaggi, il messaggio di peace & love e - ovviamente - le splendide canzoni dei Fab 4 che prendevano vita in fantasmagoriche immagini. A fine ottobre 1976 ricordo però che ero al Teatro del Giglio di Lucca, mia città natale, durante quello che allora si chiamava il Salone dei Comics, gremito di fumettisti, animatori e semplici spettatori, dove il film veniva proiettato in versione originale alla presenza del regista, il canadese George Dunning, collaboratore di un illustre animatore sperimentale dell'epoca, Norman McLaren.

All'epoca studiavo francese, ero digiuna d'inglese e non compresi una parola (non c'erano i sottotitoli), ma ricordo ancora la grandissima emozione di rivedere assieme a uno dei suoi autori un film che amavo tanto e che era ancora giovanissimo, con John, Paul, George e Ringo tutti vivi e attivi anche se da qualche anno il mitico quartetto si era sciolto tra mille polemiche. Rendersi conto dell'impatto e della portata davvero rivoluzionaria di questo film musicale non è forse altrettanto semplice per il pubblico odierno: si trattava della prima animazione adulta, che rispecchiava il nuovo mondo che stava sorgendo e i gusti dei giovani in un ambito fino ad allora dominato dalle splendide (ma a volte leziose) produzioni Disney e dai cartoni televisivi divertenti ma sempliciotti di Hanna e Barbera. Gli stessi Beatles, tra il 1965 e il 1967, erano stati protagonisti di una serie animata per la ABC prodotta proprio da Al Brodax, primo motore anche di Yellow Submarine: non l'avevano amata per niente, e così, quando dopo A Hard Day's Night e Help!, venne loro proposto di diventare protagonisti di un lungometraggio animato che prendesse spunto dalle loro canzoni, pur dando il loro consenso e scrivendo anche nuovi brani appositamente per il film, erano a dir poco scettici, divisi tra il timore di ripetere l'esperienza dei cartoni tv e quella di essere trasformati in personaggi disneyani.

Di fatto, non intervennero mai nella produzione con veti o altro, ma nelle loro visite di cortesia per assistere al work in progress si appassionarono al progetto trovandosi sempre più coinvolti, tanto da accettare volentieri di apparire in una sequenza live action alla fine del film. Nel 1967 sarebbe stato per ovvi motivi impossibile averli tutti e quattro a disposizione il tempo necessario per dar voce ai loro alter ego, così vennero scelti degli ottimi doppiatori: John Clive (John), Geoffrey Hughes (Paul) e Paul Angelis (Ringo e in seguito anche George, quando Peter Batten, un non professionista scovato per caso in un un pub, venne arrestato perché disertore). Il risultato fu così buono che a lungo molti hanno creduto che gli stessi Beatles avessero doppiato il film. Come raccontava divertito il direttore di produzione John Coates nel commento audio al dvd, ognuno dei quattro trovava identica la voce degli altri tre e completamente sbagliata la propria. La versione italiana, va detto, ha un doppiaggio all'altezza dell'originale, che riesce a riprodurre perfino quasi tutti i giochi di parole, nonsense, surreali e tipicamente British, di cui sono infarciti i dialoghi: a realizzarla le voci giustamente più celebri del doppiaggio italiano: Cesare Barbetti (John), Massimo Turci (Paul), Glauco Onorato (George), Pino Locchi (Ringo) e Oreste Lionello (il meraviglioso personaggio del Nowhere Man, Geremia).

Dopo soltanto 11, strettissimi mesi di lavorazione, dall'agosto del 1967 al luglio del 1968, con gli animatori costretti a orari massacranti e a ricorrere all'aiuto appassionato di volontari e studenti scelti tra le scuole d'arte londinesi per il lavoro notturno, Yellow Submarine - che sfora di 25.000 sterline il budget previsto di 375.000 - viene presentato in una affollatissima e trionfale anteprima mondiale al London Pavilion il 17 luglio 1968, di cui sono rimaste molte testimonianze (vedi il video sotto). La critica lo accoglie con entusiasmo (per i British Film Critics è il film dell'anno), ma, a detta sempre di John Coates, viene promosso dal marketing come un film per bambini, al contrario che in America, dove il successo di pubblico è maggiore. A quanto pare nelle nostre sale Yellow Submarine arriva il 15 febbraio 1969. Non siamo riusciti a trovarne traccia, comunque, nella classifica degli incassi di quell'anno, quando fu distribuito anche il bizzarro Magic Christian, film satirico con Peter Sellers e il più simpatico e divertente dei Beatles, Ringo Starr. Sicuramente, come la sottoscritta, moltissimi italiani lo hanno conosciuto in tv: c'è stato un periodo in cui Yellow Submarine era diventato il film delle vacanze di Natale, assieme a La vita è meravigliosa e a un altro lungometraggio animato, La punta, narrato da Ringo Starr e con le musiche di Harry Nilsson.

Come racconta ancora Coates, Yellow Submarine è nato un po' per caso e in modo assolutamente sperimentale, in netto e intenzionale contrasto con l'estetica dell'animazione per ragazzi Disney. Non solo, ma è entrato in lavorazione senza uno storyboard definitivo, il che ha favorito la creatività individuale dei collaboratori e le invenzioni sul set. Responsabile del design dei personaggi, delle controparti animate dei Beatles e soprattutto dei Blue Meanies, i Biechi Blu che vogliono togliere musica e colore alla terra di Pepperland (o Pepelandia), è Heinz Edelmann, illustratore e designer ceco-tedesco scomparso nel 2009, che la produzione fa arrivare dalla Germania quando ne scopre casualmente le fantasiose illustrazioni sul periodico per adolescenti "twen". Tra le sue bellissime creazioni restano impressi soprattutto i cattivi, per cui disegna un vero e proprio esercito con tanto di panzer, che non viene utilizzato nella versione finale per non allungare troppo la sequenza della battaglia. I villain del film, però, per lui sono Rossi. In un mondo che vuole celebrare la libertà, la pace e l'armonia, sconfitti ormai i nazisti, restano i malvagi dei regimi del cosiddetto comunismo reale, l'Unione Sovietica e i suoi stati satellite. Ma, per un banale equivoco, del suo “rosso bluastro” un'assistente coglie solo il riferimento al bluastro e i Red Meanies diventano Blu. Lo stesso Edelmann, intervistato molti anni dopo, riconosce che questo ha reso il film meno datato.

Alla sceneggiatura contribuirono addirittura – non accreditati - l'autore del lacrimoso bestseller “Love Story”, Erich Segal, e lo scrittore di Liverpool Roger McGough, che scrisse le molte battute “dialettali”. All'autore di effetti speciali Charlie Jenkins si devono sequenze come la splendida Eleanor Rigby, il Mare della Scienza e il Mare dei Buchi. Un geniale patchwork di talenti dette vita a qualcosa di mai visto prima e conferendo alle parole e alle musiche di Lennon-McCarthy immagini e colori evidenziò il loro straordinario contributo alla cultura moderna e alla rivoluzione giovanile. Quello che emerge chiaramente ancora oggi dalla visione del film e dalle testimonianze di tutti coloro che contribuirono a dargli vita è l'entusiasmo totale nel fare qualcosa di mai visto e tentato prima, affrontando enormi difficoltà tecniche (tutto era fatto in modo artigianale: le lunghe e difficili sequenze al rotoscopio, la colorazione manuale degli sfondi, l'inserimento di sequenze e persone reali come le squadre del Liverpool e dell'Everton e tutte le "lonely people" in Eleanor Rigby, ecc.), con la consapevolezza di vivere un momento storico e culturale in cui tutto sembrava possibile.

Negli undici mesi di lavorazione nacquero 13 bambini, si formarono coppie e si crearono amicizie indissolubili. A parte qualche spinello e molti litri di birra, nessuno assunse droghe, men che meno LSD, durante la realizzazione: la psichedelia era parte del DNA dell'epoca e l'immaginazione al potere non era soltanto un vuoto slogan. A 78 anni Ringo Starr canta ancora nei suoi show con la All Starr Band, come faceva nel film, la canzone del Sottomarino Giallo, e tutti – dai più piccoli ai più anziani - cantano con lui. Perché il potere della fantasia è immortale e può sconfiggere, oggi come allora - sia pure con più fatica - tutti i miserabili Biechi Blu che stanno impestando il mondo togliendogli musica, differenze e varietà, che ci vorrebbero tutti tristi come loro e che forse hanno solo un bisogno insoddisfatto di amore che li rende cattivi e rabbiosi. Nell'attesa che questo succeda e la musica torni a silenziare il Male, rivediamo ancora una volta quell'insolito, magico capolavoro che è Yellow Submarine, che nel suo piccolo seppe trasformare in realtà i sogni di molti.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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