Lucca Comics & Games 2018: riflessioni sull'edizione appena conclusa

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Lucca Comics & Games 2018: riflessioni sull'edizione appena conclusa

Chi non è mai stato a Lucca Comics & Games, mi verrebbe da dire, non sa cosa sia la stanchezza da festival. In genere nelle manifestazioni cinematografiche vai in sala, vedi un tot di film, fai delle interviste e scrivi, il che è già abbastanza faticoso, checché ne pensi chi crede che i critici e i giornalisti vivano in una perenne vacanza. Ma provate a immaginare di fare più o meno le stesse cose attraversando da una parte all'altra una città circondata da Mura, dove ogni spazio possibile e immaginabile è invaso da decine di migliaia di persone, spesso con ingombranti costumi e attrezzi di scena, padiglioni giganteschi e file chilometriche. Certo essere nativi, come la sottoscritta, aiuta un po' per la conoscenza di scorciatoie ignote agli altri, ma alla fine si arriva comunque esausti, e con la sensazione di non aver visto nulla o di essersi persi qualcosa di irripetibile.

Però, in quella stanchezza abissale, si fanno strada mille belle sensazioni, che proveremo a sintetizzare in una riflessione su questa edizione, che ha fatto registrare 251.000 spettatori paganti, nonostante un paio di giorni di maltempo e un inizio lento per la partenza in un giorno feriale. Comunque sia, il record dell'edizione del cinquantenario (270.000) è vicinissimo. Siamo però convinti da sempre che non è ai numeri che si dovrebbe guardare, ma alla qualità delle proposte e alla soddisfazione di chi non manca mai, mette i soldi da parte per un anno per compiere il viaggio nella Terra dei Balocchi e incontrare i suoi eroi, o si prepara un costume per non sfigurare accanto ai cosplayer più agguerriti. I numeri, si sa, servono soprattutto agli irrinunciabili sponsor, ma a noi che importa?

Io ricordo ancora (privilegio dell'età) la Lucca di tantissimi anni fa, quando tutto si svolgeva tra il Teatro del Giglio e una caldissima tensostruttura in Piazza Napoleone (la vedete qua sotto, nella foto d'epoca in bianco e nero), dove si aggiravano pochi ragazzi in cerca di disegni, pronti a bloccare chiunque avesse l'aria da fumettista (ne ho di bellissimi e di personaggi mitici a provarlo) e gli unici frequentatori della fiera erano studiosi, disegnatori e animatori provenienti da tutto il mondo, e qualcuno come noi che saltava la scuola in quei giorni benedetti che ci sollevavano dalla noia mortale della provincia dell'epoca (tra questi, oltre alla sottoscritta, c'era un mio compagno di liceo affascinato dalle nuvolette, Graziano Frediani, da anni in forza alla Bonelli). Negli anni, col mondo, il famoso Salone dei Comics è cambiato e si è esteso ad altri mondi dell'intrattenimento. E' come se quel “Pallone”, come chiamavamo la struttura in piazza Napoleone, si fosse gonfiato a dismisura, fino a inglobare tutta la città inondandola di luci, colori, odori, suoni e allegria.

Continuerà a crescere questo festival unico al mondo, come hanno sottolineato tutti, dal sensei Leiji Matsumoto (che ha dedicato a Lucca due splendidi acquerelli) a tutti gli attori e personaggi intervenuti e rimasti rapiti dal posto e dall'atmosfera? Certo 2000 eventi in cinque giorni sono tanti (troppi?), e qualche piccolo intoppo quest'anno si è notato. Comunque, tornando a bomba, senza il supporto di una redazione in loco è impossibile per una singola persona coprire eventi tanto lontani e tanto diversi, però il bilancio è ancora una volta positivo. E' stato senza dubbio interessante incontrare i magnifici protagonisti di Narcos: Messico, Diego Luna e Michael Pena, Nicholas Brendon di Buffy e gli attori secondari ma non meno importanti del Trono di spade, Sibel Kekilli e Miltos Yerolemou. Per non parlare ovviamente del maestro Leiji Matsumoto, che con grande serenità e modestia ha impartito ai presenti una lezione di vita di raro pregio.

Abbiamo poi assistito ad una masterclass a invito sulla costruzione del Millennium Falcon, tenuta nientemeno che da Dave Fogler, visual effects supervisor alla Industrial Light & Magic per oltre 20 anni, che ha lavorato anche ad Avatar e a tutti i Transformers e che ci ha fatto capire quanto ancora conti, nel cinema degli effetti speciali, la perfezione del modello originale e la collaborazione di un numero infinito di persone (quelle che scorrono sui titoli di coda per parecchi minuti), spiegandoci il suo lavoro e rassicurandoci sul fatto che gli effetti che vediamo nascono dall'unione tra nuova tecnologia digitale e vecchi metodi artigianali.

E' stato poi per me particolarmente bello ed emozionante incontrare una persona davvero speciale come Gipi, un grande artista a 360 gradi, prima dell'entusiastico sold-out per la presentazione de Il ragazzo più felice del mondo e restarci a parlare della provincia e di altre cose che molti maledetti toscani hanno in comune, dopo l'intervista, come se ci fossimo sempre conosciuti. Erano splendide le mostre a Palazzo Ducale, che ogni volta celebrano artisti del fumetto e dell'illustrazione non sempre noti al grande pubblico. Tra gli spazi evento che siamo riusciti a visitare ci sono piaciuti molto i sotterranei del baluardo di San Colombano, che l'anno scorso ospitava il set di Stranger Things, stavolta location perfetta per personaggi e oggetti iconici del Trono di spade, e il sorprendente padiglione dedicato a Narcos: Messico in Piazza Anfiteatro, dove attori locali (bravissimi e instancabili) in una perfetta ricostruzione anni Ottanta degli uffici della DEA, tenevano un briefing sul narcotraffico ad aspiranti agenti tra il pubblico, prima di sguinzagliarli sulle ltracce dei trafficanti per tutta la città. Un set completo di prostitute in cella, mappe, telefoni, telescriventi, schedari, tutto quello che siamo abituati a vedere, incluso un “vero” latino americano con la pistola d'oro, che parlava spagnolo e non si faceva scrupoli a maltrattare i visitatori.

Abbiamo adorato i cosplayer: ce n'erano al solito di bellissimi, originali, folli. Ci è sfuggita – camminava velocissima – la perfetta copia della suora di The Nun, erano molto gettonati i protagonisti de La casa de papel, e come al solito molti non siamo riusciti a riconoscerli. Ma sono loro che per noi incarnano lo spirito di una manifestazione inclusiva in cui nessuno si fa male, si insulta o peggio, ma tutti si divertono a essere per un giorno i loro eroi. In gran parte a loro è dedicata la nostra piccola gallery, che non è - manco a dirlo - professionale, ma fatta col cuore. Tra gli eventi extra lavoro che siamo riusciti a seguire molto bello il panel che partendo dai cinquant'anni delle Sturmtruppen di Bonvi ha ripercorso la storia del fumetto umoristico in Italia, con Guido Silvestri in arte Silver, Luca Boschi, Moreno Burattini, Alfredo Castelli, Massimo Bonfatti e Roberto Totaro, con storie e immagini che hanno risvegliato ricordi infantili e adolescenziali. La foto c'è ma i cartellini coi nomi erano tutti mescolati, vediamo se riuscite a riconoscerli.

Infine, a rotta di collo, siamo corse nel Salone del Vescovado dove, sotto un enorme crocifisso, Maurizio De Giovanni parlava, con la sua consueta e irresistibile verve, del suo miglior personaggio, il Commissario Ricciardi, protagonista di una serie di bellissimi romanzi ambientati a Napoli durante il fascismo, in occasione della presentazione dei primi quattro volumi delle sue storie trasposte a fumetti e dell'anticipazione dei prossimi tratti da altre storie, a cura della Bonelli. Per la musica c'erano Motta, Lo Stato sociale, Gué Pequeno e i Lacuna Coil, ma a noi sono piaciuti parecchio i Nanowar of Steel. E vi abbiamo detto di tutto quello che ci interessava e che non siamo riusciti a vedere? Ecco, quello è praticamente quasi tutto. All'anno prossimo!



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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