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Lo stato contro Fritz Bauer, la storia vera della caccia ai criminali nazisti

Lo stato contro Fritz Bauer racconta dell'uomo che nel dopoguerra diede la caccia al pericoloso Adolf Eichmann.

Lo stato contro Fritz Bauer, la storia vera della caccia ai criminali nazisti

Lo Stato contro Fritz Bauer (2016), film tedesco interpretato da Burghart Klaußner, è la storia vera di un uomo che fu fondamentale nel secondo dopoguerra per consegnare alla giustizia i più pericolosi membri delle SS in circolazione. Esaminiamo la figura reale, poi ci occupiamo del lungometraggio.

Lo Stato contro Fritz Bauer, chi era il cacciatore di nazisti

Nato a Stoccarda nel 1903 da genitori ebrei, Fritz Bauer si laureò in giurisprudenza e nel 1920 si iscrisse al Partito Socialdemocratico: le sue origini e il suo orientamento politico lasciarono un segno profondo sulla sua vita, all'alba del Nazismo. S'impegnò in prima persona, come extrema ratio, per tentare uno sciopero generale contro il Partito Nazista nel 1933, al termine della Repubblica di Weimar fondata nel 1919. Dopo il fallimento di quell'atto, fu arrestato e successivamente rilasciato, ma nel 1936 fu costretto a riparare in Danimarca, poi dal 1940 in Svezia, dove rimase fino al termine del conflitto. Rimise piede in patria solo nel 1949, procuratore a Francoforte sul Meno e responsabile di una class action contro i criminali di guerra, avviata nel 1958 e origine poi del celebre Processo di Francoforte (1963-1965), incentrato sui crimini all'interno di Auschwitz. Nello specifico, tra il 1957 e il 1960, periodo coperto proprio dallo Stato contro Fritz Bauer, si prodigò per organizzare col Mossad, il servizio segreto israeliano, il rapimento in Argentina di Otto Adolf Eichmann, funzionario delle SS tra i più attivi nell'olocausto. Eichmann fu condannato a morte e impiccato in Israele nel 1962: rimane la prima e unica pena di morte mai emessa nel paese.
Bauer è deceduto a Francoforte nel 1968.

Lo Stato contro Fritz Bauer, cosa racconta il film

Come si diceva, Lo Stato contro Fritz Bauer di Lars Kraume si concentra sui prodromi del processo di Francoforte e su quel periodo della vita di Bauer, non costituendone perciò un biopic. Lo vediamo in difficoltà nell'imbastire la sua class action, perché i nostalgici del Terzo Reich pullulano nell'intero sistema giudiziario e pochi hanno davvero il desiderio di rinvangare un passato che brucia. Dal suo ufficio scompare un dossier, ma il suo accanimento, specialmente dopo la soffiata sulla presenza di Eichmann in Argentina, lo porta a convincere il Mossad a rapirlo, non potendo fare affidamento sull'Interpol, in quanto non responsabile per i crimini di guerra. Riesce a ottenere il nome in codice di Eichmann tramite un altro ex-nazista, ma non a ottenere l'estradizione dell'uomo dall'Israele alla Germania, perché il governo (allora presieduto da Adeanauer) teme una crisi politica durante il processo.

Lo Stato contro Fritz Bauer, la genesi del film

L'unica vera libertà narrativa che Lo Stato contro Fritz Bauer si concede rispetto agli avvenimenti storici è la creazione del giovane pubblico ministero suo sodale, Karl Angermann, sorta di calderone in cui gli autori hanno fuso diverse figure per le quali Bauer fu un mentore. Il resto degli avvenimenti narrati corrisponde in effetti a ciò che successe: il regista Lars Kraume ha posto eguale cura sia nella ricostruzione storica sul set, sia nella sceneggiatura, ispirata dal libro "Il ritorno degli indesiderati. Una storia degli ebrei in Germania dopo il 1945", scritto dall'Olivier Guez poi con lui autore del copione. Le riprese del film sono durate un mese, per un budget di tre milioni di euro. Curiosamente, Michael Schenk, qui interprete di Eichmann, aveva partecipato a un altro film che riguardava il Mossad, cioè Munich di Steven Spielberg.

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