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Home Education - Le regole del male, gli elementi della paura nell'horror di Andrea Niada

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Arriva al cinema oggi con Warner Bros. Pictures l'horror Home Education - Le regole del male con Julia Ormond, Lydia Page e Rocco Fasano. Il film diretto da Andrea Niada usa alcuni elementi narrativi e scenografici ben precisi per generare un senso di inquietudine crescente. Vediamo quali sono.

Home Education - Le regole del male, gli elementi della paura nell'horror di Andrea Niada

Home Education - Le regole del male, scritto e diretto da Andrea Niada, ricava la sua inquietudine, emozione fondamentale in un horror, dall'uso di alcuni elementi o temi particolarmente disturbanti, senza andare sempre alla ricerca del cosiddetto "jump-scare", l'escamotage dello spavento di soppiatto. La sua è una costruzione particolare... e proviamo a scoprire dove siano le sue fondamenta.
La storia è sulla carta semplice: mamma Carol (Julia Ormond) cresce e istruisce in una casa nel bosco sua figlia Rachel (Lydia Page). Vivono in un quasi totale isolamento, e quando papà Philip muore, ne attendono il ritorno seguendo una credenza esoterica che lo stesso Philip ha inculcato loro. Un equilibrio molto sottile e fragile, specialmente per Rachel che si affaccia alla vita. Il giovane Dan (Rocco Fasano) comincia a nutrire curiosità e dubbi su questa strana famiglia...

Le basi di Home Education: la negazione della morte (e della condizione umana)

Il primo livello su cui poggia il profondo disagio che Home Education - Le regole del male riesce a trasmettere è nell'aspetto più disperato della condizione umana: la difficoltà di accettare l'idea della morte. Non è mai semplice, tanto che le religioni stesse nascono per aiutarci ad accettare la condanna di saperci "a termine". Carol e Rachel cercano un contatto con l'aldilà, o meglio con un limbo tra la vita e la morte, in attesa che si apra una breccia per consentire un passaggio: è una necessità psicologica straziante. L'horror funziona perché poggia sull'impossibile, eppure comprensibile, idea di negare la morte. Anche se la deriva mentale di mamma e figlia viene descritta bene, il regista e sceneggiatore mantiene un minimo di ambiguità per alimentare l'ansia dello spettatore, una remota possibilità che queste credenze non siano del tutto infondate. Al pubblico decidere cosa pensare.
Di sicuro Home Education è la storia di un isolamento, una realtà alternativa creata dalla mente e potenzialmente "tramandata" di generazione in generazione. Un isolamento che però non può durare all'infinito, e il personaggio di Dan, tramite del pubblico in questo mondo alternativo, ha la funzione di un forse inevitabile elemento destabilizzante

La forza nell'immagine grottesca di Home Education

Home Education è un horror in tutto e per tutto, perché la base psicologica che abbiamo descritto esplode in immagini grottesche molto potenti, sotto la cintura. La progressiva (e apparentemente irreversibile) decomposizione del cadavere di Philip potrebbe già bastare a rendere più forte e disperato il tema della storia, ma Niada sa che il cinema può andare oltre la descrizione di una patologia mentale, annullando le barriere tra follia e realtà: crea così immagini in bianco e nero provenienti da quel limbo, dove esseri umani o animali sono sospesi tra morte e vita anche nel loro aspetto, forme scomposte e sofferenti, a metà strada tra quello che erano e la completa dissoluzione.
Home Education è un netto passo avanti rispetto al cortometraggio del 2016 dal quale deriva: come conferma Niada, in quel caso il budget aveva impedito il lavoro meticoloso che incontriamo oggi, creato insieme ai concept artist del team di effetti visivi Proxima. Un aiuto indispensabile perché, ammette Andrea, "Io ho un enorme problema: non so disegnare!" Si sono utilizzati anche software di intelligenza artificiale, per arrivare a cogliere l'impatto che si cercava.

Home Education e l'insostenibilità del suono

Il sound design è l'ultimo stadio dell'incubo di Home Education: spetta a Rachel addentrarsi nel bosco e provare a mettersi in contatto con suo padre, cercando di richiamarlo sulla Terra suonando un corno dal suono raccapricciante. È un rumore misterioso e insostenibile, che nasconde nella sua difficilmente sopportabile durata un urlo allucinato... e a sua volta ne evoca altri. Il suono del corno, nel suo ripetersi sempre uguale, è come una bottiglia con una richiesta di aiuto lanciata nell'oceano da un naufrago: in questo caso anche Carol e Rachel sono metaforicamente su un'isola deserta, perché il loro isolamento le ha portate a sfidare - come si diceva - le stesse regole della condizione umana, che papà Philip non ha mai accettato.
Il suono del corno ha come base, al netto delle modifiche in post-produzione, l' "aztec death whistle", uno strumento azteco che riproduce un teschio: soffiandoci, emette dai suoi buchi un suono simile a un grido lontano. Era uno strumento che per gli Aztechi serviva a comunicare appunto con i defunti. 

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