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Interviste Cinema

Solo un padre - intervista a Luca Argentero, Diane Fleri e Luca Lucini

Luca Argentero e Diane Fleri sono i protagonisti di Solo un padre di Luca Lucini nelle sale dal 28 novembre. Li abbiamo incontrati a Roma insieme al regista e con loro abbiamo parlato di bambini, commedie drammatiche e della vita vissuta negando assecondando le emozioni.

Solo un padre - intervista a Luca Argentero, Diane Fleri e Luca Lucini

Solo un padre - intervista a Luca Argentero, Diane Fleri e Luca Lucini

Dopo il cult adolescenziale Tre metri sopra il cielo, la commedia sentimentale L’uomo perfetto, la commedia corale Amore, bugie e calcetto, Luca Lucini desiderava raccontare una storia che contenesse anche elementi drammatici.
L’occasione è arrivata con Solo un padre, una sceneggiatura che Giulia Calenda e Maddalena Ravagli avevano tratto dal romanzo dell’australiano Nick Earls "Perfect Skin" (uscito in Italia con il titolo "Avventure semiserie di un ragazzo padre").

“Il romanzo mi è piaciuto molto perché parla della paternità, un tema che al cinema raramente viene affrontato” – ha raccontato Lucini, che si è trovato a “gestire” del materiale poco cinematografico.
Il regista doveva poi far fronte a una storia che alternava continuamente il registro leggero e scanzonato a momenti tristi e dolorosi. “La sfida del film era nell’equilibrio fra la risata e il pianto. Credo di averlo raggiunto perché, in fondo, ho raccontato la vita vera, e perché ho avuto a disposizione, per il ruolo del protagonista, Luca Argentero”.
Il doppio registro del film ha imposto a Luca Lucini due distinti piani narrativi. Da un lato una rappresentazione fredda e distaccata della quotidianità del personaggio principale - che si chiama Carlo e fa il dermatologo, dall’altra primi piani e colori caldi per tutte quelle scene in cui Carlo si occupa della sua bambina o interagisce con Camille, una ragazza francese con cui pian piano entra in confidenza. A fare da sfondo alle loro corse mattutine, così come alle vicende di Carlo e dei suoi colleghi di lavoro è una Torino nebbiosa, romantica, mitteleuropea. “Volevo una città invernale” – ci ha spiegato Lucini. Torino mi piaceva, con quel fiume che scorre inesorabile e che rappresenta la vita di Carlo prima che torni a sentire, ad amare”.

Torino è anche la città di Luca Argentero, che ha potuto identificarsi con Carlo perché la vita del personaggio si snodava in luoghi che anche per lui erano molto significativi, pieni di ricordi. L’attore, lanciato dal Grande Fratello e poi da Saturno Contro di Ferzan Ozpetek, ha incontrato invece qualche difficoltà nel fare il papà. “Nessuno ti insegna a fare il padre” ha raccontato. “Se devi interpretare un meccanico, puoi andare in un’officina e prepararti. Con la paternità funziona diversamente e se chiedi in giro, ognuno ti risponderà una cosa differente. E’ stato Luca Lucini ha insegnarmi a ‘maneggiare’ un esserino di 7, 8 mesi. All’inizio mi sembrava di avere fra le mani un vaso di cristallo, poi mi sono accorto che i bambini sono di gomma”. Luca Argentero, che veniva da Lezioni di cioccolato, una commedia in cui la sua recitazione era sopra le righe, ha lavorato per sottrazione, provando lungamente insieme a Luca Lucini . “Un attore affermato ed esperto sarebbe riuscito tranquillamente a cambiare tono, per me è stato un lavoro molto più complesso”. Argentero, che si è divertito molto a recitare insieme a un gatto (in una delle scene più riuscite del film) ha voluto dirci che l’unica ambizione di Solo un padre è “ricalcare l’onda della vita, i suoi alti e bassi, una vita normale, in questo caso quella di un uomo diventato freddo, passivo, un uomo che non sa amare perché non sa soffrire”.

Nel film, l’anaffettivo Carlo torna dunque a provare emozioni grazie a Camille, una ricercatrice arrivata da un piccolo paese della Francia. A interpretarla Luca Lucini ha chiamato Diane Fleri, già vista in Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti e ne Il prossimo tuo di Anne Riitta Ciccone. “Ho voluto che il personaggio avesse un accento francese più forte del mio” – ci ha raccontato l’attrice. “Io non mi sento poi così francese, mi sento romana, e per togliermi di dosso la mia romanità, ho trascorso un po’ di tempo a Torino prima dell’inizio delle riprese”.
In Solo un padre, Camille aiuta Carlo con la sua bambina, dimostrandosi un’eccellente baby-sitter. Anche nella realtà l’attrice ha a cuore la sorte dei più piccoli, ed è da poco diventata testimonial dell’associazione Amici dei bambini. “Amici dei bambini” – ci ha spiegato, commossa e inorgoglita – “si occupa dei bambino abbandonati, tutelando il loro diritto ad aver una famiglia. Io ho adottato un bambino a distanza. Per adesso faccio la madre spirituale, in attesa di diventare una madre reale”. Del personaggio che interpreta, Diane Fleri ha riconosciuto come proprie la spontaneità e l’ottimismo. “Mi somiglia, ed è stata proprio questa la difficoltà, non essere me stessa, ma un’altra”.


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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