Interviste Cinema

Martin Eden è in corsa per gli EFA, intanto gira l’Italia filmando i giovani: incontro con Pietro Marcello

112

Spera che vinca Marinelli agli EFA 2020, così potrà lasciar spazio al protagonista di Martin Eden, ma Pietro Marcello è impegnato da mesi in giro per l’Italia in un reportage che ascolti, per una volta, i giovani e faccia fare autocritica agli adulti e, perché no, anche ai registi.

Martin Eden è in corsa per gli EFA, intanto gira l’Italia filmando i giovani: incontro con Pietro Marcello

“Mi sento più un artigiano che un artista o un autore”, dice con improvviso entusiasmo Pietro Marcello, che ama parlare di pellicola, archivi, reagenti chimici e del suo “laboratorio” di regista che si produce anche i suoi film. Com’è successo con Martin Eden, che dopo aver vinto con Luca Marinelli la Coppa Volpi a Venezia, gira il mondo da un anno e più, pandemia permettendo. “Non ho neanche la televisione, figuratevi Netflix”, dice.
E proprio il regista napoletano, oltre all’attore e la sceneggiatura si giocheranno la possibilità sabato 12 dicembre di portarsi a casa l’EFA, lo European Film Award, il riconoscimento dell’Europa cinematografica unita.

Abbiamo incontrato Pietro Marcello, insieme ad alcuni giornalisti italiani, per parlare di questa sfida, lui che ama che i suoi film viaggino, ma senza accompagnarli, e per cui l’unica cosa che conta è che “invecchino bene”.

Si toglie qualche sassolino dalle scarpe parlando di come l’America abbia molto amato Martin Eden, scritto da un autore di quelle parti come Jack London nel 1909, “però ai David non abbiamo avuto niente, molto poco ai Nastri, le giurie sono così, come la roulette, qualche volta abbiamo ottenuto premi che magari non meritavamo, altre invece non ci hanno premiato pur meritandolo. Agli Oscar non ci hanno mandato pur essendo molto piaciuto proprio agli americani, ma il paese che l’ha più amato è la Spagna. Loro l’hanno capito, al contrario degli italiani che sono un po’ cinici, gli spagnoli sono un po’ rustici ma passionali e hanno capito come sia un film del sud”.

Sempre con il sorriso, quasi a schernirsi, come quando dice che “non eravamo tanto consapevoli quando abbiamo iniziato il film. A me interessa quando vedo una critica che mi aiuti a fare meglio, può aiutare l’autore, come diceva Bazin. Per me Martin Eden è un eroe negativo, non lo amo, sono con lui finché fa sacrifici, poi diventa artista famoso e non sa più raccontare storie, perché ha perso il contatto con la realtà e tradisce la sua classe di appartenenza. Doveva essere molto più lungo, ma non è stato facile produrlo e dirigerlo insieme, anche se forse è stata la forza che ci ha permesso di farlo come volevamo. Preferisco fare film imperfetti e continuare a immaginare che fare film a tavolino, decisi prima. Ha anche un respiro vicino al documentario, al mio metodo, come Bella perduta o La bocca del lupo, per me è sempre lo stesso film, sperando ci sia un’evoluzione.”

Il New York Times ha molto amato Martin Eden, con i due critici del grande quotidiano che hanno addirittura inserito Martin Eden al primo e al quarto posto fra i film dell’anno. “Dicono di averci ritrovato il romanzo, che nasceva già storto, criticato allora per il suo essere un attacco preciso all’individualismo. Hanno avuto Trump fino a pochi minuti fa, chi meglio di loro per capire il corso e ricorso della storia, nel romanzo c’era già il futuro a tinte fosche con i dittatori e l’Europa che avrebbe preso fuoco nel ’40. Loro conoscono solo i romanzi canini di Jack London, perché in sé è uno scrittore proprio anticostituzionale, un ragazzino che si fa da sole, non ringrazia e si uccide. Il film è profondamente europeo, come i libri che bruciano, di quell’identità profonda che ci ha sempre fatti mischiare, basti pensare al neorealismo, che si conclude come percorso con il free cinema, un neorealismo senza il quale non ci sarebbe stata la nouvelle vague”.

Spero vinca Luca Marinelli”, ci dice Marcello, parlando con entusiasmo del protagonista del suo Martin Eden, sperando di non doversi sottoporre ad altre interviste, in caso di vittoria sua. “Ho pensato a lui fin dall’inizio per questa parabola da sottoproletario a intellettuale acuto. Ha fatto un lavoro straordinario, lui come il co-sceneggiatore Maurizio Braucci, per capire il personaggio e interiorizzarlo. È un attore straordinario, ma non devo essere io a dirlo, ha lavorato poi in un ambiente diverso, con la mia società di produzione, Avventurosa, facciamo film tra amici, senza struttura consolidata. Produciamo attraverso il mutuo soccorso. Spero più per una sua vittoria, se lo merita, sta avendo elogi in tutto il mondo. Poi il film è sempre dietro all’attore, come quando vai in un grande museo: vedi il quadro, il soggetto, e non il pittore. Bisogna anche amare i quadri anonimi, mi piacerebbe poter fare i film, essere anonimo, e se piacciono bene, altrimenti…”.

Intanto si appassiona nel raccontare come da mesi, con le ovvie difficoltà legate alla pandemia, ma senza fermarsi veramente, sia impegnato con Alice Rohrwacher e Francesco Munzi in un progetto, ancora non sappiamo cosa diventerà, un “reportage, un viaggio in Italia su cosa pensano i giovani, al loro servizio, solo filmandoli e ascoltandoli, ognuno dalla propria realtà e con le proprie esigenze, con differenze chiare fra regioni o fra città e campagne. È molto bello, sentiamo che stiamo facendo qualcosa. Scopriamo la temperatura del paese, un lavoro molto stimolante, perché da noi i giovani non si ascoltano, parla sempre la stessa gente, non sappiamo cosa vogliono, non abbiamo uno sguardo sui giovani. Il cinema è ricco di strumenti, lo puoi fare come vuoi, non solo pensare a fare film monumentali ma sentire le necessità e interrogarsi su grosse responsabilità in questo momento storico importante, forse anche per fare autocritica. Le sale stanno scomparendo, tutto passerà per le piattaforme e credo sia molto sbagliato, abbandonando la sala si abbandona anche l’idea di fare cinema. I giovani sono molto sensibili, hanno bisogno di riscoprire la sala, dobbiamo riportarla verso di loro. Dobbiamo fare autocritica, se non siamo stati in grado di educare i giovani, che hanno molte più cose da dirci di quanto si dica e dobbiamo stare ad ascoltarli. Loro non credono nei grandi, in noi. I bimbi sono tutti uguali, dipende da come noi li educhiamo. Bisogna riflettere di più e imparare a dire anche dei no, rispondere 'non ci sto, non sono come voi'.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per l'articolo