Interviste Cinema

"Le scelte vanno prese col cuore": Juliette Binoche racconta L'amore secondo Isabelle

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La stella del cinema francese sulle sue paure e la ricerca dell'amore.

"Le scelte vanno prese col cuore": Juliette Binoche racconta L'amore secondo Isabelle

Pittrice in cerca d’amore, Juliette Binoche si aggira in una Parigi malinconica e fuori dal tempo incontrando amori reali e potenziali, uomini di varie età e bellezza, alla ricerca dell’amore vero, quello che dura. Claire Denis l’ha scelta per questi frammenti amorosi, a tratti estenuanti e brutali, malinconici o romantici, in cui la Binoche è protagonista di ogni inquadratura, quasi con ogni centimetro del suo corpo di splendida cinquantenne. L’amore secondo Isabelle, titolo italiano poco in linea con l’affascinante originale Un beau soleil intérieur, arriva nelle sale italiane, e per parlarne abbiamo incontrato proprio lei, Juliette Binoche, in occasione dei Rendez Vous di Unifrance a Parigi.

"Amo sempre parlare di amore e della difficoltà a trovarne uno vero, perché mi sembra così reale. Sono stata toccata da una sceneggiatura scritta davvero bene da una scrittrice come Christine Angot, poi è stata la mia prima volta con Claire Denis. C’è stata una bella complicità con queste due donne, nel raccontare questi frammenti amorosi. La prima volta che ho visto il film la gente rideva, e anche io, mentre la seconda volta ho soprattutto pianto. Dipende da come ti senti dentro, dalla distanza che hai in quel momento dai sentimenti e dall’amore. Senza parlare troppo, si è creata una bella intimità fra me e Claire Denis, fatta di sguardi.

È un film sulla ricerca del vero amore, quello che dura per sempre.

Quello che dura per sempre è dentro di te, non lo troverai fuori, non esiste; al mio personaggio ci vuole un po’ per capirlo, ma se continui a cercare delle soluzioni al di fuori di te non funzionerà mai. Per questo soffri molto, mentre non aspettandosi troppo dalle persone le cose possono andare in maniera diversa. 

Percepisce un’atmosfera diversa, quando viene diretta da una regista donna?

Non mi è mia capitato, perché lavori con la sensibilità e l’intelligenza di una persona, e la seduzione che avviene fra regista e attore, la complicità, non è di tipo sessuale. Sapevo dalla sceneggiatura che sarei stata in ogni scena, solo nel corso delle riprese mi sono resa conto che venivo ripresa spesso con piani ravvicinati. Durante le prove già ho intuito che saremmo andati in una direzione piacevole e intima, con una direttrice della fotografia, Agnès Godard, con cui Claire Denis lavora da trent’anni. Era una situazione confortevole, quasi famigliare.

Il film mostra come le differenze sociali interferiscono anche le relazioni sentimentali, e non mancano le stoccate alla borghesia intellettuale e salottiera parigina.

È una tematica molto importante per la scrittrice, Christine Angot, perché nella sua vita si è trovata in una situazione del genere e quando ne scrive si sente che suona vero, qualcosa che aiuta molto la recitazione, che parte da qualcosa che già è presente sulla carta. Quando la sceneggiatura non è ben scritta sembra venire dal nulla e non dall’esperienza e quando impari le battute lo senti e rende il lavoro difficile. In questo caso mi sono sentita sollevata dalla scrittura. Riguardo alla differenze sociali, c’è da porsi una grande domanda: può l’amore sopravvivere a uno squilibrio sociale? Non è facile, e credo nel film sia molto ben rappresentata.

Nel film si affida a un sensitivo molto acuto, interpretato da Gerard Depardieu, ma nella vita quando non sa quale decisione prendere cosa fa?

Mi affido all’intuito o mi fido della capacità della vita di regalarti delle soluzioni. Nelle scelte professionali è importante scegliere con il cuore, non con la testa, rispondere a quello che ti dice il corpo, evitando le manipolazioni possibili in un’analisi razionale. Se non lo fai, perdi contatto con una parte del tuo corpo che ti conosce meglio di quanto pensi.

Nella sua carriera ha fatto di tutto, oltre che l’attrice al cinema e in teatro, ha anche dipinto e recentemente si è esibita in una performance musicale. Cosa la motiva?

La follia [ride ndr]. Le proposte arrivano nella mia vita e a posteriori ne sono sempre molto stupita, ma allo stesso tempo rispondere di no è molto doloroso, dire di sì lo è molto meno.

Ma se poi diventa un flop?

Dopo averlo fatto? Non mi è mica successo spesso, ma potrebbe accadere. Parlando di film, sicuramente accade che i produttori non rientrino dei soldi spesi, ma devi sapere le ragioni per cui accetti di fare un film, se per i numeri o per sostenere un progetto in cui credi. Ogni tanto anche io faccio film come Ghost in the Shell che fanno grandi numeri, ma fallire fa parte dell’esperienza di ogni essere umano, ti rende vero, umile. Per me l’indipendenza rimane centrale, quando accetto un film non c’è niente e nessuno che mi condiziona.

Cosa pensa dei recenti movimenti come #MeToo?

Quello che mi sorprende più di tutto è il fatto che gli uomini si esprimano, riguarda anche loro. Sai quando vieni sedotta e non c’è niente di male, ma la molestia è tutta un’altra cosa, anche se talvolta devi ripensarci sopra per renderti conto di aver subito una mancanza di rispetto, tanto siamo abituate a certi modi di fare. 

Come attrice sembra che niente la spaventi.

Ma scherza, sono fottutamente spaventata, ma lo faccio. Lo sono davvero, non pensi che non lo sia, ma la sfida è andare incontro alle proprie paure, in questo modo impari molto e alla fine trasformi le tue paure in forza. Cantare è stato spaventoso per me, ma interpretando a teatro le poesie di Barbara era assurdo non farlo. Ho cantato come un’attrice, scoprendo molte cose sulla mia voce e su come utilizzare l’emozione cantando, lo stesso per la danza. Sono spaventata come tutti.

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