Il colpevole - The Guilty: il protagonista Jakob Cedergren a Roma presenta il pluripremiato film danese

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Il colpevole - The Guilty: il protagonista Jakob Cedergren a Roma presenta il pluripremiato film danese

Segnatevi questo titolo: Il colpevole – The Guilty e non mancate di andare a vederlo al cinema, dove arriverà il 7 marzo distribuito da Movies Inspired. Capita pochissime volte di vedere un'opera prima così matura, originale, ben scritta e meglio recitata, capace di tenere incollato lo spettatore fino all'ultimo fotogramma. Prova ne è che il film ha vinto sia il premio del pubblico del Sundance Film Festival che quello del festival di Rotterdam e del Torino Film Festival, che ne ha anche premiato la sceneggiatura e il protagonista.

L'azione si svolge interamente dentro una stanza, dove Asger, un agente di polizia, risponde alle chiamate al centralino delle emergenze. Tutto sembra normale routine finché non arriva la telefonata di una donna che dice di essere stata rapita. L'uomo cerca in tutti i modi di salvarla, anche per riscattarsi da qualcosa che ha commesso, ma di buone intenzioni è proverbialmente lastricata la via dell'inferno. Sempre in campo, sempre in primo piano, Asger dialoga con le voci al telefono, cercando di aiutare, di capire e di rintracciare le persone in auto, assegnandosi da solo un caso difficile e pieno di sorprese. A interpretare il protagonista su cui tutto è incentrato è il bravissimo Jakob Cedergren, visto in Submarino di Thomas Vinterberg, che è venuto a Roma per parlare di un film che ha girato parecchio tempo fa ma che continua a mietere successi, ed è stato acquistato da Jake Gyllenhaal per l'immancabile remake americano.

Jakob racconta che le riprese sono durate solo 13 giorni, ma la preparazione ha richiesto sei mesi di tempo. “Quando sono stato coinvolto la sceneggiatura non era ancora finita, per cui ho lavorato sul personaggio a stretto contatto col regista Gustav Moller e lo sceneggiatore Emil Nygaard Albertsen. Sapevamo di avere poco tempo per girare e volevamo arrivare sul set molto preparati. È stata un'esperienza fantastica e anche divertente, di grande collaborazione, dall'inizio alla fine. Abbiamo girato in ordine cronologico, dividendo il tutto in otto parti, la più breve di 8 minuti e la più lunga in circa 32".

Quando gli viene chiesto se è stato difficile recitare avendo come unico interlocutore le voci degli attori, stando continuamente in scena, risponde: “Può essere molto difficile, ma in questo caso non lo è stato perché il regista ha creato un'atmosfera in cui tutto era molto naturale. È stato fatto tutto dal vivo con gli attori al telefono che stavano in un'altra stanza in fondo al corridoio. Di fronte a me c'erano tre macchine da presa, ma col computer, il telefono e le cuffie non ci facevo neanche caso, sono diventate parte dell'ambiente. Dal momento che si trattava di un'opera prima c'era un'energia fantastica tra la troupe e il cast e ci siamo divertiti molto a farlo”.

Quanto ai temi del film, al presunto sentimento di onnipotenza del poliziotto, Cedergren commenta: “Devo tornare parecchio indietro nel tempo per rispondere, ma più che altro col regista abbiamo parlato della buona volontà del personaggio. Le sue intenzioni sono buone ma finisce per fare del male, per via di quello che gli è successo cerca di fare la cosa giusta ma la fa nel modo sbagliato. Abbiamo parlato di questa situazione, del suo stato d'animo, e quello è il viaggio che mi interessava fare, dal suo modo di essere sicuro all'inizio, arrivando al dubbio a, si spera, a muoversi in una direzione migliore di prima”.

A proposito del progettato remake americano di una storia, che per i temi che tratta (la colpa e il riscatto) e per come li tratta è molto europea e soprattutto nordica, Jakob risponde: “Intanto gli auguro il meglio, sperando che lo facciano a modo loro, altrimenti non avrebbe senso, specie con un soggetto come questo. Ne abbiamo parlato a lungo, ed è vero che c'è questa differenza tra Europa e America, spero solo che riescano a fare qualcosa di originale e non una copia di questo”.

Si è ispirato a film come Locke, o La conversazione, per la situazione e la tecnologia usata?Locke l'ho visto ma non l'ho riguardato, questi comunque sono un personaggio e una storia molto diversi. Per lo più io mi ispiro a persone della vita reale, anche se ci sono diversi film con un personaggio e un'unica location, come Buried con Ryan Reynolds chiuso in una bara e un film svedese con due personaggi in macchina. Io sono rimasto fedele alla storia e sono andato a incontrare persone reali. Ricordo anche La conversazione, ma l'idea è venuta al regista da un video che ha visto su youtube con la chiamata di una donna rapita al 911 americano. È rimasto molto colpito da questo e ha iniziato a pensare se fosse possibile incentrare tutto un film su una situazione del genere. Con lo sceneggiatore è andato in un centralino per le emergenze, in Danimarca, e ha scoperto che a rispondere sono spesso poliziotti che per qualche motivo sono stati tolti dalla strada e riassegnati. Sono partiti da lì e poi via via hanno aggiunto i vari personaggi. La cosa che ho trovato geniale è che hanno ascoltato prima di parlare, il film è costruito su un insieme di storie reali, per questo funziona e suona vero. Il regista, come me, ama molto il cinema americano degli anni Settanta, più che a La Conversazione è ispirato da film come Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, con un personaggi sotto stress rinchiuso in un posto".

Ma quello che viene fuori da queste influenze è un'opera prima davvero originale, in un momento in cui il cinema batte sempre sentieri battuti. Dal 7 marzo in non poche copie (tra le 80 e le 120) potete fare esperienza di Il colpevole - The Guilty, certi di non restare delusi.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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