Interviste Cinema

Home Education, l'horror con Julia Ormond raccontato dal regista Andrea Niada e Rocco Fasano

Per l'uscita dell'horror Home Education - Le regole del male, abbiamo intervistato il suo regista e sceneggiatore Andrea Niada, insieme a Rocco Fasano, nel cast che vede tra i protagonisti Julia Ormond.

Home Education, l'horror con Julia Ormond raccontato dal regista Andrea Niada e Rocco Fasano

L'horror Home Education - Le regole del male, scritto e diretto da Andrea Niada, espansione di un suo cortometraggio del 2016, arriva al cinema dal 30 novembre: nel cast ci sono Julia Ormond, Lydia Page e Rocco Fasano, che col regista abbiamo avuto il piacere di intervistare, in occasione della presentazione del film al recente Fantasticon in quel di Milano. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Home Education, un set spontaneo e pieno di entusiasmo

Andrea Niada aveva ideato Home Education - Le regole del male come cortometraggio di una ventina di minuti, realizzato nel 2016: nella storia, ambientata in una zona rurale remota, Carol attende con sua figlia adolescente Rachel che il marito appena morto torni in vita. Avverrà quando la sua anima abbandonerà una sorta di limbo, col quale comunica la ragazza, tramite un inquietante corno. Un ragazzo del paese vicino, Dan, rimarrà fatalmente incuriosito da questo micromondo nel quale vivono le due donne, seguendo la credenza inculcata loro proprio dal defunto... cosa ci hanno raccontato Andrea e Rocco Fasano, interprete di Dan?

D.: Ogni buon horror deve avere a mio parere una base... "realistica". Uno dei temi principali è la difficoltà di accettare la morte, il mistero della morte. È stata proprio quella la scintilla iniziale della storia?

ANDREA: Sì, è una patologia familiare, che nasce dal padre che ha sviluppato le sue teorie, molto probabilmente per accettarla o magari proprio evitarla. Ha trovato una persona che vi si è attaccata e insieme hanno riversato questa credenza sulla figlia, facendola diventare una versione ancora più estrema di loro stessi, quindi c'è anche il discorso di come certe patologie possano peggiorare di generazione in generazione, specialmente in un contesto isolato.

D.: Rocco, hai mai pensato che il tuo personaggio funzioni un po' come tramite del pubblico, perché è attraverso lui che possiamo guardare questo mondo dall'esterno...

ROCCO: Mi sono reso conto che il mio personaggio rappresenta un po' la consapevolezza degli eventi, il filo rosso che conduce alla catastrofe. Perché rappresenta un po' il nesso con il mondo esterno, perciò dal punto di vista di Carol e della famiglia è una minaccia, ma alimenta la consapevolezza del pubblico quando comincia a interagire con loro. Prima o poi una connessione con l'esterno avrebbero dovuto incontrarla...

D.: Ero curioso sul lavoro che avete svolto sull'immagine del film, perché specialmente per quanto riguarda le parentesi "oniriche", gli sprazzi visionari in cui viene rappresentato non dico l'aldilà ma un limbo, c'è un'espansione estetica notevole rispetto al corto originale.

ANDREA: Il corto originale era costato pochissimi soldi! Ma l'idea è sempre stata quella, abbiamo lavorato con un concept artist e con la società di VFX Proxima per organizzare queste visioni come dici tu "oniriche", proiezioni di una mente che piano piano sta peggiorando. Io ho un enorme problema, per quanto mi riguarda: non so disegnare. Se avessi saputo disegnare, ci avremmo messo molto meno tempo, però per questo lavorare con un concept artist è stato molto divertente, tra varie reference, abbiamo anche utilizzato l'Intelligenza Artificiale, programmi come Dall-E o Midjourney, per generare immagini e immagini, e arrivare a quello che avevo in mente. E poi c'era da ricostruire il tutto e animarlo con gli effetti visivi. È stato un lavoro molto lungo ma divertente.

D.: Cosa portete dentro di voi del lavoro sul set? Perché vi siete anche confrontati con Julia Ormond, per dire...

ROCCO: Io porterò un'umidità pazzesca, perché ha piovuto tutti i giorni! [ride] A parte questa sciocchezza, è stato stupendo perché ho avuto la fortuna di incontrare tutti esseri umani meravigliosi. Julia Ormond, Lydia Page, due attrici brillantissime, ma anche molto disponibili, abbiamo rotto il ghiaccio da subito. Abbiamo avuto la possibilità di fare le prove diversi giorni prima, ha fatto tutta la differenza, perché abbiamo lavorato insieme, abbiamo preso confidenza gli uni con gli altri. Non potevo essere più fortunato di così, nell'incontrare persone disponibili che avessero una genuina voglia di lavorare su qualcosa che piaceva a tutti e che ha preso tutti. In maniera spontanea, non mi è parso di vedere nessuno su quel set che era lì solo perché doveva lavorare. Eravamo davvero tutti presi da quello che stavamo facendo, e questo me lo porterò senza dubbio con me.
ANDREA: Aggiungo un dettaglio che forse racchiude quello che Rocco sta dicendo: io ho sempre ammirato Julia Ormond, la trovo veramente brillante, lavorarci mi metteva abbastanza in soggezione. L'idea di mettere sotto vuoto Julia Ormond era veramente assurda, mi dicevo: "Stiamo attenti, magari non vuole... usiamo una controfigura". Invece lei: "Ma dai, non vedo l'ora! Non ho mai fatto una cosa del genere, vediamo, giusto non ammazzatemi!" C'era disponibilità, entusiasmo, ha voluto sempre guidare lei la macchina, ha voluto fare il più possibile, solo non si è voluta buttare giù dalle scale, per fortuna!

D.: Non so se ammirarti o odiarti per il suono emesso dal corno-osso, è veramente disturbante! Non so neanche come definirlo, ha qualcosa di organico... come l'avete creato? È un gran lavoro di sound design.

ANDREA: Sì, ci abbiamo messo del tempo, è stato il suono più complicato da creare, ma la base fondamentale è uno strumento che si chiama "aztec death whistle". Uno strumento che avevo scoperto anni fa e mi aveva affascinato (se non facessi il regista farei il sound designer, mi piace da morire). È uno strumento azteco fatto di teschi che hanno dei buchi, così quando soffi dalla bocca esce questo... urlo, che gli Aztechi usavano per chiamare i morti, per comunicare con loro. Ne ho uno con me adesso, me lo sono dimenticato nello zaino, però non lo suonerei qui, seminerei il panico. Il suono principale è quello, però abbiamo aggiunto "strati" di altre urla, fischi normali etc. etc. Ma il suono di base sembra davvero un urlo.
ROCCO: L'urlo di una banshee!
ANDREA: Esatto!
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