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L'alligatore e la sua laguna triste a ritmo blues, incontro con Daniele Vicari e i protagonisti della nuova fiction Rai

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Una sorta di Louisiana blues triste, è raccontata così la laguna veneta al centro dell’adattamento guidato da Daniele Vicari dei romanzi sull’alligatore scritti da Massimo Carlotto. Le nostre interviste.

L'alligatore e la sua laguna triste a ritmo blues, incontro con Daniele Vicari e i protagonisti della nuova fiction Rai

Il Veneto di laguna, con la città di Padova che incombe, con un rapporto non semplice con quelle zone salmastre. È questa l’ambientazione dei romanzi di Massimo Carlotto della serie dell’Alligatore, investigatore unico, amante del blues e del calvados, con un suo codice etico e una totale disillusione nei confronti della vita, che ormai l’ha sconfitto.

Avventure molto amate dai lettori italiani, pubblicate da e/o, ma anche tradotte in molti paesi in giro per il mondo, che oggi diventano una produzione Rai Fiction, in quattro serate, diretta da Danele Vicari e Emanuele Scaringi, in onda dal 25 novembre in prima serata su Rai2, ma disponibile interamente su RaiPlay on demand, in anteprima, da oggi, 18 novembre, per una settimana.

“La maggiore difficoltà nel tradurre in cinema i romanzi di Carlotto”, ci ha detto Daniele Vicari, showrunner e regista di due puntate su quattro, nel corso di un incontro via zoom, “è la loro estrema complessità. Sono un incrocio di tutti i generi, dal western all’hard boiled, caratteristica che spiazza, dovendo fare delle scelte. Mi sono affidato alla musica, l’elemento guida è stato il blues, in particolare quello delle origini, grazie a un’intuizione di Teho Tehardo. L’alligatore ascolta solo pezzi delle origini, abbiamo utilizzato un catalogo di Alessandro Portelli che ha registrato di persona nella Louisiana il blues di strada. L’idea era a quel punto di rappresentare la laguna come una Louisiana triste. Abbiamo spostato gran parte delle storie lì, anche la ‘cuccia’ è sull’acqua, al contrario che nei romanzi. Il blues e la sua storia hanno caratterizzato anche il mood della storia, con gli attori come personaggi che fluttuano non schematici ma sfaccettati e anche contraddittori. L’alligatore non è un detective, ma un uomo uscito di galera che non avrebbe mai fatto questo se non fosse stato condannato ingiustamente, non sceglie. L’ironia fa parte del modo dolente con cui vivono la loro condizione di sconfitti, in maniera più o meno definitiva, che mettono continuamente a disposizione del racconto.”

L’alligatore è un uomo segnato dalla vita, ciondolante e piegato dalle delusioni, interpretato nella serie dal veronese Matteo Martari, che così ci ha raccontato la sua preparazione per il ruolo. “Siamo partiti dai romanzi, avevamo tanto materiale. Ci siamo poi trovati in uno studio per un’analisi e lettura delle sceneggiature, poi ci hanno messo a disposizione uno spazio dove abbiamo portato in scena i personaggi in maniera quasi teatrale. L’unica cosa che ho fatto io è metterci in un corpo, la verità inespressa dalle parole. Abbiamo fatto molte ore di prove, tre settimane più due di letture, non avevo mai avuto questa fortuna prima, il tutto supervisionato in maniera costruttiva da Daniele. Poi anche io e Thomas Trabacchi ci siamo trovati a trascorrere molte ore insieme e credo si veda nei personaggi.”

Trabacchi infatti è un suo ex compagno di galera, Rossini, un milanese che lo aiuta a fare il lavoro sporco nelle indagini. Così racconta l’attore il suo personaggio, “Avevo tanto materiale, ma poi ci volevano elementi concreti, come il modo in cui come cammina, o cose così, rappresenta un mondo che non c’è più, la mala milanese con un senso etico e una legge morale precisa. In maniera non razionale abbiamo messo insieme dei pezzi come un puzzle. Hanno funzionato, credo, un certo modo di parlare, di muoversi, i costumi. L’insieme di queste cose ha provocato una caratterizzazione ben definita. Il suo essere milanese mi ha permesso un viaggio nel tempo, l’uso del dialetto, una musica che porta dei pensieri e rende le cose più a fuoco e meno generiche. Mio nonno parlava milanese e se ascolto alcune canzoni di Iannacci anche io non capisco tutto e me le faccio tradurre, per me è stato un privilegio anche solo evocare quelle suggestioni.”

Chiudendo la disamina dei protagonisti, c’è Greta, grande amore rimpianto dell’alligatore, mollato prima di andare in prigione, che riappare come fosse un fantasma, almeno nella prima serata. “All’inizio è quasi un sogno,” la descrive la sua interprete, Valeria Solarino, "la Greta descritta nei romanzi diventa una proiezione delle donne che lui ama, poi prende corpo, partendo dalla musica, che per lei è la vita. Daniele mi ha dato dei riferimenti, come guardare dei live di Dolores O’Riordan dei Cranberries. Un personaggio dolce ma anche carismatico e presente sul palco, che occupava in un modo fisico ma anche sgraziato che ci piaceva tanto.”

Supervisore artistico, o showrunner, per dirlo con la serialità americana. Fatto sta che il ruolo di Daniele Vicari non è ancora così comune nelle fiction Rai, e così la definisce lui stesso, “è fondamentale che qualcuno si occupi delle questioni di continuità artistiche, della costruzione dell’immaginario nella scelta e nella preparazione degli attori, della musica e della scenografia. Deve essere una persona o un gruppo affiatato. Si diventa il terminale di tutti i conflitti di un set, non si dorme la notte né si mangia, ma alla fine credo che lo spettatore riconosca il lavoro fatto per rendere unitaria la serie.”

L’alligatore è disponibile interamente su RaiPlay da oggi, 18 novembre, e per una settimana. Andrà poi in onda su Rai2 dal 25 novembre per quattro serate.

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