Utopia: Recensione della serie tv di Gillian Flynn per Amazon Prime Video

26 ottobre 2020
3,5 di 5
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Rifacimento americano di un'omonima miniserie britannica del 2013, Utopia - scritta e prodotta dalla Gillian Flynn di L'amore bugiardo e Sharp Objects - ti cattura grazie alla capacità di stimolare la curiosità, e di vedere fino a dove la sua storia fumettistica, cinica, violenta e paradossale riuscità a spingersi.

Utopia: Recensione della serie tv di Gillian Flynn per Amazon Prime Video

“People are driven by the need to know what happens next”, le persone sono spinte dal bisogno di sapere quello che succederà dopo.
In uno degli episodi conclusivi di Utopia, miniserie in otto episodi disponibile in streaming su Amazon Prime Video dal 30 ottobre, questa frase viene pronunciata dal personaggio di John Cusack, Kevin Christie, scienziato multi-miliardario a capo di una corporation biotech che si occupa di sviluppare nuovi alimenti, personaggio controverso e carismatico che ha un ruolo centrale nella trama della serie.

La chiave della serialità

Colpisce particolarmente, la frase pronunciata da Cusack, perché il bisogno di sapere quello che succederà è la chiave della serialità, da quando la serialità esiste. Ma, in fondo, anche quella di ogni narrazione.  
Il bisogno di sapere quello che succederà è ciò che ha permesso l’invenzione della tecnica del cliffhanger (l’interrompere un racconto nel massimo momento di dubbio o tensione, così da spingere a seguire l’episodio successivo), e di definizioni come page-turner (per parlare di libri che ti prendono così tanto da spingerti a continuare la lettura e girare pagina il più a lungo possibile).
Il bisogno di sapere quello che succederà si basa sulla curiosità, quell’istinto umano che ha permesso il progresso dell’uomo e il crescere del sapere e delle conoscenze. Quando si applica alla narrazione e alla serialità, in ogni caso, quella curiosità non nasce necessariamente da prodotti che passeranno alla storia, o rappresentano un step evolutivo di qualche tipo nel racconto letterario o audiovisivo.
Detto in altri termini: non sempre una serie che ti prende è qualitativamente o artisticamente migliore di altre, quella che ha la storia più bella, interessante e profonda, o i personaggi migliori e sfaccettati. A volte è solo una serie che ha saputo lavorare meglio di altre sulla tua curiosità: e sicuramente Utopia è una di queste serie.

Tutto parte da un fumetto

Tutto nasce dal ritrovamento di un fumetto. Non un fumetto qualsiasi, ma di Utopia, mitologico e favoleggiato sequel di un’altra graphic novel intitolata Distopia, che raccontava le avventure inquietanti di una misteriosa eroina chiamata Jessica Hyde alle prese con un villain di nome Mr. Rabbit (raffigurato proprio come un coniglio), diventata di culto anche perché capace di far scaturire dal suo racconto una serie di teorie della cospirazione secondo le quali Distopia aveva anticipato epidemie e altri eventi disastrosi che hanno segnato la storia recente del pianeta. Per gli appassionati di Distopia, almeno per quelli che credono a queste bislacche teorie, anche Utopia sarebbe inzeppato di indizi simili, ma fatto sta che quando Utopia viene messo all’asta dalla giovane coppia che l’ha ritrovata, nel contesto di una convention di appassionati di comics, sono in tanti a volerselo assicurare, compresi cinque ragazzi diventati amici online a causa della loro comune ossessione e che si ritrovano per la prima volta di persona proprio in quell’occasione. Fatto sta che mentre i nostri cinque protagonisti socializzano a colpi di birra, due strampalati e inquietanti personaggi fanno fuori ’acquirente di Utopia e chiunque ne abbia visto anche solo una pagina al momento della formalizzazione della loro offerta, e che quei cinque giovani appassionati di comics & cospirazioni - miracolosamente scampati a quelle esecuzioni seriali, ma braccati dai killer - dentro a una cospirazione di enormi proporzioni si ritroveranno davvero, scoprendo che tutto quello cui avevano creduto è vero, e che Jessica Hyde esiste in carne e ossa, e sarà la loro ruvida guida in un mondo oscuro e violentissimo, e contro organizzazioni misteriose e villain diabolici che minacciano di distruggere il mondo attraverso un virus letale.

Pandemia e cospirazioni

Allora sì, certo, la curiosità. Il bisogno di sapere quello che succederà dopo. Più che altro, fino a dove la serie è in grado di spingersi.
Ma è probabile che parte del fascino che Utopia è in grado di esercitare sui suoi spettatori nasca anche dal fatto che la serie parla di argomenti di stringente e drammatica attualità: una pandemia globale, e le teorie della cospirazione che oggi vanno per la maggiore.
Una pura coincidenza, intendiamoci: Utopia è il remake americano dell'omonima serie inglese del 2013, e la sua scrittura e realizzazione precede di gran lunga ogni possibile accenno di coronavirus. E però una coincidenza che rende questa serie di Amazon scritta e prodotta interamente dalla Gillian Flynn dell’Amore bugiardo e di Sharp Objects in qualche modo ancora più coinvolgente. Se non altro per esorcizzare attraverso l’intrattenimento fantasioso e fumettistico il dramma della nostra attualità.

La mano di Gillian Flynn

Flynn ha preso temi e personaggi della serie inglese e li ha espansi e ridisegnati secondo la sua sensibilità di autrice, e non c’è dubbio che situazioni e personaggi di Utopia rivelino la sua mano, capace di tratteggiare con precisione scientifica e superficie glaciale mondi e figure che nascondono ombre e complessità dietro l’apparente semplicità e l’ostentato candore, di essere giocosa anche quando le cose sono dannatamente serie (o viceversa), e anche di un cinismo tagliente che spesso sfocia in una violenza fumettistica sì, ma in ogni caso disturbante.
Il cast, indubbiamente, aiuta: Cusack sarà anche il nome più noto, ma Sasha Lane è perfetta come Jessica Hyde, cuore della serie e incarnazione delle sue cupe e violente contraddizioni, e anche gli attori cui sono stati affidati i ruoli dei cinque protagonisti sono tutti azzeccati (io ho un debole per il personaggio di Wilson Wilson, interpretato da Desmin Borges), per non parlare di Rainn Wilson in quelli di un infettivologo che entra in contatto con la cospirazione e ovviamente del Christopher Denham che interpreta Arby, uno dei personaggi più interessanti e sorprendenti della serie.

Una serie ai confini della realtà e nel paese delle meraviglie

Certo, tutto è un po’ esagerato, alcune cose persino scontate. Ma Utopia, con quel suo essere un po’ ai confini della realtà e un po’ nel paese delle meraviglie, quel suo strizzare l’occhio ai fumetti e alla stilizzazione iperrealista di tanto cinema moderno che va da Tarantino ai Coen, e la strafottenza esibita con cui va sopra ogni riga e complica e duplica i colpi di scena, finisce con l’essere una di quelle serie che ti fanno venire voglia di sapere cosa succederà nell’episodio successivo. Se non altro per scoprire qualche altro limite è stato infranto, e quale ulteriore spericolato ribaltamento è stato messo in scena.
Poi certo, in mezzo a questo divertimento così ludico e spericolato, si rischia anche di non notare a sufficienza come Utopia ponga costantemente di fronte a interrogativi etici e morali di grande rilevanza e attualità, il cui essere a volte caricaturali non elimina le questioni di base.
Per tornare alle parole di Kevin Christie: cosa hai fatto oggi per guadagnarti un posto in questo mondo affollato? Cosa sei pronto a sacrificare in nome di un futuro più sano, sicuro e felice?



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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