The Umbrella Academy, Recensione Stagione 2: A giocare con il tempo ci si può far male

31 luglio 2020
3 di 5

Recensione della seconda stagione di The Umbrella Academy, disponibile in streaming su Netflix da oggi.

The Umbrella Academy, Recensione Stagione 2: A giocare con il tempo ci si può far male

Dopo il successo della prima stagione, i fratelli Hargreeves tornano con altri 10 episodi, trovandosi ad affrontare ancora una volta non soltanto i loro problemi personali ma anche una nuova, imminente fine del mondo. Dopo il salto temporale che ha concluso il ciclo inaugurale, la seconda stagione di The Umbrella Academy, disponibile da oggi venerdì 31 luglio su Netflix, è (quasi) interamente ambientata all'inizio degli anni '60 in una cittadina del Texas non distante da Dallas: un luogo e un momento storico ben precisi, fondamentali per la storia americana e internazionale. Le nuove peripezie di Vanya, Klaus, Numero Cinque e di tutti gli altri promettono di conservare il tono sbarazzino e folle della serie, apportando nuovi elementi attinenti all'ambientazione. Il risultato, come analizziamo più approfonditamente nella nostra recensione qui di seguito, consiste in una narrazione maggiormente coesa rispetto alla prima stagione, rimanendo comunque un prodotto esplicitamente indirizzato e adatto per il pubblico appassionato sia del genere che delle trasposizioni fumettistiche.

The Umbrella Academy 2: Dallas, 22 novembre 1963

Catapultati nel Texas di inizio anni '60 - ognuno però in una finestra temporale diversa dagli altri - i fratelli Hargreeves devono nuovamente riunirsi per fronteggiare una nuova minaccia: Numero Cinque, infatti, ha visto un'altra Apocalisse, pronta a scatenarsi pochi giorni dopo l'assassinio di John F. Kennedy. Cosa sta succedendo dunque al continuum temporale che tutti conosciamo? Alla Umbrella Academy il compito di restaurarlo per evitare l'ennesima fine del mondo. Ma ognuno dei fratelli deve allo stesso tempo fare i conti con la vita che si è costruito in Texas: Allison (Emmy Raver-Lampman) ha sposato un attivista per i diritti civili, Klaus (Robert Sheehan) ha fondato un culto, Diego (David Castañeda) si trova in un ospedale psichiatrico e vuole evadere per salvare il Presidente, mentre Luther (Tom Hopper) lavora come buttafuori per... Jack Ruby. Ah, certo, Vanya (Ellen Page): la più problematica dei fratelli Hargreeves ha perso la memoria in seguito a un incidente stradale, ancora una volta ignara degli enormi poteri che è capace di scatenare. E su tutti si erge minacciosa la figura di loro padre, Reginald, che negli anni '60 era ancora vivo e pronto a sotterfugi e complotti...

The Umbrella Academy

The Umbrella Academy 2: Fare (e disfare) la storia

Rispetto a una prima stagione ricca di spunti divertenti ma troppo spesso incapace di confluire in una storia precisa, i nuovi episodi di The Umbrella Academy sfruttano con maggiore sapienza l'unità di luogo e temporale decisa. Steve Blackman ha decisamente alzato il tiro e sviluppato una storia principale ancora una volta soavemente assurda ma che in maniera neppure troppo tangenziale affronta molte delle contraddizioni sociali e civili dell'America di quel periodo, e purtroppo anche della nostra contemporaneità. Nel corso delle puntate viene infatti trattata (con discreta eleganza, va detto) la discriminazione razziale contro i cittadini di colore ma anche quella nei confronti degli omosessuali. Insomma, pur mantenendo il tono più consono per intrattenere un pubblico ampio, The Umbrella Academy tenta di mettere in scena qualcosa di sostanzioso.

Leggi anche Una chiacchierata sulle novità della stagione 2 con Ellen Page e Robert Sheehan

Il tentativo riesce soprattutto nella prima parte, mentre la necessità di garantire spettacolo e colpi di scena prende il sopravvento nelle ultime puntate, consolidando lo spettacolo che il prodotto offre senza però la profondità che ci si sarebbe aspettati da un simile inizio. Una paio di sequenze comunque emozionanti elevano il livello emotivo del finale, garantendo al pubblico di Netflix la giusta adesione per continuare ad apprezzare The Umbrella Academy. Ultima nota: peccato non aver riproposto - se non per una breve, intensa scena - il personaggio di Hazel, che nella stagione precedente era risultato la figura emotivamente più compiuta. Anche grazie alla bella rappresentazione del suo interprete, Cameron Britton.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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