Normal People: Recensione della serie tv tratta dal romanzo di Sally Rooney

27 luglio 2020
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Il dramma sentimentale Normal People è una delle sorprese della stagione, dopo esserlo stato come romanzo, una storia semplice scritta e recitata ai massimi livelli.

Normal People: Recensione della serie tv tratta dal romanzo di Sally Rooney

Una storia d’amore. Anzi, la storia del primo amore, a partire dagli anni della scuola superiore fino alla fine dell’università. Normal People è una serie televisiva, adattamento del romanzo di notevole successo dell’irlandese Sally Rooney, qui anche fra le sceneggiatrici, che ha preso spunto da sensazioni ancora per lei, classe 1991, molto recenti e vive. Prodotto da Hulu e BBC, in Italia visibile sulla piattaforma StarzPlay, è diventata una miniserie in 12 puntate da circa 30’ l’una diretta da Lenny Abrahamson (Room) e Hettie Macdonald.

Siamo nella provincia occidentale irlandese, in un paesino della contea di Sligo. Connell (Paul Mescal) è bello ed è uno sportivo di successo nella sua scuola. Marianne (Daisy Edgar-Jones) è una sua compagna di classe, solitaria e introversa, sempre con un libro in mano e la lingua tagliente pronta a gelare i suoi compagni, ma anche l’autorità scolastica. Due mondi e due caratteri molto lontani, fra cui però nasce una scintilla, alimentata da fugaci incontri casuali in cui Connell passa a prendere la madre che fa le pulizie nella ricca residenza di Marianne. I loro mondi infatti sono opposti anche socialmente, come spesso accade nei racconti amorosi ambientati nelle isole britanniche fin dalle ottocentesche avventure di Jane Austen

Il loro è un legame inevitabile, eppure tenuto nascosto soprattutto per la volontà di lui di non compromettere la quiete nel suo gruppo di amici di scuola, in cui lei è tutt’altro che popolare e spesso viene gratuitamente presa in giro. All’inizio, oltre al brivido della scoperta sessuale, il segreto porta con sé una dimensione di illecito che non fa che rendere più intenso il loro (apparente) disinteresse nei corridoi di scuola, che esplode in una passione sempre più intensa consumata nei letti singoli da adolescenti. Un amore normale, più che fra persone normali, in una storia che ostinatamente crede nel potere e nella complicità di un sentimento che si modifica e corrode a causa degli anni che passano, ma che rimane sempre unico, capace di modellare reciprocamente i due fortunati che provano un sentimento così intenso: un “vero amore” con cui dovranno sempre confrontarsi. Per loro diventa l’unità di misura, quella che gli fa dire in un paio di momenti cruciali dei dodici episodi, “Non è come con le altre persone”.

Normal People racconta di un sentimento che plasma le vite di Connell e Marianne, le condiziona eppure si scontra troppo spesso con la loro costante difficoltà nel comunicare a parole, nel trovare una dimensione razionale in una passione che si trasmette attraverso un’intesa elettrica, immateriale, fatta di sguardi e di corpi che si ritrovano. Sono infatti le loro struggenti fragilità a rendere speciale questa serie, che vola alta nei suoi momenti di brutale verità senza che venga sprecata una sola sillaba, nella disperata ricerca di rassicurazione e conforto in un letto singolo di notte, dopo aver fatto sesso, nella penombra di una stanza piena di poster eppure anonima, appena illuminata dalla luce della luna, mentre fuori gli anni passano e la campagna di provincia lascia spazio ai viali alberati e ai palazzi storici del prestigioso Trinity College di Dublino.

Il mondo si capovolge, quando i due arrivano all’università, dopo un ennesimo fallimento di comunicazione nell’ultimo anno di scuola. È Marianne ora a essere quella popolare, sofisticata studentessa di successo circondata da amici interessanti, mentre Connell è solitario e indeciso se continuare o meno, quasi incredulo per il suo successo negli studi. I due sono capaci di farsi del male come nessuno, specie nei momenti in cui non stanno insieme, proprio per quell’innata complicità, mentre la loro storia d’amore si scontra con il tempo che passa, gli interessi che evolvono, accompagnati da una qualità di scrittura che non rallenta mai e interpretazioni davvero memorabili dei due, di Paul Mescal e soprattutto di una straordinaria Daisy Edgar-Jones, che ci stupiremmo se non esplodesse anche nel cinema, da qui a un paio d’anni.

Due persone normali alle prese con un amore che non lo è, fra litigi e fragilità, lacrime e rimpianti, con un mare di abbracci terrorizzati che sia tutto finito, e ancora più silenzi.

- It’s not like this with other people
- I think we’ll be fine.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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