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Tredici 4: Brandon Flynn parla del destino riservato a Justin (e criticato da molti) [SPOILER]

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L'attore ha difeso la storia del suo personaggio nella stagione finale del teen drama di Netflix. Ma a molti non è piaciuta.

Tredici 4: Brandon Flynn parla del destino riservato a Justin (e criticato da molti) [SPOILER]

Tredici non poteva certo concludersi senza (l'ennesimo e questa volta ultimo) finale devastante. Dopo tre stagioni molto provocatorie e che hanno puntato i riflettori su temi caldi e controversi quali il suicidio tra gli adolescenti, la violenza sessuale, la depressione, l'omicidio e la tossicodipendenza (solo per citarne alcuni), gli ultimi episodi hanno chiuso il cerchio - attenzione alle anticipazioni - con un addio toccante e inaspettato: quello di Justin, interpretato da Brandon Flynn. Alcuni giorni dopo il debutto della quarta e ultima stagione su Netflix, l'attore ha voluto commentare il destino riservato al suo personaggio: la tragica morte per AIDS che, come vedremo, molti spettatori non hanno accolto di buon grado. Se non avete ancora visto i dieci episodi dell'utima stagione di 13 Reasons Why e non volete inciampare in ulteriori spoiler, vi consigliamo di non proseguire con la lettura.

Tredici 4: Brandon Flynn sulla morte di Justin per AIDS

Dopo essere collassato al ballo di fine anno, Justin è morto dopo aver contratto l'HIV poi trasformatasi in AIDS perché non curata. Brandon Flynn ha detto di aver saputo del destino che lo showrunner Brian Yorkey aveva riservato al suo personaggio solo a riprese già cominciate. Ha avuto quindi modo di interpretare realisticamente la storia della riabilitazione di Justin senza sapere quale fosse il finale. Flynn ha raccontato di essersi preparato per rendere giustizia alla storia sullo schermo leggendo diversi libri e vedendo film che trattavano il tema dell'AIDS. "Volevo risultare credibile e la fragilità è un elemento fisico che volevo mostrare, tipo sentirsi davvero minuscoli in quel letto già piccolo", ha spiegato l'attore che si è soffermato anche su alcuni dei temi più toccanti dell'ultima stagione di Tredici: la guarigione e il rapporto tra Justin e Clay (Dylan Minnette, che pure ha commentato il devastante finale), prima nemici e poi fratelli che si sono protetti a vicenda. "Justin e Clay si sono riscoperti uguali per molti aspetti. A volte anche Justin era lo specchio di Clay: Clay riusciva a vedere quali sono le difficoltà, in che modo si può andare avanti. Attraverso la morte di Justin, penso che Clay abbia capito un po 'di cosa deve fare per guarire", ha spiegato. Non ci sono dubbi, per Brandon Flynn, che gli sceneggiatori abbiano gestito bene la storia di Justin. "Per me è stato magnifico seguire il percorso riservato a Justin. Faccio un applauso agli autori", il suo commento.

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Tredici Brandon Flynn

Le critiche da parte del pubblico e della Terrence Higgins Trust

Non tutti gli spettatori di 13 Reasons Why, però, hanno apprezzato il finale e questo devastante colpo di scena. Non solo perché, intanto, Justin era diventato un personaggio amato ma anche per come gli sceneggiatori hanno trattato il racconto della malattia del ragazzo e della sua lotta contro l'AIDS. In molti hanno criticato la serie per aver dipinto l'HIV come un virus che è una sentenza di morte. "Hanno perso l'opportunità di mostrare alle persone che oggi con l'HIV si può continuare a vivere. Invece hanno scelto di uccidere Justin dopo aver fatto maturare così tanto il personaggio", è il commento di un utente su Twitter. Dello stesso avviso è stato Liam Beattie, volontario dell'associazione Terrence Higgins Trust che si occupa di prevenzione e informazione sull'HIV. In un articolo scritto per RadioTimes, Beattie ha condannato i toni sensazionalistici ed estremamente drammatici con cui la serie ha trattato l'argomento. "La storia di Justin non potrebbe essere più lontana dalla realtà dell'HIV per la stragrande maggioranza delle persone che ricevono una diagnosi positiva. E, come messaggio per il pubblico giovane dello show, è potenzialmente molto dannoso se sentono parlare dell'HIV per la prima volta", ha scritto specificando che oggi le persone con l'HIV sono in grado di vivere una vita normale e sana grazie a nuove cure. "La serie ha avuto un'opportunità enorme per informare ed educare il pubblico giovane ma ha scelto invece di puntare sulla paura", ha concluso amaramente Beattie.



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