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"The Young Pope è un film di dieci ore": Paolo Sorrentino protagonista con Jude Law al Festival di Venezia

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Giornata dedicata alla presentazione dei primi due episodi della serie di Sky.

"The Young Pope è un film di dieci ore":  Paolo Sorrentino protagonista con Jude Law al Festival di Venezia

Negli ultimi tempi è diventato usuale vedere delle serie televisive nei grandi festival internazionali. Se poi ci riferiamo al primo esperimento nel genere del nostro regista più noto all’estero, vincitore di un oscar, allora non stupisce che la giornata clou della Mostra di Venezia - il primo sabato - sia dominata dalla carismatica presenza di Paolo Sorrentino e del suo papa Lenny “Jude Law” Belardo.

The Young Pope è una ricca coproduzione fra Sky, HBO e Canal Plus, che sarà trasmessa in Italia da Sky Atlantic a partire dal 21 ottobre. Due dei dieci episodi sono stati mostrati oggi alla stampa che ha applaudito e apprezzato, con maggiore unanimità di giudizio rispetto ad altri lavori di Sorrentino. Quest’ultimo ha tenuto a ringraziare chi ha reso possibile la serie, portata avanti con “grande dedizione e passione”. Come detto incontriamo un giovane pontefice conservatore italo americano, l’orfano Lenny Belardo.

Riguardo alle reazioni che si aspetta dal Vaticano, lo sceneggiatore, regista e showrunner non ha dubbi. ”È un problema loro, non mio. O meglio non è neanche un problema se avranno la pazienza di vederla fino in fondo, riconoscendo l’onesta e la curiosità senza sterili provocazioni che ci abbiamo messo. Non certo pregiudizio o intolleranza, ma un’analisi - fin dove possibile, dieci ore non sono ancora sufficienti - delle contraddizioni, difficoltà, ma anche degli aspetti affascinanti del clero e del papa, un prete diverso dagli altri.”

Il processo di scrittura di una serie lunga dieci ore è una novità per Sorrentino, che si è avvalso della collaborazione di Stefano Rulli, Umberto Contarello e Tony Grisoni. “Non è stata certo una passeggiata, è stato impegnativo ma anche eccitante approfondire i personaggi grazie all’ampia dilatazione, concedersi digressioni. Il tutto con una tenuta narrativa maggiore rispetto ai miei film. Anche le serie che riteniamo molto belle tendiamo a dimenticarle presto, il peso è sbilanciato sulla forza della narrazione a scapito dei momenti di sintesi alta caratteristici del cinema. Ecco, io ho provato a trasferire questi momenti in un film lungo dieci ore.”

Presente alla conferenza stampa di Venezia anche Jude Law, papa di raro fascino, che ha condiviso le sue paure oltre che l’eccitazione nell’affrontare questo ruolo, che promette di essere uno dei più convincenti della sua carriera. “Mi spaventava intepretare il papa; più il suo titolo probabilmente, il ruolo. Paolo mi ha sempre ricordato che si parlava di un uomo: come io interpreto Lenny Belardo, Lenny interpreta il papa. Conoscevo il suo linguaggio visivo splendido, la cura nei dettagli, è stata una grande gioia trovarmi nel mezzo della sua composizione. L’enfasi volevamo darla all’orfano che diventa papa, con i suoi dilemmi e problemi visti attraverso il personaggio di Pio XIII. Come ogni persona con un ruolo pubblico, anche lui ha il problema del rapporto fra privato e pubblico. Sono elementi che come attore mi sono famigliari, mentre quello che mi ha incuriosito molto è stata la strategia con cui negli anni ha scelto chi mantenere vicino a lui, chi allontanare, in che modo ottenere quello che voleva. Lo ritengo nel profondo un uomo onesto, ammiro come possa essere contraddittorio, dire una cosa e pochi minuti dopo l’esatto contrario e credere assolutamente ad entrambe le cose”.

Il Napoli calcio è un’ossessione ben nota di Paolo Sorrentino, che ricevendo l’oscar ringraziò come noto Maradona; quindi aspettatevi anche in The Young Pope dei riferimenti, con il cardinale Voiello, segretario di stato e gran manipolatore, che gira con le cover dei cellulari dedicate ai grandi giocatori del Napoli di oggi. O di ieri, visto che c’è anche Higuain, citato come San Pepita. “La chiesa ha tra i suoi elementi caratterizzanti la fede e il tradimento, mentenere il riferimento a Higuain nella serie che vedrete in televisione aiuta a ricordare questi due concetti”. A proposito di Voiello, nei suoi panni c’è un efficace Silvio Orlando, che ha ringraziato “la mezza dozzina di dialogue coach che ho sterminato per recitare inglese”. A proposito di riferimenti, al suo apparire dichiara un male ai capelli, omaggio dichiarato da Sorrentino a Michelangelo Antonioni. “Una battuta perfetta per introdurre la quintessenza del prete sciocco.” Parlando di comicità e delle battute diffusamente presenti nei primi due episodi della serie, il regista ha detto che “fin da lavoro iniziale di documentazione ci siamo resi conto come in Vaticano i cardinali, in modo inatteso, amano molto ridere, il tasso di comicità nel loro linguaggio, è molto alto. Abbiamo provato a riprodurlo".



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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