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Suburra - La serie: intervista a Samurai, al politico Cinaglia e al bravo ragazzo Lele

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Abbiamo incontrato Francesco Acquaroli, Eduardo Valdarnini e Filippo Nigro.

Suburra - La serie: intervista a Samurai, al politico Cinaglia e al bravo ragazzo Lele

Ancor più che nel film di Stefano Sollima Suburra, nella serie targata Cattleya e Netflix che ne anticipa gli eventi è difficile distinguere il bene dal male, i buoni dai cattivi, perché, dentro e immediatamente fuori dalla città del Cupolone, della millenaria fame di conquista e del potere temporale che va a braccetto con quello politico e criminale, perfino le brave persone, per non soccombere, devono imparare a maneggiare un’arma o a lasciarsi corrompere. Lo sanno bene il padrone di Roma Samurai e l’assessore Amedeo Cinaglia, che un bel giorno decide di smettere di essere un perdente dalle scarpe logore. Perfino il bravo ragazzo Lele, figlio di un poliziotto e prossimo alla laurea, lo impara presto, complice una storia di droga e festini che lo spinge a "flirtare" con la malavita.

Gli attori che prestano il volto a questi tre personaggi sono Francesco Acquaroli, Filippo Nigro e il giovane Eduardo Valdarnini. Li incontriamo a Roma durante il Suburra - La serie day e la prima cosa che notiamo è che Acquaroli, che non avevamo mai conosciuto, non ha affatto l’aria minacciosa del suo personaggio. Gli chiediamo subito se abbia tenuto conto della performance di Claudio Amendola, che nel film di Sollima era Samurai.
"Assolutamente no” - risponde. "Quando ho visto Suburra, l’ho apprezzato, ma ho deciso di non vederlo mentre leggevo la sceneggiatura e mi accostavo a Samurai, perché non mi sarebbe stato utile. Per preparare il personaggio, ho semplicemente lavorato col materiale di cronaca, che mi è servito per immaginare ciò che di Samurai non è scritto nella serie. Ho studiato la storia personale di Massimo Carminati, che mi ha offerto molti spunti".

Samurai non è il primo villain impersonato da Francesco Acquaroli: "Mi capita spesso di interpretare uomini malvagi e, accostandomi a loro, ho capito che noi attori dobbiamo metterci totalmente dalla parte dei personaggi sospendendo il giudizio, solo così possiamo dare loro la giusta tridimensionalità. Solo così non si finisce nel cartone animato, che in questo caso era il cattivo che urla e digrigna i denti. Quando hai a che fare con un individuo deplorevole, devi entrare nel suo mondo e trovare un po’ di bene".

Senza personaggi come Samurai, la Rosa Monaschi di Claudia Gerini che briga in Vaticano, una contessa assetata di vendetta e una lunga schiera di politici prezzolati, Suburra - La Serie non avrebbe lo stesso fascino. Il male, nel genere crime, non passa infatti mai di moda, come ci dice Filippo Nigro: "L'esplorazione della cosiddetta linea d’ombra, o se vogliamo della corruttibilità degli uomini, è un tema universale, un topos letterario. Ormai ci siamo abituati a serie molto politiche come House of Cards, produzioni in cui gli americani sono dei maestri. Le abbiamo studiate, abbiamo rubacchiato qualcosa, ma siamo anche riusciti a smarcarci rappresentando una realtà che è soltanto nostra, una scena politica che è soltanto nostra".

Quindi Filippo Nigro ci spiega meglio come sia fatta questa realtà, che poi è Roma, girone dantesco che raccoglie vizi e turpitudini, alleanze provvisorie e voltafaccia improvvisi: "Roma non è attraversata da un’unica forma di potere, è un intreccio di poteri, ed è interessante il fatto che in questo contesto tipi come Samurai riescano ad agire indisturbati e che si relazionino con i più importanti politici del Campidoglio. Rispetto a loro, Lele è più vulnerabile, anche perché non viene da una famiglia malavitosa. Quanto a Cinaglia, è un frustrato, è uno che non capisce niente e che compie un percorso emotivo tormentato. E' un uomo che nella vita ha avuto solo porte chiuse in faccia, che è stato sempre preso per il culo, quindi è normale che passi dalla parte sbagliata".
"Secondo me nessun personaggio di Suburra - La serie parte da una completa purezza" - interviene Eduardo Valdarnini - "né Cinaglia, che ha in sé il germe della corruzione, né il mio Lele".
E Acquaroli aggiunge: "Tutti quelli che entrano nella Suburra non ci entrano per caso. E' come quando al luna park ci si avventura nella casa degli orrori. Se ci si va, è perché almeno un po’ se ne ha voglia".

Se Samurai e Cinaglia sono personaggi che attrirano il pubblico come calamite (il primo per malvagità, il secondo per una personale discesa agli Inferi), Gabriele compie il proprio percorso in maniera più silenziosa, oscillando fra colpa e purezza. E' un personaggio che viene fuori piano piano e che non ha reso il lavoro facile a Valdarnini: "Mentre leggevo la sceneggiatura, mi dicevo: come farò a sorprendere con un personaggio che non è per nulla sorprendente? Poi mi sono reso conto che la forza di Lele era nella sua progressiva interiorizzazione della paura. Mi sono poi rapportato al gioco di Alessandro Borghi e di Giacomo Ferrara, che con Aureliano e Spadino hanno fatto da guida a un personaggio neutro, che non aveva una reale inclinazione per la malavita, che quasi non esisteva, che era un magma strano. Le riprese sono state per me un momento bello ma anche doloroso. Lele veniva continuamente minacciato o preso a botte, il che mi caricava di angoscia. D'accordo, c’erano le pause fra un ciak e l’altro in cui ridevamo e scherzavamo, ma poi riprendevamo a lavorare e, giorno dopo giorno, al personaggio capitava qualcosa di ancora più butto, quindi la morsa allo stomaco non si allentava mai".

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