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"Non potevo lasciarli sull'isola!": Gabriele Muccino presenta A casa tutti bene - La Serie

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Potremo vedere a dicembre su Sky e in streaming su NOW A casa tutti bene - La serie, che prende ispirazione dal film A casa tutti bene ed è composta da 8 episodi. Il primo è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, dove sono arrivati il regista Gabriele Muccino e alcuni dei suoi attori.

"Non potevo lasciarli sull'isola!": Gabriele Muccino presenta A casa tutti bene - La Serie

E’ in gran forma Gabriele Muccino quando incontra la stampa della Festa del Cinema di Roma per parlare del suo nuovo progetto, una serie che si intitola A casa tutti bene  La Serie e riprende i destini dei personaggi del film campione di incassi uscito nel 2018 e li snoda in 8 episodi, inserendo nel plot un elemento crime. Il regista, che nel frattempo ha diretto Gli anni più belli, ha da poco pubblicato l’autobiografia in forma di intervista "La vita addosso" ed è dunque pronto a raccontarsi e a salutare con gioia un'avventura che non lo ha allontanato dal suo stile di racconto ma gli ha consentito un approfondimento e la collaborazione con nuovi attori.

A casa tutti bene - La Serie è una serie Sky Original prodotta da Sky e Lotus Production, e arriverà a dicembre su Sky e in streaming su NOW. Il cast è all star e comprende, per citare solo alcuni nomi, Francesco Acquaroli, Laura Morante, Antonio Folletto, Valerio Aprea, Simone Liberati, Silvia D’Amico e Francesco Scianna. Gli ultimi tre hanno partecipato all’incontro con i giornalisti, aperto da Muccino che ha spiegato la genesi del progetto.
"Il film originale" - ha detto - "è stato l'unico che, mentre lo giravo, mi ha portato a dire: 'Facciamo una serie, non può finire così, i personaggi sono troppo veri, troppo dissanguati dai conflitti e dall'inquietudine del vivere per essere abbandonati’. Sentivo una forza propulsiva e inarrestabile in A casa tutti bene. Non potevo lasciare i protagonisti sull'isola. Era impossibile recuperare gli attori originari, quindi mi è venuta l'idea di mettere insieme un cast che avesse la capacità di non essere inferiore all’altro, ma che riuscisse a ricreare quel mondo con la stessa forza e capacità empatica. Alcuni attori erano spaventati da questa sfida, ma io ho avvertito il brivido di voler percorrere una simile strada. Spesso ho fatto esordire attori non troppo famosi, e la prospettiva di avere un cast a me quasi sconosciuto era uno stimolo incredibile".

Poi il regista parla di alcuni dei suoi nuovi attori: "Francesco Scianna lo conoscevo e l'ho voluto subito. Era l'uomo dei miei corti, con questa serie è come se avesse fatto quattro lungometraggi insieme a me. Poi ho contattato Laura Morante, che avevo già diretto in Ricordati di me. Tutto il resto del cast è arrivato attraverso provini e grazie all'aiuto di un casting director, che si è rivelato fondamentale. Sono tornato da 4 anni dagli Stati Uniti, che non sono pochissimi ma non sono abbastanza da consentirmi di rimappare l'industria italiana. Simone l'ho visto in Cuori Puri, e ho pensato che potesse essere Paolo".

Gabriele Muccino ha raccontato tante volte di una coralità di personaggi, per esempio ne L'ultimo bacio, ma a indurlo a scegliere proprio A casa tutti bene come il canovaccio per una serie è stata un'urgenza di esplorare uomini e donne dal destino incompiuto: "Quel film finiva in maniera incredibilmente tranchant e pessimistica, e cioè con un'evacuazione dell'isola, che era un posto in cui nessuno voleva stare. Era una conclusione dura, implacabile, che mi portava a domandarmi: 'Questi, quando tornano nelle loro case, come vivono? Cosa sentono?' . Scrivere il percorso dei personaggi una volta rientrati dall'isola è stato semplice e veloce, e mi sono talmente affezionato all'idea di non staccarmi da questa creazione, che ho deciso di occuparmi di tutti gli otto episodi. Non volevo fare una cosa televisiva, anche se ci sono cose altissime destinate al pubblico a casa. Non desideravo cambiare linguaggio e quindi non potevo avere un altro regista che potesse assomigliare a me, anche perché non c’è. Ne avrei avuto bisogno. Ho un linguaggio molto elaborato e personale e volevo che la serie avesse questo linguaggio. Forse c'è qualche primo piano in più, perché lo schermo è quello del televisore e non quello della sala cinematografica”.

Dopo Muccino, sono gli attori a parlare. Comincia Francesco Scianna, che nella serie è Carlo, che aiuta i genitori nella gestione del ristorante in cui hanno investito tutte le loro risorse: “Ho visto A casa tutti bene due volte e poi l'ho rimosso, perché non amo basarmi su quello che altri colleghi hanno fatto, soprattutto se la storia è la stessa. Ringrazio Francesco Panella dell'Antica Pesa, che ho osservato e seguito, mi sono messo a lavorare al suo fianco. Gabriele pensava che fosse un giusto riferimento, anche se i primi giorni di set mi diceva: 'Cerca di essere più Carlo e meno Panella’'. Ho cercato di comprendere il percorso di questo Carlo. A livello emotivo esistenziale ha un grande peso per lui la figura paterna, segna molto la linea di tutta la sua storia. Carlo ha un padre che ha un potere d'abuso, e da questo nasce tutto quello che il mio personaggio fa e il modo in cui sviluppa i conflitti col mondo".

E’ poi la volta di Simone Liberati, che impersona il figliol prodigo Paolo, che se n'è andato a vivere all’estero e che torna per il compleanno del padre con lo zaino in spalla e nemmeno un euro in tasca: "Personalmente ho tentato di rimuovere A casa tutti bene, per poter cominciare con una pagina bianca ed elaborare un personaggio diverso da quello del film ma capace di andare incontro ai gusti di Muccino. La sfida per me è stata entrare nel linguaggio Gabriele e fare in modo che apprezzasse la nuova linfa che avevo dato a Paolo. Noi attori abbiamo aggiunto molte cose ai personaggi, abbiamo dato loro sfumature nostre. Anche durante le prove, Gabriele ha accettato le nostre suggestioni. E’ stato come ripartire da zero".

Nemmeno Silvia D’Amico ha preso ispirazione dal film di partenza, ma ha voluto creare un personaggio nuovo, aiutata dal turbillon di emozioni che sul set travolge gli attori diretti da Gabriele Muccino: "Come esiste l'homo sapiens, esiste l'uomo mucciniano. L'uomo mucciniano, così come la donna mucciniana, non vive come l'uomo normale, ma vive con dentro una centrifuga sempre attiva di emozioni di paure, di sentimenti, di gioie. E’ proprio un modo di stare al mondo, poi ognuno ha la sua storia, la sua infelicità specifica all'interno della trama, però non esiste una gioia e un dolore: è tutto mescolato insieme. Per noi che abbiamo trascorso tanti mesi con Gabriele, è stata una scoperta non solo come attori ma anche come esseri umani".

A casa tutti bene esplorava, come quasi tutti i film diretti da Muccino, il tema della famiglia. Forse lo sguardo del regista non è cambiato in questo senso, anche se un personaggio, nel pilota della serie, dice: "Siamo tutti infelici". Gabriele adora parlare della famiglia, che è un centro propulsore di conflitti: "In realtà, se la famiglia avesse possibilità di coesione e di unità di intenzioni e di intenti, e se l'armonia fosse il comun denominatore delle famiglie allargate, allora vivremmo in una società senza conflitti, guerre, sopraffazioni, avidità, cannibalismo. L'aggressività dell’essere umano è incomparabile a quella delle altre specie viventi. La necessità dell'uomo di riscattarsi, di farsi considerare dalla comunità e di avere potere e ricchezza, di non essere un perdente ma un predatore ha definito la storia, L'uomo è affetto da una smemoratezza cronica, che si traduce in un'esemplare coazione a ripetere. La famiglia di oggi ha le stesse disfunzioni di quella di Cechov, e Cechov è stato il mio punto di riferimento quando ho scritto il film. L'uomo ha bisogno non solo di ricordare le gesta, le battaglie e le guerre in senso omerico, ma anche di portare in scena l'Otello piuttosto che La traviata. La gelosia, il tradimento, l'avidità, l'amore e la disonestà muovono il dramma, l'arte, il teatro e soprattutto il cinema, che è la somma di tutte le arti. Tutto questo per dire che non potrò mai finire di raccontare la famiglia"

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