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Dominic Keating: un attore per tutte le stagioni

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A Lucca Comics & Games l'attore inglese, il Malcolm Reed di Star Trek: Enterprise, ci parla con umorismo anche di Buffy, Heroes, e della difficile vita del non protagonista.

Dominic Keating: un attore per tutte le stagioni

Ci sono persone che non ti aspetti, dietro a un nome che magari lì per lì ti dice poco, ma che poi riconosci per le decine di ruoli televisivi che hanno ricoperto, a volte a lungo, a volte per un solo episodio. Sono i migliori artigiani del mondo dello spettacolo, i caratteristi, gli eterni comprimari che girano i tour delle convention, quelli magari tanto bravi ma che non hanno avuto l'occasione giusta per diventare un grosso nome, ma hanno tante cose da raccontare. Uno di questi è l'inglese Dominic Keating, invitato a Lucca Comics & Games dallo Star Trek Italian Club (Stic) per la sua partecipazione alla serie Star Trek: Enterprise, il suo incarico più lungo, dal 2001 al 2005, nel ruolo del capo della sicurezza e dei sistemi tattici Malcolm Reed. Ma Dominic, nato a Leicester in Gran Bretagna, la città dei Kasabian e... beh, del Leicester Football Club, e trapiantato a Los Angeles, ha all'attivo numerose altre partecipazioni a serie tv di successo, da Buffy a Heroes, da Prison Break a Sons of Anarchy. E' uno abituato a dire quello che pensa e dall'irresistibile simpatia, come abbiamo scoperto durante l'incontro con la stampa al Press Café del festival il 4 novembre.

L'incontro col mondo di Star Trek: “Da bambino ho visto la prima serie, e questo ve la dice lunga sulla mia età. Nella mia strada abbiamo avuto una delle prime tv a colori, era enorme, ci potevi far atterrare un elicottero sopra, avevo dato il tormento a mio padre perché la comprasse. Mi sconvolse vedere che la maglia di Spock era blu. Poi non l'ho più visto fimo a che non sono arrivato in America nel 1994 e c'era Patrick Stewart, un attore inglese che faceva The Next Generation, poi non ho visto altro finché non sono arrivato a interpretare una serie di Star Trek. Ricordo che per documentarmi mi comprai "Dune", visto che era una serie di fantascienza: sono arrivato a pagina 30 e ho detto: cavolo, che palle! Però non lo scrivete, se Frank Herbert è ancora vivo potrebbe spararmi” (tranquillo Dom, ci ha lasciato da oltre 30 anni, ndr).

L'ultima puntata di Star Trek: Enterprise: Sinceramente non ho avuto nessun problema con quella puntata, forse sono l'unico di tutto il cast, ci avevano già cancellato e io ero già con la mente altrove. Glii autori avevano fatto 4 show in 17 anni ed era logico che volessero finire mettendo insieme due di queste serie. Forse il modo in cui sono stati inseriti Marina Sirtis e Jonathan Frakes è stato un po' forzato, ma la scena nella cucina con Jonathan è divertentissima, è quella che ho preferito. A proposito di Marina, lei è la regina delle convention e io sono il principe: ricordo che tutti storcevano il naso quando ho iniziato a farlo, poi un giorno sono arrivato sul set con la Porsche pagata in contanti coi soldi delle convention e tutti hanno fatto “ah, beh però...”. Ttornando a quello che dicevamo, non sapevo che Scott Bakula avesse problemi con questa puntata, l'ho letto in un'intervista recente, del resto era il suo show e quindi portarci due star del passato è stato un poco irrispettoso. Credetemi, Hollywood è un casino, come penso vi stiate rendendo conto.

E a proposito di Jonathan Frakes... Jonathan è davvero un tipo spassoso. Non l'ho più visto da allora, ma ricordo che ero in Inghilterra a una convention ed ero nella Green Room dove pranziamo, e attorno a me c'erano questi giovani attori americani di serie di vampiri che venivano dai set di Vancouver e di Toronto, tutti pieni di sé, che parlavano tra di loro menandosela un sacco. Ovviamente non avevano idea di chi fossi. A un certo punto escono lasciandomi da solo e da sotto uno dei tavoli, alzando la tovaglia, sbuca Jonathan Frakes, che si stropiccia gli occhi e mi fa: “Oh, Dom, ma se ne sono andati quegli stronzi?”.

Buffy: “è stato il mio primo lavoro televisivo in America, sono apparso nella seconda stagione (la terza in realtà, nell'episodio Helpless, ndr) e ho il record della prima trasformazione dal vivo in vampiro. Lavoravo con Harris Yulin che faceva il Guardiano e che portava un vampiro particolarmente brutale, interpretato da Jeff Kober, per testare i poteri di Buffy. Lui poi è stato una guest star nella prima stagione di Enterprise e ho lavorato con lui anche in Sons of Anarchy. Io ero il suo assistente, ma a un certo punto mi distraggo, lascio la gabbia aperta, il vampiro mi morde e mi trasformo, con delle protesi che odiavo. Poi davamo la caccia a Buffy per una settimana a Glendale e lei ci ammazzava. Yulin interpreta il vecchio da cui affittano la casa in Ozarks.

Heroes: Sono apparso nella seconda stagione. Tim Kring, l'ideatore e produttore, è una bella persona. Avremmo dovuto avere un arco di episodi piuttosto lungo, 6 o 7, nel ruolo della gang irlandese che rapisce Peter, il protagonista. Io ero uno della banda mentre il leader era Holt McCannnally, figlio dell'attore irlandese Michael McConnally, che ora interpreta l'agente più anziano in Mindhunter di David Fincher. Prima che iniziassimo a girare lui è andato in Irlanda dal padre per prepararsi ed è tornato da Cork tutto gasato sulle cose irlandesi. Ricordo che a un certo punto c'era una battuta che Holt non voleva dire perché pensava che non fosse giusta o non fosse abbastanza irlandese e ha iniziato a litigare con Michael Green, l'ideatore, che ora fa American Gods. Dopo un po' di tira e molla, lui a un certo punto si è preso la testa tra le mani gridando “ho passato 19 ore a scrivere questa scena!”. Io ho capito che si metteva male ma non c'è stato niente da fare, e dai, è una battuta, dilla! Per cui ci hanno tagliato. Ogni volta che vedo Holt a Hollywood gli dico “mi devi un drink!”. Questo ha dato il via a una serie di sceneggiatori che pensavamo di salvare il mondo un episodio alla volta e hanno sciupato tutto, ho visto 6 o 7 episodi della seconda stagione e sono noiosissimi. I ragazzi erano in gamba, sono contento per Milo Ventimiglia e Hayden Panettiere, ma i set hollywoodiani possono essere posti difficili. Mi chiedo sempre se qualcuno di quei tizi ora non tema che qualcuno li accusi di molestie. Era un set di quel tipo. Okay, ora non lavorerò mai più!.

Eroi: nella vita reale la mia mamma, che ha dei superpoteri. Scherzi a parte, i pompieri che si buttano nel fuoco, come ora per gli incendi in California, i medici e le infermiere che studiano cure per il cancro, per l'Aids, quelli sono i miei eroi. E a volte mi viene ricordato che abbiamo uno scopo come attori: tanta gente è venuta a dirmi con le lacrime agli occhi che l'ho aiutata in un periodo difficile della sua vita quando era successa una cosa terribile e per quella breve ora venivano sollevati dal dolore. E' una cosa che ti fa pensare e ti commuove il fatto di avere quel potere.

Eroi 2: Per quanto riguarda Star Trek penso che Leonard Nimoy deve essere considerato l'eroe numero 1 della nostra famiglia. Non voglio mancare di rispetto a Shatner, con cui ho un ottimo rapporto (e lui non è sempre gentile con tutti), ma Leonard era un'anima meravigliosa, manca moltissimo. Dopo che Enterprise fu cancellato ero in Germania a una convention e ci portarono sul palco, lui non sapeva certo chi ero, ma mi mise un braccio sulle spalle ed entrammo insieme di fronte a 10000 fan urlanti. Fu lì che raccontò per la prima volta da dove era venuto il saluto vulcaniano. Da bambino era al Tempio e quando si inginocchiò alla benedizione, invece di tenere gli occhi bassi sbirciò, vide il rabbino che faceva proprio quel segno e decise che un giorno gli sarebbe servito. Quella fu la prima volta che ne parlò, io ero accanto a lui e mi davo i pizzichi per essere sicuro di essere sveglio.

Progetti: Ci sono un sacco di belle cose in tv, faccio un sacco di provini, ma sto per tornare a Londra, forse non per sempre ma lì ho un agente che mi procura molti provini. A una certa età per un attore diventa difficile se non hai un grosso nome e io non sono mai diventato famoso, anche se ci sono andato vicino, e sento che a L.A. adesso il terreno non è più favorevole per me. Ho fatto un gangster movie in Inghilterra, Once Upon A Time in London, un bel film, e poi c'è Double Bluff, una commedia che gireremo l'anno prossimo. Inoltre, e incrociate le dita per me, per la serie di Ron Howard Genius, su Pablo Picasso, sono in lizza per un ruolo fisso, quello del suo autista. Penso di aver più opportunità a Londra: chissà, magari faranno una serie che verrà rifatta in America e io sarò di nuovo sexy!



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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