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A Lucca Comics & Games sbarca (e conquista) l'equipaggio di Star Trek: Discovery

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Sonequa Martin-Green, Jason Isaacs, Shazad Latif e lo sceneggiatore e produttore Aaron Harberts illuminano una grigia giornata autunnale.

A Lucca Comics & Games sbarca (e conquista) l'equipaggio di Star Trek: Discovery

E' iniziata benissimo la seconda giornata del festival con l'arrivo di alcune delle star più attese, tra cui due attori famosissimi: dopo gli acerbi protagonisti di Stranger Things Netflix ha portato nell'Area Movie di Lucca Comics & Games quelli, più maturi e carismatici, della serie che riporta sul piccolo schermo la cinquantenaria e leggendaria saga di Star Trek, Star Trek Discovery, già rinnovata per una seconda stagione. Bellissima, entusiasta, sorridente, Sonequa Martin-Green, che nello show è Michael Burnham, bello, sornione e intento a riprendere col cellulare tutto quello che succede, il notissimo Jason Isaacs (capitano Gabriel Lorca), affascinante e contentissimo di girare per Lucca e osservare i cosplay Shazad Latif (Ash Tyler), accompagnati da uno dei produttori e sceneggiatori della serie, ancora in fieri, Aaron Harberts.

E' Sonequa Martin-Green a dare il benvenuto ai presenti dichiarando che non vuole più tornare in America ma vuole rimanere a vivere in Italia col marito (l'attore di The Walking Dead Kevin Green, presente in conferenza) e allevarci il figlio. L'attrice è felice e affascinante, nella realtà completamente all'opposto dei bei rruoli interpretati e, a quanto dice Isaacs, è lei il collante della grande famiglia che si è già formata sul set e che continua, con cene e ritrovi, fuori dal lavoro. Con la libertà di un prequel che precede di soli 10 anni gli eventi raccontati nella storia classica, i nostri eroi assicurano che le basi ci sono tutte anche in questa nuova serie, vale a dire quello che ne fa da sempre un prodotto universale: nessuna barriera per colore della pelle, genere, specie, una serie sull'esplorazione e sulla scoperta e il rispetto delle peculiarità.

Interessante in questo senso l'approccio che gli attori hanno avuto ad un mito per molti fan accaniti intoccabile e difficilmente migliorabile, anche se in cinquant'anni ha conosciuto molte riletture video e non solo: Jason Isaacs: Ci sono migliaia di storie di Star Trek in televisione, l'idea geniale di questa è stata farne un prequel. Prima di cominciare mi sono fatto dare il Manuale della Federazione, una roba di 700 pagine e mi sono detto: per fortuna non lo devo leggere, visto che questo accaxde prima e abbiamo carta bianca!. Da ragazzo adoravo Star Trek e i suoi grandi attori, Nimoy e Shatner, qundi ho prreferito non farmi influenzare.

Sonequa Martin-Green: C'è tantissimo materiale di ST e io sono partita per vederlo tutto, ma non sono arrivata molto lontano, visto che ho dovuto pensare alla mia storia. Comunque ho preso molto dalla serie originale e da Enterprise, dove appaiono molto i vulcaniani, ne ho tratto quanto potevo, mi sono fatta dare la pianta della nave e i manuali, ma poi ho costruito il mio personaggio. Shazad Latif: Non ho visto tutto ma ho visto molto Star Trek The Next Generation, anche se mi somo regolato sul fatto che creavamo una storia nuova con nuovi personaggi, ma mi è piaciuto rivedere Patrick Stweart. Aaron Harberts: Scrivendo lo show bisogna considerare che hai alle spalle quasi 700 ore di video che ti possono intimorire e schiacciare, la cosa più importante è che sono nuovi personaggi con nuove storie ma lo spirito deve restare lo stesso, l'idealismo, la ricerca della pace, deve rispecchiare come tutte le serie il mondo che stiamo vivendo ma con gli stessi temi. Non puoi tener troppo presente il passato perché ti inibisce lo spirito creativo.

Harberts spiega il motivo per cui la serie ha così tanti dialoghi in Klingon, che a un non iniziato (ma anche a chi lo è) possono risultare un po' ostici: “I Klingon erano molto importanti perché è una storia sulla guerra e noi vogliamo conoscere entrambi i lati del conflitto, perché ci sono due lati in ogni storia e loro sono molto protettivi della loro cultura e hanno paura dell'assimiliazione. Non avremmo potuto fare una storia così se non in klingon, sul set abbiamo avuto uno dei maggiori esperti di klingon e se cambiavamo le battute poi tornavamo da lui per essere sicuri che la lingua fosse corretta perché molta gente la parla (sic) e noi vogliamo essere precisi. Gli attori che li interpretano prendono il ruolo molto seriamente e sul set restano un po' isolati."

Si parla anche dell'influenza di Shakespeare, che gli attori riconoscono in genere nel loro lavoro perché hanno avuto tutti una formazione classica.. Isaacs sostiene che già Shatner era un attore shakespeariano e questo conferiva epicità alle sue battute e anche a lui è capitato di citare o parafrasare opere come l'Enrico V, Riccardo III o Coriolano. La curiosità è che Sonequa racconta che lei e il marito, si sfidano a veri e propri duelli shakespeariani e che il ruolo che lei ha interpretato e preferisce è quello di Mercuzio.

Tutti più o meno svicolano di fronte all'ovvia domanda su cosa amano e meno dei loro personaggi perché anche interpretare un cattivo, dice Isaacs, non significa doverlo giudicare “sicuramente loro pensano di essere nel giusto, io non sono un fan del Presidente degli Stati Uniti, ma sono sicuro che lui pensi di essere una brava persona. Non giudico mai il mio personaggio, lo faccio e basta”. Gli fa eco Sonequa: “sono una a cui piace diventare il personaggio, io sono Michael Burnham sul set e ci sono cose di lei come di me che mi piacciono e altre che vorrei cambiare, ma è quello che è”. “I nostri personaggi – chiosa Isaacs – sono un riflesso dei tempi complicati in cui viviamo, si rivolgono a un pubblico estremamente sofisticato, possono essere strani, impetuosi, egoisti e infantili, sono contraddizioni che fanno la bellezza della storia, ed una delle gioie di questo lavoro è avere a disposizione tanto tempo per costruirli".

SMG parla dei suoi due ruoli più famosi, Sasha di The Walking Dead e Michael Burnham: Mi sento molto fortunata ad aver potuto interpretare interpretare due campionesse, due personaggi forti e amo che in entrambi i casi queste donne siano sia forti che vulnerabili, penso che sia importtante per una donna, e che mostrarsi vulnerabile non significa essere debole. La somiglianza maggiore tra le due è che sia Sasha che Michael sono dure e quasi dognatiche e sono simili in questo anche se sulla carta sono due donne diverse, direi che probabilmente è l'unico comun denominatore tra le due. Per me è un grande privilegio nel mio lavoro, il mio mentore mi ha sempre parlato di attivismo attraverso la recitazione e io penso sia importante che le donne possano avere queste opportunità. E tutto questo inizia nella testa di questo signore, Aaron Harberts.

I fan hanno il dovuto rispetto, ma del loro parere non si può sempre tener conto, su questo Latif dice che “cercando di rispettare troppo i desideri dei fan e di andar loro troppo incontro si rischia di tradire il personaggio”. Più deciso ancora Isaacs “Quando sto lavorando mi interessa solo questo, sono lì che cerco di vincere la guerra o fare altre cose, se dovessi pensare a quello che vuole ogni diciassettenne in mutande non farei niente. Nel passato ci sono state grande storie raccontate da grandi attori, ma questa è una nuova storia, una nuova era. Se ho un branco di Klingon che mi sparano addosso non posso preoccuparmi dei nerd al computer”. Harberts sul tema: "Mio padre dice: se cerchi di innalzarti alle aspettative altrui cadrai sotto le loro crtiiche", la critica oggi è fast and furious, del resto non si può piacere a tutti, io e gli altri sceneggiatori cerchiamo di stare lontani dai social. Io ho un post-it sulla mia scrivania al lavoro che dice: “pensa alla gioia che porti al tuo spirito non al tuo pubblico”, noi abbiamo uno scopo, una storia da raccontare, dell'umanità da mostrare, dobbiamo restare concentrati. Ma ci piace la passione del fandom". Chiude Sonequa: "Penso che la libertà crei autenticità e autenticità è quello di cui la gente ha bisogno, noi uniamo le forze sperando di fare dei cambiamenti importanti, perché diventi un'esperienza collettiva. Questo gruppo di persone ci permette di persone di far questo, siamo una famiglia e speriamo che questo abbia un effetto duraturo su quello che creiamo”.

E se questo non è un discorso da (futuro?) capitano di una nave stellare, non sapremmo cos'altro potrebbe esserlo. Dunque lunga vita e prosperità, Star Trek: Discovery, e grazie!

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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