La casa di carta 5: Il finale inverosimile (ma perfetto) che i fan meritavano

06 dicembre 2021
3,5 di 5
98

La serie di successo spagnola creata da Álex Pina è arrivata alla fine dopo cinque stagioni regalando agli appassionati un epilogo esplosivo, sicuramente in linea con lo stile - diciamolo, un po' trash - a cui ci ha abituati: la nostra recensione.

La casa di carta 5: Il finale inverosimile (ma perfetto) che i fan meritavano

Il successo de La casa di carta, la serie spagnola diventata una hit mondiale grazie a Netflix, risiede nell'affinatissima capacità dei suoi autori di proporre al pubblico una storia ben definita e universalmente valida in cui non manca quasi nulla: azione, sentimento, colpi di scena, ritmo e quel tocco di critica politica al sistema che non guasta mai. L'unica cosa che manca, e che è coerentemente mancata anche negli ultimi cinque episodi arrivati su Netflix lo scorso 3 dicembre, è la verosimiglianza. Niente di quello che succede ne La casa di carta potrebbe mai accadere nella realtà. Ma l'importante è esserne consapevoli. Godersi il viaggio assurdo, avvincente e piacevolmente trash che questa serie ci ha regalato. Fino a questo finale tanto atteso che, sorprendentemente, è riuscito a rimanere in bilico sul filo del rasoio, schivando abilmente tutte le trovate e i colpi di scena più assurdi (che francamente potevamo anche aspettarci) per raggiungere un epilogo sì improbabile ma semplicemente perfetto. Naturalmente se non avete ancora visto gli episodi finali de La casa di carta vi consigliamo di non proseguire con la lettura per non rovinarvi la sorpresa.

La casa di carta: Come è finita la serie

Dopo i primi concitati episodi del primo volume della Parte 5 culminati nella tragica morte di Tokyo (Úrsula Corberó) sacrificatasi per salvare i suoi compagni, La casa di carta riparte dallo scopo primario della rapina: far uscire l'oro dalla Banca di Spagna. I rapinatori ci riescono grazie a un capolavoro ingegneristico messo a punto anni prima da Palermo (Rodrigo De La Serna) e Berlino (Pedro Alonso). Nel frattempo il Professore (Álvaro Morte) da prigioniero di Sierra (Najwa Nimri) diventa suo alleato. I due ex acerrimi nemici diventano il duo di cui non sapevamo di aver bisogno, i Bonnie e Clyde della situazione che sfuggono abilmente alla polizia mentre questa metta a soqquadro l'intera Madrid.

La casa di carta

Ma c'è un problema: la polizia riesce ad arrivare alla cisterna dove l'oro in graniglia è stato nel frattempo ritrasformato in lingotti con impressa la maschera di Dalí (che classe!). Solo che non è davvero la polizia, ma sono Rafael (Patrick Criado) e Tatiana (Diana Gòmez), rispettivamente il figlio e l'ex moglie di Berlino che hanno intercettato la rapina e riescono a rubare l'oro con l'inganno. Questo piccolo fuori programma, però, non intacca il piano del Professore che intanto decide di entrare nella banca di Spagna affidando a Sierra l'unica missione che può salvare tutti: trovare l'oro.

Il piano del Professore finalmente svelato

Capiamo così che il piano del Professore prevede di fare pressione sul governo spagnolo rivelando al mondo intero come la banda ha preso l'oro, tutti dettagli che potrebbero far crollare definitivamente l'economia spagnola. La strategia messa in atto è da mettersi le mani nei capelli: coinvolgere lo stesso governo spagnolo nella truffa più grande della storia. Con la complicità del colonnello Tamayo (Fernando Cayo), viene fatto credere al mondo che l'oro è stato ritrovato e riportato nella banca di Spagna e che tutti i membri della Banda siano stati uccisi. Ma i lingotti riportati nel caveau sono soltanto lingotti di ottone placcato oro perché quelli veri è riuscita a trovarli Sierra (che li ha portati in Portogallo al sicuro) e i membri della banda non sono veramente morti. Però poco importa: il resto del mondo non sa la verità e la notizia del ritorno dell'oro nella Banca basta a risollevare l'economia. Nel frattempo ai ladri vengono assicurate una nuova identità e una nuova vita e a Rafael viene promessa un parte del bottino, tutto senza ulteriori spargimenti di sangue.

La casa di carta

La casa di carta e il lieto fine che ogni fan sogna per la propria serie del cuore

Chi avrebbe detto che i protagonisti - o almeno quelli che erano rimasti - sarebbero riusciti ad uscire vivi dalla Banca di Spagna? Il groppo in gola alla notizia della loro esecuzione per fortuna dura solo pochi secondi perché, sulle note di una super inflazionata Fix You dei Coldplay, si scopre che non sono stati veramente abbattuti dai poliziotti. Una exit strategy che, bisogna ammetterlo, era inaspettata e si è dimostrata un vero colpo da maestro perfettemente coerente con lo stile della serie. Alla fine lo ammettono gli stessi protagonisti: "Non tutto è andato come avremmo voluto. Non siamo tutti". E anche noi tiriamo un sospiro di sollievo per non aver dovuto assistere a improbabili colpi di scena che avremmo retto molto meno delle espressioni colorite e nonsense di Tamayo (parliamo, per esempio, dell'ansia di veder resuscitare miracolosamente Tokyo solo per scoprire che fortunatamente era solo un'allucinazione di Stoccolma). Il rischio che corrono tutte le serie di grande successo è sempre quello di lasciare insoddisfatti i fan con un finale deludente. Invece, con un lieto fine così, La casa di carta è riuscita nell'impresa: intrattenere il suo pubblico fino alla fine rimanendo fedele a se stessa e lasciando, tutto sommato, un buon ricordo di sé. Almeno fino all'arrivo dello spin-off già annunciato su Berlino che ci fa tornare alla realtà ricordandoci che sarà pure finita una rapina, ma la storia - purtroppo o per fortuna - continua.



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  • Appassionata di Serie TV e telespettatrice critica e curiosa
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