X-Men Apocalisse: recensione del nuovo film della saga

11 maggio 2016
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Ancora sofferenza di alto livello per i mutanti di Bryan Singer.

X-Men Apocalisse: recensione del nuovo film della saga

La saga degli X-Men può arrogarsi il merito di aver indicato la strada agli altri film del genere. Anche di averla spianata, se vogliamo. Poi la concorrenza può aver fatto meglio e può aver fatto peggio, ma in questa folla di supereroi che furoreggia nelle sale cinematografiche gli X-Men hanno conservato l’essenza drammaturgica che ne caratterizza le storie dal 2000 ad oggi. Anche X-Men: Apocalisse, come i precedenti, è un film di personaggi più che di eventi. Il tormento personale dell’essere diverso, e come tale essere trattato, continua a rappresentare il perno delle decisioni dei singoli mutanti i quali filosofeggiano sulla loro natura e su quale impatto essa debba avere nel mondo.

L’umanità è sempre in pericolo e, pur restando in secondo piano, questo è uno scenario che non manca e rappresenta il letto del fiume narrativo. Apocalisse sfrutta in misura minore rispetto ai due precedenti episodi, l’intelligente infiltrazione degli sceneggiatori nei reali eventi storici che hanno segnato gli ultimi decenni degli Stati Uniti. Non risparmia invece le lacrime, che solcano i visi dei personaggi a più riprese. Aleggia molta sofferenza nell’aria e di questa è sempre Magneto a farsi maggiormente carico con la sua storia di ex deportato, orfano precoce, inconsolabile mutante che almeno ci prova a vivere un’onesta vita da lavoratore e padre di famiglia. Michael Fassbender dimostra ancora una grande, grandissima intensità, tanto da staccare inevitabilmente tutti i suoi bravi colleghi. James McAvoy può tenergli testa grazie alla profondità speculare e opposta che il personaggio del Professor Xavier deve avere.

Siamo al terzo episodio della seconda trilogia prequel e in quanto a coerenza, produttiva e narrativa, bisogna complimentarsi per il risultato. I personaggi nelle rispettive versioni giovani hanno trovato i loro attori con un giusto equilibrio tra la somiglianza estetica e la ricostruzione del racconto, in un arco che tra futuro e passato sta lentamente allineandosi al presente. Più si conosce l’intera saga, meglio scorre la storia che mantiene un unico vero punto fermo: il Wolverine dell’unico e solo Hugh Jackman. In X-Men: Apocalisse l’attore fa un’apparizione davvero significativa. Allo stesso modo spicca il Quicksilver di Evan Peters, per il quale Bryan Singer riesce a trovare una sequenza ancora più memorabile di quella di Giorni di un futuro passato, ed era difficile superarsi. Siamo tutti mutanti di fronte a questi livelli di grandezza. Siamo mutanti anche di fronte a Deadpool, però.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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