Wonder Park: la recensione del film animato Nickelodeon

10 aprile 2019
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Percorso difficile in produzione e presso la critica, ma il risultato non è da liquidare.

Wonder Park: la recensione del film animato Nickelodeon

June, dieci anni, è una bambina dalla fervida immaginazione: insieme all'inseparabile mamma, ha creato un modello in scala del parco di divertimenti dei suoi sogni, gestito da animali immaginari come l'orso Boomer, lo scimpanzè Peanut, il porcospino Steve e i castori Gus & Cooper. Quando la mamma si ammala gravemente, June trascura il parco: una magia le permetterà di visitarlo... e salvarlo dalla cupezza della realtà.
Wonder Park è una produzione Nickelodeon, pensata dalla casa madre come il pilota di una serie televisiva. Coprodotto dalla Paramount, è stato diretto dall'ex-animatore Pixar Dylan Brown, la cui firma manca tuttavia dal film, dopo un licenziamento per molestie. Come se non bastasse, all'uscita il lungometraggio ha attirato gli strali della critica americana. In definitiva, è uno di quei casi in cui chi scrive deve affrontare un'opera già carica di chiavi di lettura riduttive ancora prima della visione. In realtà Wonder Park sorprende in positivo, pur mostrando dei difetti.

Prima di ogni altra cosa, Wonder Park è un lungometraggio degno della sala, grazie a un design ispirato, a una cura del dettaglio notevole e a un piacevole gusto per la composizione e i colori. Tecnicamente è un prodotto molto solido, lontano dai film in CGI "minori" che a volte approdano nel nostro circuito. Personaggi, animazioni e set sono stati appaltati agli Ilion Animation Studios di Madrid, già dietro alle buone realizzazioni tecniche di Planet 51 e Mortadello e Polpetta: uno studio camaleontico in grado di servire visioni dell'intrattenimento dell'infanzia variegate.
Nonostante sia stato ideato e scritto da Josh Appelbaum & André Nemec, autori dei ben diversi Mission Impossible Protocollo Fantasma e Tartarughe Ninja, il film ha il coraggio di battere un terreno vagamente pixariano. Il viaggio nel mondo immaginario, nonché il parallelismo tra la realtà anche dura e le sue ripercussioni sull'immaginario, ricorderanno facilmente Inside Out, ma Wonder Park è di lettura più semplice. Il dolore della mamma di June è sì più grave dei piccoli drammi visti in Inside Out, ma ha una risoluzione più rassicurante e più sorridente.

Dove Wonder Park perde colpi è forse nella gestione degli ingredienti scelti con evidente convinzione. Si preme molto il pedale sull'azione, cosicché la maggior parte delle sequenze è sbilanciata su quel fronte, a discapito di un coinvolgimento emotivo più profondo e pacato, anche quando il soggetto lo consentirebbe, avendone creato le premesse. Siamo in un parco di divertimenti, aspettarsi le montagne russe è legittimo, però gli stessi animali del parco finiscono contagiati da questo ritmo indiavolato, e la loro interazione con June viene limitata a favore di gag buffonesche un po' dispersive. Ci sarà probabilmente più tempo per June di approfondire il suo rapporto con Boomer e gli altri nella serie tv. E' forse in questa fretta espositiva di un vasto cast non ancora sfruttato a dovere che Wonder Park denuncia sul serio la sua radice televisiva.
Per il resto, pur nei suoi scompensi, è un prodotto costruito con una certa competenza tecnica, ed alcuni momenti legati al rapporto di June con la mamma colpiscono nel segno, come non troppo spesso gli epigoni delle grandi case di animazione riescono a fare.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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