Valley of love: la recensione del film con Gérard Depardieu e Isabelle Huppert presentato a Cannes

22 maggio 2015
2.5 di 5
3

Nella valle della morte si ritrovano due genitori a elaborare il suicidio del figlio.

Valley of love: la recensione del film con Gérard Depardieu e Isabelle Huppert presentato a Cannes

Il magnetismo della Valle della Morte, in California, è stato utilizzato da sempre al cinema per la sua resa visiva. Un luogo particolarmente metafisico, fra i più caldi al mondo, che si sviluppa alcune decine di metri al di sotto del livello del mare, creando uno straniamento che Michelangelo Antonioni ha rappresentato nel 1970 in uno dei suoi film più apprezzati, Zabriskie Point.

Proprio partendo da questo posto incredibile il regista francese Guillaume Nicloux ha raccontato in Valley of love il percorso di elaborazione del lutto di un uomo e una donna, il cui figlio è morto sei mesi prima. Si ritrovano convocati da una lettera scritta prima di suicidarsi dal frutto del loro fugace rapporto di coppia di trent’anni prima. “Può sembrare assurdo, ma è così” scrive in una toccante lettera. Li convoca per alcuni giorni, dicendo che sarà l'occasione per incontrarlo un’ultima volta.

Nonostante l’assurdità della situazione i due accettano per amore e senso di colpa, seguendo l’itinerario descritto dal figlio, un fotografo che vedevano molto raramente. Dal titolo intuiamo la valenza del luogo in cui il film è ambientato, sospeso fra la morte delle condizioni estreme e l’amore che si chiede ai due genitori. Si studiano, iniziano a guardarsi in faccia e capire cosa hanno sbagliato nei confronti del figlio. Nicloux fin dall’inizio gioca a carte scoperte: la sua messa in scena è di un minimalismo millimetrico, segue i personaggi nella banale quotidianità di un posto che tutto è tranne ordinario. Le temperature arrivano a 50°, gli spazi sono infiniti, come le variazioni cromatiche. Un posto in cui anche di notte il termometro sfiora i 40°, in cui il passaggio dai luoghi chiusi all’esterno, dall’aria condizionata al bollore dell’aria aperta, crea uno sconquasso da svenimento.
Questi spazi vengono riempiti da Gérard e Isabelle, personaggi che si chiamano come gli interpreti, Depardieu e Huppert, come loro attori affermati.

L’attesa della resurrezione del figlio è anche quella dello spettatore che spera in qualche variazione di ritmo che superi la stratificazione di ordinarie giornate dei due. Invece ci si ritrova piuttosto a misurare le pachidermiche fattezze di un Depardieu che invade lo schermo. Le atmosfere sono avvolgenti nella valle, pur destando perplessità alcuni ‘fa caldo’ di troppo. Possibile che in un cinema così in sottrazione non sia possibile evitare questi didascalismi e affidarsi all’evocazione visiva?

I crateri aridi che si insinuano nella valle, la luce violenta che lascia pochi metri di sollievo all'ombra, disegnano la mappa emotiva di due persone sospese. Tali rimangono fino alla fine, però, senza che Nicloux sia riuscito a mantenere le aspettative di una premessa affascinante; a rendere meta un film rimasto a metà.



Valley of love
Il trailer del film, versione originale


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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