Un Altro Ferragosto: la recensione del film di Paolo Virzì

05 marzo 2024
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Un sequel atteso per quasi trent'anni arriva ora, nel momento in cui un'altra stagione politica e sociale si avvicina. Paolo Virzì riporta sull'isola di Ventotene due famiglie incompatibili, in un mondo molto cambiato. La recensione di Mauro Donzelli di Un Altro Ferrgosto.

Un Altro Ferragosto: la recensione del film di Paolo Virzì

Se ogni uomo è un’isola, Sandro Molino è l’ultimo giapponese della sinistra italiana. Guarda caso torna proprio su un’isola, Ventotene, a quasi trent’anni dall’estate di Ferie d’agosto, in cui aveva passato le vacanze con il suo clan, non senza scontrarsi con un altro, rivale e confinante, schierato a destra, i Mazzalupi. Paolo Virzì festeggia i 60 anni tornando a raccontare la faglia che divide l’Italia, destra e sinistra, comunisti e fascisti, intellettuali e popolari. Lo fa proprio quando la stagione iniziata in quegli anni ’90 è definitivamente conclusa, da molti addirittura rimpianta, alla luce di quanto proprio in questi ultimi tempi sta accadendo, a livello nazionale e soprattutto geopolitico. Una nuova stagione permetteva di raccontare la fine di quella precedente. Proprio il tempo che scorre implacabile, nel suo alternarsi di nascita e morte, è al centro di questo nuovo affresco corale di Virzì, per l’occasione di nuovo complice in scrittura con il sodale Francesco Bruni e con il fratello Carlo.

Ancora più spietato del precedente, Un altro ferragosto regala risate applicando con abilità le regole dello scontro tra universi sociali, con l’irruzione nella famiglia Mazzalupi di un’inattesa grande popolarità come influencer per la giovane Sabrina, pronta a festeggiare le nozze con il suo tamarrissimo manager Cesare, un palestrato (e spregevole) Vinicio Marchioni. Quello però che emerge, soprattutto nella parte conclusiva, la più riuscita, è proprio il bilancio successivo a quella “guerra civile”. I rimpianti di chi ha perso occasioni e non ha neanche più la possibilità di ricostruire sulle macerie, come gli antifascisti confinati a Ventotene dopo la Liberazione.

Hanno un disperato bisogno d’amore, i Molino e i Mazzalupi, privi di ideologie e ancorati, al massimo, a un sogno che rischia di diventare un incubo come quello di Sandro (Silvio Orlando) di trovare in quell’isola la forza per rivendicare una quotidianità basata sull’umanità e una convivenza fatta di ideali e altruismo. Come quella di Spinelli o Pertini, come quella degli intellettuali di Ventotene che posero le basi per una rinnovata comunità dei popoli europei dopo la tragedia dei totalitarismi e della Seconda guerra mondiale. 

Una giostra di personaggi in crisi ma che tengono duro, feriti ma non sconfitti, in cui si ricordano gli amici che non ci sono più, come Ennio Fantastichini e Pieno Natoli, colonne del primo film e del nostro cinema, che qui diventano lutti nel percorso di vita delle due famiglie. A osservare con disgusto c’è un personaggio misterioso, Daniela (Emanuela Fanelli), ex compagna del coatto Cesare, che sembra rappresentare lo sguardo (il pregiudizio) di noi spettatori, che ci sentiamo superiori, e a cui è riservato un memorabile monologo sfogo, un nuovo manifesto di Ventotene, una chiamata alle armi, alla reazione. Liberatorio, esilarante e un tantinello inquietante nella sua chiave in fondo realistica.

Dubai contro Ventotene, i social contro i professoroni, il virtuale contro il reale. Un Altro Ferragosto rappresenta l’ultima risata di generazioni incapaci di dialogare con la contemporaneità, arroccate in un eremo autoriferito, sull’orlo del fallimento anche in casa, nel dialogo con i figli, in cerca di un passato impossibile da riproporre. Esplode la bolla, i nemici da combattere sono soprattutto interni e interiori, come scelte non fatte e rimpianti in serie. Virzì non fa prigionieri, a destra e a sinistra, prende atto con uno sberleffo delle stagioni che si susseguono, cristallizzando i suoi personaggi in un’ultima estate, in un’isola periferica, fra ceneri disperse e un ultimo saluto, in cerca di nuove generazioni pronte ad ascoltare, a levare di nuovo l’àncora partendo per un nuovo viaggio in direzione ignota



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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