Trash, la recensione del cartoon tutto italiano dedicato ai rifiuti

17 ottobre 2020
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Nel film di animazione Trash, un gruppo di rifiuti cerca una nuova vita, la terra promessa del riciclo: ecco la nostra recensione del cartoon diretto da Luca della Grotta e Francesco Dafano.

Trash, la recensione del cartoon tutto italiano dedicato ai rifiuti

In Trash i rifiuti di tutti i giorni hanno vita propria, di notte, quando non li vediamo. Lo scatolo Slim si è rassegnato a un'esistenza senza scopo, nonostante il suo amico, la bottiglia di plastica Bubbles, speri come altri in una fantomatica "Piramide Magica". Prova dell'esistenza di quest'ultima sembra risiedere in un simbolo sull'ultimo arrivato Spark, lo scatolino di un giocattolo a energia solare. Suo malgrado, Slim si farà coinvolgere in un viaggio alla ricerca del luogo d'origine del piccolo Spark, tra pericoli e inaspettate speranze...

Ci sono molte maniere di veicolare un messaggio a favore dei riciclo e della raccolta differenziata, e quella scelta dallo studio romano Al-One, specialista in effetti visivi e CGI, è la fiaba moderna, nel solco tracciato dalla Pixar, nello sguardo alternativo sulla realtà che ci circonda: il "sentire doppio" di leopardiana memoria, alla base della poesia. Scritto da Andrea Nobile e Francesco Dafano, diretto da quest'ultimo con Luca Della Grotta, Trash è un tenero road movie metaforico, dove l'impianto generale è piuttosto intelligente: al compimento del riciclaggio nella "Piramide Magica", ci si ripensa in modo diverso, ci si rigenera letteralmente. Anche senza adagiarsi sul messaggio ecologico, lo sprone a rilanciarsi è un imperativo esistenziale, sempre ben accetto.

Il limite di Trash sarebbe piuttosto nello svolgimento della sceneggiatura e nella caratterizzazione dei personaggi: i protagonisti sono ciascuno uno stereotipo di qualcosa, il che non è di per sè un male, ma avrebbero bisogno di dialoghi più vivaci e meno ripetitivi per crescere in modo più solido nel corso della proiezione. E' nell'inseguire questa ripetitività che a volte il lungometraggio perde colpi sul fronte del ritmo, e tra una e l'altra delle tante fughe a piedi si rimane magari col desiderio di un guizzo in più, specialmente immersi in un terreno così florido di spunti, peraltro arricchito dalle divertenti musiche di Matteo Buzzanca e Raphael Gualazzi.

Dove Trash svetta è invece nella realizzazione tecnica: ammettiamo che il nostro occhio, pur allenato, è stato ingannato nella visione di trailer e clip, prima di apprezzare il film intero sul grande schermo. Gli ambienti in cui si muovono i personaggi in CGI, nella maggior parte dei casi ben progettati e correttamente animati, non sono renderizzati: si tratta di riprese di location reali, perfettamente integrate con le animazioni in post-produzione. Sicuramente è frutto di una progettazione accuratissima e meticolosa, che ha permesso alla troupe di girare inquadrature e movimenti di macchina in funzione di una successiva elegante integrazione. Il gusto artigianale quasi da stop-motion sposa la tecnica digitale. Si fa di necessità virtù per ragioni di budget? Forse, ma la soluzione calza perfettamente al racconto e all'ambientazione, quindi le dietrologie lasciano il tempo che trovano. La maturità narrativa è in fasce, ma c'è professionalità competitiva e padronanza intelligente dei mezzi tecnici, quindi c'è anche un futuro.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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