Tomorrowland - Il Mondo di Domani: la recensione del film con George Clooney

20 maggio 2015
2.5 di 5
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Il regista degli Incredibili tesse una storia visionaria sul futuro che verrà

Tomorrowland - Il Mondo di Domani: la recensione del film con George Clooney

Casey Newton (Britt Robertson) è una ragazza particolarmente dotata per la scienza, ottimista e decisa a rettificare le storture che vede intorno a lei. Un tempo anche l'inventore Frank Walker (George Clooney) era così, al punto da aver avuto accesso a un incredibile esperimento segreto per porre le basi di un vero futuro alternativo e luminoso per l'umanità. Il caso, rappresentato dalla misteriosa bambina Athena (Raffey Cassidy), li farà incontrare, riportandoli al cospetto di Nix (Hugh Laurie), un utopista che ha scelto una strada inflessibile.

Se dovessimo indire un processo alle intenzioni, Tomorrowland sarebbe uno dei film più preziosi mai prodotti nell'ambito del blockbuster hollywoodiano contemporaneo. Brad Bird, regista di Gli incredibili e Ratatouille, ha creduto nella storia così tanto da aver rifiutato la regia del settimo capitolo di Star Wars (di cui è peraltro un fan sfegatato, come s'intuisce da una scena di questo film), giudicando troppo preziosa l'occasione di realizzare un'opera a soggetto originale di questa portata. Non gli si può dare torto. Perché autorialità significa rischiare senza la sicurezza di marchi preconfezionati, seguendo un proprio percorso.

Non si può nemmeno negare che Bird abbia costruito Tomorrowland su un tema che gli sta molto a cuore, quello dell'eccellenza di individui particolarmente dotati, e della responsabilità che hanno verso la società che possono e devono migliorare. Non si parla qui di qualità supereroiche o culinarie, ma specificamente di predisposizione al sogno, all'utopia, che tramite la volontà diventa genialità e quindi energia di cambiamento. Tutto nell'ottica di quella candida fiducia cieca nel futuro che aveva animato Walt Disney, fautore della sezione del parco a tema di Disneyland che porta proprio il nome del film: cuore e tecnica per scongiurare la decadenza.

Quando le intenzioni, creative e contenutistiche, sono così nobili, dispiace ancora di più recriminare sui risultati. Bird, con il cosceneggiatore Damon Lindelof, azzarda scelte pericolose che non pagano e rendono il film molto più debole dell'ideologia che lo sorregge. Se il contesto e le situazioni sono surreali, la strategia classica vorrebbe la collocazione di persone normali in tali contesti straordinari (o viceversa, come accadeva in Gli Incredibili!). Nessun personaggio però in Tomorrowland è "normale": Casey, Frank e Athena si comportano da subito in modo spiazzante, rendendo l'immedesimazione difficile. Il copione poi li disperde nei dialoghi, alternando umorismo sarcastico con picchi retorici lontanissimi dall'equilibrio di humor e profondità che Bird aveva sempre garantito in precedenza. Si compie il viaggio quindi con protagonisti distanti, la cui umanità si comincia ad avvertire solo verso la fine, troppo tardi.

Lo stupore che dovrebbe reggere un'esperienza visionaria come Tomorrowland viene poi quasi del tutto bruciato già nel prologo con il piccolo Frank. Costringendo lo spettatore ad accettare lo straordinario come normale già nei primi minuti, si ha un'evidente difficoltà a stupirlo nel resto del film, alzando la posta alla cieca, con cambi di registro grotteschi (due rocamboleschi ma divertenti scontri a fuoco), funambolismi tecnici (il virtuosistico piano sequenza della prima visita di Casey a Tomorrowland) e un gratuito raptus kitsch (la Torre Eiffel). Sono almeno sprazzi di vivacità, ma il quadro generale procede comunque a fatica verso un climax piuttosto contorto.

Quando si fa un bilancio di Tomorrowland, si rimane amareggiati proprio perché è un'opera sincera e personalissima, che traboccherebbe di originalità e idee, gestite però senza il rigore che pure da un grande autore come Bird ci aspetteremmo.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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