Ti amo Presidente: recensione del film sul primo appuntamento di Barack e Michelle Obama

16 novembre 2016
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Un film intimo e non un'agiografia, il racconto di una giornata speciale di due persone che sembrano normali.

Ti amo Presidente: recensione del film sul primo appuntamento di Barack e Michelle Obama

In un primo pomeriggio che poi scolora in un tardo pomeriggio, in una bella serata e in un bacio della buonanotte nella zona sud di Washington DC, un ragazzo dall’automobile sgangherata color giallo limone e una giovane donna caparbia e poco desiderosa di un appuntamento galante condividono pensieri sulla vita, il loro paese di appartenenza e la famiglia. Lo fanno in 84 minuti di film, accordando i loro impercettibili mutamenti umorali e sentimentali ai tempi di un racconto dilatato ma mai lento, una specie di Prima dell’alba lontano da Vienna che si risolve nella nascita di un’emozione potente e che quindi funziona da origin-story di uno dei legami più belli che l’umanità attuale rammenti.

La coppia fotografata garbatamente e quasi timidamente è conosciutissima e vederla alla prese con schermaglie, rifiuti e cedimenti fa un po’ impressione all’indomani della vittoria roboante e schiacciante di Donald Trump. Ma, nonostante descriva la prima giornata insieme di Barack Obama e Michelle Robinson, Ti amo Presidente non ha l’ambizione di salutare in maniera nostalgica e men che meno retorica il leader statunitense appena uscito di scena né di imporsi come film-santino o solenne biopic che stringe il campo a 8, 10 ore di vita vissuta. No, più che una variante del filone presidenziale, l’opera prima del trentunenne Richard Tanne, che già nel 2007 accarezzava l’idea di narrare la nascita di un’intesa più unica che rara, è un racconto intimista di cui già conosciamo il finale, e proprio perché ne conosciamo il finale, possiamo coglierne le sottili sfumature, indugiando pigramente sul come invece che sul cosa e aggiungendo al noto mosaico qualche tessera imprevista.

Basato solo parzialmente su "The Audacity of Hope" dello stesso BO,  il film in un certo modo si impone anche come un tenero esperimento, come il tentativo di privare di ogni pomposa aura due creature mitiche senza però togliere loro la forza di carattere che sempre le ha distinte e che ha caratterizzato il doppio mandato. Il regista, inoltre, sembra quasi divertito dal suo gioco di spargere qua e là piccoli indizi su ciò che Barack e signora diventeranno, e solo in una circostanza - che poi coincide con la scena più bella di Ti amo Presidente - mostra le capacità oratorie del futuro capo di stato a stelle e strisce, facendolo brevemente assurgere a Commader in Chief, in primis davanti alla sua bella e poi di fronte a una piccola comunità afroamericana bisognosa di un centro di assistenza. Il giovane Obama, insomma, non ha che un momento da prestigiatore su una ribalta tutt'altro che glamour, un istante di magia che diventa epifania di un glorioso destino.

C'è l'America di fine anni '80 in questa cronaca di un incontro amoroso in cui lui parla di lei alla nonna mentre lei viene amabilmente presa in giro mentre si prepara a uscire con lui. C'è l'elogio del movimento New Negro con una visita a un museo dove sono esposti i quadri di Ernie Barnes e c'è la carica eversiva di Fa' la cosa giusta di Spike Lee (film che Barack Michelle vanno a vedere al cinema). Inevitabilmente c'è il razzismo, con la fatica che una donna nera faceva (e forse ancora fa) per imporsi in uno studio legale di bianchi e con la difficoltà a "digerire" un background misto.

Eppure la breve riflessione su un passato che ancora si riverbera sul presente si miscela nel film a un romanticismo alla Nora Ephron che avvolge ogni cosa come una coperta calda, anche se siamo in estate e i prati sono verdi. Incanto e realismo, dunque, sostenuti dalla recitazione sicura di un Parker Sawyers che non gioca a fare il giovane presidente e di una Tika Sumpter forse più incisiva del collega perché in fondo il punto di vista del film è più quello di Michelle, già all'epoca mirabile esempio di eleganza e di stile. E' lei che, mangiando un gelato e lasciandosi finalmente andare scrive la storia, mentre noi pensiamo con rimpianto a un tempo non troppo lontano durante il quale ci si corteggiava senza sms o WhatsApp.

Un po' statico nella parte centrale, Ti amo Presidente è un buon film, da vedere con la stessa affettuosa curiosità con cui si sfoglia un album di famiglia. 



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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