The Old Guard: la recensione del film

12 luglio 2020
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Un cinecomic insolito, che non rinuncia all'azione (ma più in stile John Wick che Avengers) ma non si fa sedurre dalle sirene della spettacolarità roboante a tutti i costi, e che anzi è venato da un tono malinconico e crepuscolare che gli dona assai, specie attraverso il personaggio di Charlize Theron.

The Old Guard: la recensione del film

Per metà Highlander e per l’altra - tanto per rimanere nei Netflix Originals - Triple Frontier e Tyler Rake, in parti uguali. A condire, una spruzzata di spirito Avengers e un paio di gocce abbondanti di Jason Bourne.
La ricetta non è precisa, né esaustiva, ma puramente descrittiva, utile a far intuire a grandi linee quali siano le coordinate dentro le quali collocare questo The Old Guard, tratto da un fumetto di Greg Rucka adattato per lo schermo (grande? piccolo? c’è differenza?) dallo stesso autore.
Lo capiamo da subito, quando i mercenari di nero vestiti protagonisti del film entrano per la prima volta in azione per salvare dei bambini rapiti in Sudan, che in loro c’è qualcosa di particolare: perché altrimenti affiancare spade e asce alle armi automatiche? E quando poi la loro missione si rivela un’imboscata, ecco che quello che già sappiamo ci viene mostrato: Theron, Marinelli, Schoenaerts e Kenzari sono immortali. Insieme da secoli, si troveranno a dover recuperare un’altra della loro specie, una che si è appena rivelata come tale (Kiki Lane), e anche a fare i conti con chi li vuole catturare e usare come cavie: perché nel 2020 è ovvio e giusto, come è più che in passato, che il villain sia il Capitale; e se poi è un giovane e squilibrato CEO di una big pharma, coi tempi che corrono, tanto meglio.

In The Old Guard si viaggia in giro per il mondo, si spara, si colpisce, si picchia, ci si vuole bene e ci si tradisce. Poi si torna tutti insieme per combattere il nemico comune. Non è più come in Highlander, dove degli immortali doveva restarne solo uno, qui c’è bisogno di far squadra, contro chi vorrebbe annientare o perlomeno imprigionare tutti.
Il mistero della condizione, e la sua complessità rimangono gli stessi: il perché e il perché proprio a me; il tempo che passa, gli affetti e gli amori che deperiscono, muoiono, lasciano soli.
Ecco, la solitudine: si sta insieme non solo per far squadra, ma per non essere soli. Marinelli e Kenzari, un tempo crociati su fronti opposti, hanno sempre l’un l’altro, legati da un amore ultraromantico che dura da secoli, e che pensa un po’ se dovevamo aspettare il 2020 per vedere in questo modo al cinema (o in tv, o dove che sia). Theron, la più antica di tutti, sola è stata a lungo, prima di trovare un’altra come lei, e poi perderla in modo orribile (non perdete quel risvolto della storia, e tenetelo bene da conto).

Ci sono sfumature insolitamente curate in The Old Guard, attenzioni di scrittura che regalano colori e personalità ai suoi protagonisti, e alla trama tutta del film, e che a volte nel mondo ipercinetico e baracconesco dell’action/cinecomic contemporaneo, vanno perdute o dimenticate. Merito di Rucka, certo, ma c’è il fondato sospetto che non ne sia del tutto irresponsabile anche la regista Gina Prince-Bythewood.
Certo, quello dell’autrice di film come La vita segreta delle api e Beyond the Lights - Trova la tua voce non è forse il primo nome che viene in mente pensando a chi far dirigere un action-fantastico-supereroistico come questo: e però. Però le scene d’azione, pur non essendo quelle di un’Atomica Bionda, di un John Wick o di un Tyler Rake, non sono niente affatto male, replicandone il mix di armi da fuoco, armi da taglio, corpo a corpo e arti marziali. E però proprio il fatto che si tratti di una regista dal background assi più intimista, aiuta a dare peso e sostanza a tutte quelle parti dove non si spara, non ci si mena, non si uccide.
Di più: a sostenere con efficacia quel tono di fondo crepuscolare e malinconico che fa del personaggio di Charlize Theron, e di quello di Matthias Schoenaerts, dei personaggi dal sapore simile a quello degli antieroi di certi western di Peckinpah e di Eastwood (fatte le debite proporzioni: non sia mai).

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Poi, certo: i fanatici dei cinecomic più roboanti, quelli che devono essere bombardati da stimolazioni sensoriali di ogni tipo senza interruzione, e che preferiscono le loro trame esaurirsi nei BANG, negli SBRANG, nei KABOOM e negli STENG, forse troveranno The Old Guard troppo blando, troppo cheapo per i loro gusti. Per chi invece da quei film esce quasi sempre col mal di testa e con una sensazione di vuoto dentro, The Old Guard è una piacevole alternativa, un esemplare di superhero action che potrebbe pavimentare la strada per modalità meno estreme e un pelo più riflessive. Oltre che a rappresentare il primo capitolo di un franchise di cui, a dirla tutta, son quasi curioso di vedere il seguito.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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