The Accountant: la recensione dell'action thriller con Ben Affleck e Anna Kendrick

19 ottobre 2016
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Un film di supereroi travestito da thriller diretto da Gavin Connor.

The Accountant: la recensione dell'action thriller con Ben Affleck e Anna Kendrick

Ben Affleck è tornato a interpretare un supereoe, ma non è Batman. Il genio della contabilità di The Accountant ha infatti un dono, la sua stessa iniziale debolezza: la sindrome di Asperger, affine all’autismo. Una sorta di X-Men che tramuta la sua diversità debilitante in elemento di forza e distinzione. Lo incontriamo bambino vedersi rifiutare delle cure in un ambiente molto all’avanguardia dal padre rigido ufficiale dell’esercito. Lo porterà invece in giro con sé per le basi militari del mondo sottoponendolo a un brutale addestramento alla Batman Begins, con tanto di prova del fuoco: reagire con la violenza ai bulli della scuola che lo prendono in giro per la sua diversità.

Quando lo ritroviamo adulto è irrobustito dall’allenamento, una corazza fisica che protegge un geniale matematico applicato alla sistemazione, più o meno legale, dei conti di clienti pieni di soldi e dai traffici illegali.

Vive spostandosi con frequenza, avendo imparato a condurre una vita quasi normale grazie alla routine costantemente ripetuta. Rimangono complessi, certo, i suoi rapporti sociali, basati sulla gelida dinamica lavorativa. Fino a che non accetta un lavoro, apparentemente semplice e pulito, in cui si affaccia uno spiraglio di sommovimento amoroso provocato da Anna Kendrick, grazie al linguaggio comune dei numeri. Anzi, i due daranno vita a dei duetti di seduzione erotica, camuffati dietro a insistiti scambi di estro contabile. Uno dei vari momenti ironici spassosi di un film costruito come un cinecomic, ma con lo stile brutale di un action e qualche momento da commedia nera. Un minestrone che nel complesso risulta piacevole e piazza un paio di colpi di scena ben calibrati. La mascella monoespressiva di Ben Affleck, tante volte in passato criticata, qui è funzionale a questo Punisher dall’etica rigorosa e non propriamente condivisa dal resto della società.

Ancora un uomo che vuole semplicemente fare al meglio il proprio lavoro: infatti l’esplosione che sconvolge l’ultimo terzo del film nasce proprio dal tentativo del suo cliente di fermarlo prima di aver messo un punto finale. I codici morali sono centrali nella produzione registica di Gavin O'Connor, come dimostrato in Pride and Glory e Warrior. Come in quest’ultimo, The Accountant non manca di corpi sottoposti a violenti traumi, di energia nelle scene d’azione e ben strutturate coreografie in quelle di lotta.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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