Succede: recensione del film dal libro di Sofia Viscardi

27 marzo 2018
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Un romanzo di formazione dall'interno, una regia al servizio della storia, un'immagine non stereotipata degli adolescenti.

Succede: recensione del film dal libro di Sofia Viscardi

"Amiamo i libri che parlano di noi", diceva qualcuno, forse uno scrittore, e "Succede" Francesca Mazzoleni deve averlo amato, e parecchio, e deve essersi riconosciuta almeno un po' in Meg che non si sente all'altezza, nell'euforia e nel calore di Olly reginetta dei social, nella goffaggine di Samuele, nello sguardo malinconico di Tom il tenebroso, e nell'elettricità dei piccoli gesti e nelle emozioni come montagne russe di chi non ha ancora 20 anni e dimentica passato e futuro per immergersi in un eterno presente. In fondo, la regista romana che viene dal Centro Sperimentale e che Francesca Cima ha scelto "cum grano salis", non è poi così lontana d'età dai personaggi che Sofia Viscardi ha raccontato con quella schiettezza e velocità di pensiero che distingue i ragazzi di oggi e con uno stile cinematografico che "gridava" a un adattamento per il grande schermo. Ma dieci anni di differenza, in un altro contesto, avrebbero potuto significare un filtro, un giudizio, uno sguardo dall'alto o una proiezione dei propri turbamenti e divertimenti giovanili nel presente e nella vita di qualcun altro.

E invece no. Il diario cinematografico delle emozioni della ragazza dai lunghi capelli e dalle "cuffione" e dei suoi amici/fratelli si conferma, fotogramma dopo fotogramma, un romanzo di formazione "dall'interno", un saggio di affetto e rispetto per quattro personaggi che sono fatti della stessa sostanza della realtà. Con la delicatezza di una Mia Hansen-Løve, Francesca Mazzoleni si pone ad altezza teen-ager e, dopo aver ridotto all'osso la presenza dei grandi nel film, compie due scelte intelligenti. Evita, innanzitutto, di dipingere gli adolescenti come esseri abulici, svogliati e alienati, come automi asserviti al branco e privi di qualsiasi interesse. I suoi sedicenni magari non si struggono sfogliando "I fiori del male" di Baudelaire (come facevano i loro cugini di qualche generazione fa), né sottolineando frasi de "Il libro dell'inquietudine" di Pessoa, ma hanno delle passioni e una qualità bellissima: il buonsenso, accompagnato da una positività di fondo che è una risposta, non provocatoria ma dolce, al cinismo e all'incapacità di guardarsi dentro degli adulti. Quanto a Meg, lei sì che si guarda dentro, che "fa il punto" quasi al termine di ogni giornata, imparando, a fondo corsa di un tram ATM serie 1500 o di un nuovo amore, che le cose è meglio viverle piuttosto che non viverle, e che ci si può - anzi ci si deve - volere bene.

Altra idea felice della regista e dei co-sceneggiatori è la poca rilevanza che nell'istantanea di un anno scolastico di 4 studenti possiedono i social. I protagonisti di Succede li hanno addomesticati e ne fanno un uso moderato e consapevole, avendoli inseriti in una modalità di comunicazione che include anche il contatto diretto e il "fare cose insieme". Non a caso, a utilizzare in maniera dissennata Internet nel film è un adulto, un genitore che si rivela molto più bambino, e quindi ingenuo e arrendevole, di un figlio.

Come i personaggi di un romanzo di Stephen King, Tom, Meg, Olly e Sam non si chiudono in casa per incollarsi a uno schermo: escono, camminano, entrano nell'acqua di un lago, passeggiano e amoreggiano in un parco. Riempiono lo spazio, insomma, e la città. La città è Milano, la nuova Milano, quella del quartiere Garibaldi e di Piazza Gae Aulenti, una Milano di tetti più che di strade, e dove si va al Planetario, proprio come nella Los Angeles di La La Land.

La macchina da presa di Francesca Mazzoleni rende giustizia a questo contenitore di battiti del cuore fino a farlo diventare un altro personaggio del film, e lo trasforma in un luogo molto poco italiano, e a pensarci bene l'intero Succede è molto poco italiano, prima di tutto perché al realismo che ci saremmo aspettati sostituisce un naturalismo magico, favolistico, una poesia delle immagini che sta tre meri (e più) sopra la sciatteria di certo cinema di casa nostra che si rivolge chiaramente ai ragazzi, sottovalutandone l'intelligenza e la sensibilità.

C'è una regia, possiamo dirlo forte, in Succede, eccome se cè, ed è anche una regia di attori. Margherita Morchio e Matilde Passera sono al loro primo film, ma non si vede, perché la Mazzoleni li ha sottoposti a una lunga preparazione, a un vero e proprio laboratorio di recitazione grazie al quale hanno assorbito anche la più insignificante abitudine dei loro personaggi, anche il più impercettibile movimento, raggiungendo così una grande verosimiglianza e rendendo il racconto ancora più tenero, onesto, sincero e vicino a noi, che ricordiamo a malapena com'era essere adolescenti.

Guardando Succede, ci siamo rispolverati la memoria, e le farfalle nello stomaco un po’ le abbiamo sentite. AI tempi nostri volavano al ritmo degli Spandau Ballet e dei Cure. Nel film dal best-seller della videomaker da un milione e mezzo di follower su Instagram danzano sulle note di una colonna sonora perfetta, che va dagli Strokes ai Trisomie 21 (le musiche originali sono di Lorenzo Tomio) e che cambia insieme ai personaggi, partendo da brani caldi di genere dreampop e arrivando a includere sempre più sonorità elettrorock.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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