Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts: la recensione

03 novembre 2015
3.5 di 5
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I Blue Sky Studios portano al cinema le creature di Schulz come non le avete mai viste

Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts: la recensione

Charlie Brown, sfortunato, imbranato e inadatto a ogni tipo di successo, intravede una luce in fondo al tunnel, quando una misteriosa ragazzina dai capelli rossi entra a far parte della sua classe. Ma come far colpo su di lei se si è un signor nessuno? L'aiuto di Snoopy, cane navigato, è come al solito piuttosto autoreferenziale, ma forse l'inaspettato trionfale risultato di un test scolastico potrà rappresentare una svolta per la reputazione del buon vecchio Charlie Brown.

Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts è una celebrazione affettiva di un mito intergenerazionale che debuttò ben 65 anni fa, per mano di un uomo che aveva sempre sognato di creare un fumetto: Charles M. Schulz. Imparò a disegnare per corrispondenza e creò un mito. Non solo: rivoluzionò l'arte della strip, raccontò se stesso e noi tutti, generando icone grafiche ed emotive, al limite del proverbiale. Il colossale e ragionato rispetto con cui il regista Steve Martino (Ortone e il mondo dei Chi) e il team Blue Sky si sono avvicinati al materiale per un attimo ha fatto sperare in un miracolo chi non si è mai riconosciuto nelle trasposizioni animate, decollate nel 1965.

Come opera di non facilmente definibile carica poetica trasversale, i Peanuts calzano come un guanto all'anima di chi li legge, grazie all'esposizione fedele del proprio dibattito interiore che Schulz operò sulla pagina. Per questa ragione, strettamente legata poi alla natura rapida e fulminante della strip autoconclusiva, la versione animata dei Peanuts è sempre stata parziale. L'animatore e regista Bill Melendez fu il secondo padre di Charlie Brown, confezionando, con lo stesso Schulz alle sceneggiature, quattro lungometraggi cinematografici e svariati special televisivi non solo più buonisti, ma anche più lineari nella lettura. In definitiva: per bambini, un target ristretto nell'epoca in cui il cartoon, tra un Ghibli e un Pixar, parla a tutti in ogni nazione.

Snoopy & Friends aderisce dunque a quella forma mentis originale di Melendez (tema musicale di Vince Guaraldi incluso). Non riparte da zero, dalla pagina, per cercare la sua direzione: non a caso la ragazzina dai capelli rossi si vede e ha un volto, così come Schulz volle purtroppo che accadesse in un vecchio special televisivo. La Blue Sky cerca equlibrismi inquadrandola il meno possibile; analogamente, quando mette in scena con spettacolarità i voli pindarici di Snoopy contro il Barone Rosso, non inquadra mai il fondo della sua cuccia. Sanno che rappresentare l'insondabile è pericoloso, cercano di limitare i danni. Dopotutto, forse è ingenuo sperare che la capriola della strip possa funzionare nell'audiovisivo: gli stessi Peanuts, doppiati da bambini, prorompono in frasi troppo complesse per la loro età. E' l'impagabile e significativa magia del fumetto, la sua vera essenza, che però nella trasposizione sullo schermo non suona naturale come nella mente (e nel cuore) di chi legge.

Martino e la sua squadra non compiono quindi un miracolo forse impossibile, ma ne compiono un altro inaspettato: sul piano visivo e registico, Snoopy & Friends è uno dei lungometraggi animati ad alto budget più originali e freschi da anni a questa parte. Se Melendez fece il possibile per animare il segno già molto sintetico di Schulz, rischiare ora addirittura una versione in CGI di quello stile era un terreno a dir poco minato. Martino evita la trappola del fotorealismo, senza perdere l'essenza della tradizione, ma anzi donandole plasticità, colori vibranti, illuminazione sensata e un ritmo preciso, incessante. In quest'ottica i Peanuts in animazione non sono mai stati così convincenti e accattivanti: creare modelli 3D, animarli a scatti e delegare a un segno manuale espressioni degli occhi e del viso, sembra l'uovo di Colombo quando si è davanti al film. E' però un risultato storico da non sottovalutare, perché c'è dietro una gran quantità di prove e studi; come diceva il maestro Chuck Jones: "Tutte le grandi imprese sono fatte dal 90% di fatica e dal 10% d'amore, ma si deve vedere solo l'amore".
E di amore in Snoopy & Friends se ne vede tanto, anche se la strip rimane un inafferrabile fenomeno, i cui irripetibili ingredienti son volati lassù, insieme a Sparky.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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