Sette anime - la recensione del nuovo film di Gabriele Muccino

09 gennaio 2009
3.5 di 5
18

Gabriele Muccino oltrepassa certi limiti e lo fa con la sua seconda regia americana dopo La ricerca della felicità, sempre insieme a Will Smith. Sette anime punta dritto al cuore dello spettatore con l'intento di lacerarlo. Chi esce dalla sala, se è sopravvissuto, può raccontare di aver vissuto un'esperienza quasi unica.

Sette anime - la recensione del nuovo film di Gabriele Muccino

Sette anime - la recensione

Struggente. La seconda regia americana dopo il grande successo de La ricerca della felicità, Gabriele Muccino la mette al servizio di una storia strappalacrime che esige un tale coinvolgimento emotivo da rendere arduo un obiettivo e distaccato giudizio sul film stesso, posto che giudicare imponga inequivocabilmente una presa di posizione. Sette anime è la sua opera più coraggiosa dove amore e dolore giungono a strazianti estremità, toccano le viscere dell’animo umano costringendo a tempi lunghi prima di approfondire a mente fredda.

Commoventi sono anche le interpretazioni dei due protagonisti Will Smith e Rosario Dawson, bellissimi nella costante sofferenza che i loro volti sono in grado sostenere per tutto il film. E anche in questo caso, come in ogni suo precedente lavoro, Muccino dimostra il talento che lo contraddistingue nella direzione degli attori. La storia di Sette anime grondava di trappole eppure gli interpreti non recitano mai sopra le righe, incluso Woody Harrelson nei panni di un pianista cieco.

Un uomo pianifica la sua redenzione dopo aver provocato la morte di sette persone in un incidente stradale. Ciò che ha in mente è ridare speranza (e vita) ad altrettante persone a lui estranee che si trovano in grave difficoltà. Ma il film inizia a metà dello sviluppo e ci vogliono tre buoni quarti d’ora prima che si riesca a mettere insieme qualche pezzo. Una scelta mirata a tenere impegnato il pubblico nella ricostruzione della storia per alleggerirne l’impatto psicologico e spirituale. A tal proposito svelare il disegno ultimo del personaggio di Will Smith sarebbe doppiamente crudele.

Difficile credere che Sette anime sia stato prodotto da una major di Hollywood. Il film ha disturbato non poco la critica americana che si è dichiarata addirittura inorridita scagliandosi contro Will Smith. Recensioni scritte a caldissimo da critici indubbiamente scossi e turbati. La risposta del pubblico è stata buona considerando proprio l’acceso dibattito che qualunque sala cinematografica con il film in programmazione scatenerà dopo i titoli di coda. Se i personaggi di Will Smith e Rosario Dawson sono legati per questioni di cuore, non solo metaforicamente, è il cuore che questo film decide di toccare. E lo fa, nella buona e nella cattiva sorte.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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