S.O.S. fantasmi, la recensione

24 dicembre 2019
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Irriverente ed esilarante versione comico-contemporanea del "Canto di Natale" di Dickens, con Bill Murray nei panni di un novello Scrooge.

S.O.S. fantasmi, la recensione

Fosse uscito oggi, S.O.S Fantasmi, di Frank Cross avremmo detto che è il perfetto esempio del turbocapitalismo dei nostri giorni. O, più semplicemente, che è un "idiota bastardo", come sostiene di sé alla fine del film.
Frank Cross, presidente spietato, cinico ed egoista di un network televisivo è uno che licenzia il povero Eliot Loudermilk sotto Natale perché il poverino ha osato esprimere un'opinione non gradita.
Uno che fa togliere alla segretaria il disegno del figlio piccolo che ha attaccato al muro, perché Babbo Natale ha undici dita e "fa schifo".
Uno che al suo unico fratello regala per Natale un asciugamano da bagno.
Uno che ruba il taxi alle vecchiette.
Uno che voleva attaccare i cornini da renna sulla testa di un topolino con le graffette.
E questo solo per limitarsi a quel che accade nei primi minuti di film.

Frank Cross è il perfetto Scrooge contemporaneo, e S.O.S. fantasmi non è solo una delle versioni più strampalate e irriverenti del "Canto di Natale" di Dickens, ma anche una di quelle che - in maniera più sottile di quanto possa apparire - riesce a cogliere le relazione tra quella storia immortale e alcuni nodi critici del nostri tempi. Di quell'era che nel 1988, quando il film è stato realizzato, era appena agli albori.
Perché nel suo ritratto così acidamente satirico del mondo della televisione americana (che porta chiaramente impresso il marchio di una colonna del Saturday Night Live come Michael O'Donoghue, noto per il suo umorismo nero e al vetriolo oltre che per un carattere non facile, qui sceneggiatore con Mitch Glazer), il film di Richard Donner porta all'attenzione dello spettatore, pure con un pizzico di sgradevolezza mascherata da comicità estrema, una serie di questioni di grande attualità.
La cattiveria latente del film lasciò sorpreso perfino il grande critico statunitense Roger Ebert, spingendolo a rifiutare un film che, malgrado il suo giudizio, è diventato un classico del Natale. E che se lo è diventato, non è solo per via di un Bill Murray scatenato, irrefrenabile e perfettamente a suo agio nei panni di Frank Cross, o per la geniale attualizzazione dei fantasmi dickensiani, che diventano un tassista crasso e alcolizzato, una fatina petulante e manesca come nemmeno la Madonna di Troppa grazia, e una creatura dai toni dichiaratamente orrorifici con uno schermo televisivo al posto del volto. Uno schermo televisivo nel quale - e non appare un caso - il Frank di Bill Murray vedrà il sé stesso peggiore. O meglio: le conseguenze del sé stesso peggiore.
Il senso è chiaro per tutti, penso.

Se è vero che Murray dà il meglio di sé quando fa l'idiota bastardo, o quando inizia a perdere la testa per via delle sue visioni, e che in quelle fasi anche il film è più incisivo, la redenzione e il lieto fine sono inevitabili e trascinanti (e, grazie a un Loudermilk armato di fucile in cabina di regia, nemmeno troppo buonisti).
Proprio come Frank, ma senza i suoi eccessi, anche il film di Donner è irriverente e dissacratore: dall'incipit in cui "una banda di psicopatici s'impossessa della Baita di Babbo Natale e solo Lee Majors riesce a fermarli", fino al modo in cui fa proprio di Loudermilk un'anticipazione del Michael Douglas di Un giorno di ordinaria follia (ma con esiti diversi), passando per le discussioni sui capezzoli delle ballerine del live show basato su "Canto di Natale" che la rete di Cross sta producendo e un gigante come Miles Davis piazzato a fare il musicista di strada deriso da Murray.
Ma quando parte il coro finale di "Put a Little Love in Your Heart", ammettiamolo: è difficile trattenersi dal cantare e non sentirsi infusi di sincero spirito natalizio.

S.O.S. Fantasmi
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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