Revenge Recensione

Titolo originale: Revenge

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Revenge: la recensione dell'action thriller femminista con Matilda Lutz

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Revenge: la recensione dell'action thriller femminista con Matilda Lutz

Jennifer si reca col suo amante, un ricco uomo d’affari, in una lussuosa villa in mezzo al deserto, per trascorrere con lui un weekend di sesso e relax. E’ giovane, bella e superficiale, non conosce l’animo del partner e non sospetta minimamente cosa possa celare il suo apparentemente irrefrenabile desiderio. Lo scoprirà nel modo più terribile in seguito alla violenza subita da uno dei colleghi di lui, arrivati prima del tempo per una battuta di caccia. Abbandonata e data per morta, dovrà trasformarsi da preda in cacciatore, in una lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza.

Ci sono film che non ti aspetti, che mentre li vedi te ne ricordano altri di molti, molti anni addietro, quando il cinema dava spazio anche a storie audaci e bizzarre, non necessariamente “per tutti”. Revenge è uno di questi film, spuntato all’improvviso dal nulla, in un mercato dell’intrattenimento ormai saturo di visioni prevedibili in cui anche il divertimento è una reazione pavloviana a una serie di stimoli programmati. Ed è anche un film che si svela e conquista piano piano. All’inizio, infatti, può sconcertare l’insistito simbolismo delle immagini, come ad esempio la ripetuta inquadratura di una mela morsicata in vari stadi di “decomposizione”, ma man mano che si va avanti, si chiarisce come proprio lo stile sia la trappola che cattura lo spettatore trascinandolo in un mondo sempre più violento e primitivo.

Ricalcando nella struttura un genere di film finora realizzato quasi esclusivamente da uomini, il rape and revenge movie, appartenente al cinema americano di exploitation, che mette in scena sangue, violenza e sesso con il preciso intento di stuzzicare un pubblico non raffinato e certo non abituato a letture trasversali, Coralie Fargeat se ne appropria per ribaltarne il punto di vista, fino a conferire alla sua favola splatter il sapore di un apologo morale. Fargeat non ci fa mai pensare che la sua spregiudicata Jen “se la sia cercata”: è sbagliato dare giudizi morali su chi subisce una violenza e il fatto che si tratti di una ragazza abituata a utilizzare la sua bellezza e le sue capacità di seduzione non autorizza nessuno a metterle le mani addosso. Quando una donna dice no vuol dire sempre e solo no, insomma, nonostante i segnali del contrario che una mente ottusa e predatoria voglia leggerci.

Nella sua trasformazione da bambolina superficiale in supereroina guerriera, Jennifer diventa un simbolo, nelle ambizioni dichiarate di un’opera che usa il genere per raccontare qualcos’altro, ovvero – come diventa chiarissimo in una battuta pronunciata prima del bagno di sangue finale e che arriva a sorpresa a suggellare la storia – il rapporto di possesso e sopraffazione di cui al giorno d’oggi le donne sono spesso vittime, soprattutto quando si ribellano alla violenza e rivendicano un diritto (naturale) alla proprietà della propria persona Tutto questo non fa certo di Revenge un film ideologico, da prendere a manifesto del movimento MeToo, proprio per la forma che la regista ha scelto per raccontare la storia che, come vogliono le regole del genere, mira a coinvolgere e “divertire” lo spettatore, che diventa parte integrante di un gioco di cui non comprende chiaramente le regole fino alla fine.

Dopo la probabile perplessità iniziale, infatti, chi guarda il film senza pregiudizi finisce per accettare il tono allucinatorio e non realistico di un racconto che fa ampio uso di tutti gli elementi a sua disposizione, dalle immagini sempre più estreme alla musica (Robin Coudert merita la citazione) e ai rumori di fondo: la curiosità per quanto succede sullo schermo prende il sopravvento su tutto il resto, trasformando la visione del film nell’esperienza multisensoriale – spesso tutt’altro che gradevole – voluta dalla regista. Revenge non è infatti un film per tutti, perché estremizza gli elementi splatter con cui gli stessi amanti del genere credono di essere ormai a loro agio: il sangue scorre continuamente a fiumi da lacerazioni e ferite, il corpo viene mutilato, trafitto, cauterizzato, aperto, desecrato nei modi più terribili e la macchina da presa scava dentro le piaghe e sotto la pelle, mostrandoci quella che in Inseparabili veniva chiamata la “bellezza interiore” in modo tutt’altro che anestetizzato.

Al tempo stesso il corpo si trasforma, muta, diventa un “corpo estraneo”, con una sua autonoma volontà di vita. In questo senso diventa più chiaro il richiamo al cinema di Cronenberg, che la regista cita come ispirazione assieme al mondo allucinatorio di Lynch e a film come Drive e Under The Skin. Tutto questo sarebbe solo presuntuoso e velleitario se Fargeat si limitasse ad omaggiare pedissequamente i suoi maestri, di cui invece assimila e personalizza la lezione, con un film che, nonostante le sue grandi ambizioni e i limitati mezzi economici che ha per realizzarle, emerge come un’opera prima originale e sorprendentemente matura.

Certo, Revenge non sarebbe quello che è senza la sua protagonista: Matilda Lutz, qua trasformata in bionda, al suo secondo horror dopo The Ring 3, compie un vero e proprio tour de force in condizioni estreme, in cui è costretta a mostrare la propria bellezza esteriore al voyeurismo della macchina da presa e a recitare per tutto il film scalza e in bikini (il film è stato girato in inverno nel deserto del Marocco). Se l’avevamo già apprezzata anche nei suoi diversissimi film italiani, è qui che ne vediamo tutte le potenzialità e ne ammiriamo la capacità (e il coraggio) di fidarsi del proprio istinto. Perfetti anche i suoi antagonisti: il belga Kevin Janssens è il maschilista, orribile Richard, che dietro una facciata affascinante nasconde l’anima di un vero mostro, Vincent Colombe è il viscido stupratore e Guillaume Bouchéde il terzo e bestiale cacciatore.

Il resto lo fanno le location, che conferiscono al film un’atmosfera alla Wolf Creek, l’ironia diffusa in tutta la storia e un finale in crescendo rossiniano, che chiude il cerchio nella villa dove tutto era iniziato, con il sangue che diventa l’elemento entro il quale si affrontano i sopravvissuti e ridipinge pareti e pavimenti, invadendo lo schermo. Bellissima apoteosi di un genere non più appannaggio dello sguardo maschile e che risulta più impressionante quando diventa il simbolo della ribellione femminile a chi la vuole (ancora) muta vittima della violenza del più forte.

Revenge
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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